Lavoro: lacrime di coccodrillo

gennaio 24th, 2012 § Lascia un commento

Il vice ministro Martone (la polemica sugli sfigati)

Una recente rilevazione dell’Eurostat ci dice che in Italia ci sono più di 15 milioni di persone che non lavorano: inattivi, le definisce il rapporto. Rappresentano il 37,99% del totale della popolazione potenzialmente in età da lavoro, circa 40 milioni, e tra questi si possono trovare ben 3.500.000 persone che una occupazione ormai non la cercano nemmeno più, anche se si dichiarano “disponibili a lavorare”.

Per capire la differenza basti pensare che la media europea degli inattivi è del 28%, ovvero 11 punti in meno, e che uno dei dati che maggiormente preoccupa riguarda i giovani, europei, tra i 15 e i 24 anni che rientrano nella categoria dei “neet” (coloro che non studiano e non lavorano): il 90% non ha mai avuto una esperienza lavorativa.

In Italia il fenomeno è particolarmente avvertito e una delle cause va ricercata senza dubbio nella difficoltà di cercare un impiego (avevamo già parlato su questo blog dei 33 mesi che un giovane può perdere nel tentativo di lavorare a fronte di contratti della durata media di 6 mesi). Ma non solo. Secondo uno studio di Claudio Lucifora e Laura Comi, entrambi economisti collaboratori de “La Voce”, nel Belpaese non si fa formazione. Coloro che riescono ad ottenere un impiego in pochissimi casi, circa l’8,8%, riescono anche a crescere dentro l’azienda e a migliorare così la propria preparazione professionale. Il motivo è da ricercare proprio nella breve durata dei contratti di inserimento, da tre mesi a un anno, predisposti dalle aziende che in tal modo sono disincentivate ad investire nella formazione a causa della continua “rotazione” del personale.

Il risultato pratico è quello di ottenere una schiera di lavoratori non solo atipici e precari, ma anche poco preparati e che quindi trovano poi difficoltà a “reinserirsi” nel mondo lavorativo. I due autori parlano anche dei frequenti “abusi” con i quali le aziende ricorrono ai contratti di apprendistato, che dovrebbero essere i più “formativi”, che finiscono per essere un’altra odiosa forma di precarietà lavorativa.

Alcune Regioni, come la Toscana e l’Umbria, stanno cercando di porvi rimedio introducendo, in via sperimentale, gli Ila (individual learning account), una sorta di “formazione continua individuale” anche per coloro che hanno contratti atipici. Ma, viene da pensare, forse sull’apprendistato e sulla formazione in azienda, si sarebbe potuto vigilare di più. Compito che sarebbe toccato al Ministero del lavoro, certo, ma anche ai sindacati che evidentemente erano invece presi da tutt’altro.

In un recente articolo pubblicato su “Linus”, Stefano Feltri, redattore economico del Fatto Quotidiano, se la prende con il partito  dei “vecchi”, accusando chi si straccia le vesti per la pensione dei 50enni e passa di oggi di non pensare affatto a quella che, forse, percepiranno i giovani di oggi. Vale lo stesso discorso anche sulla qualità del lavoro e sulle tutele tra chi entra nel mondo del lavoro e chi ci sta già da un bel pò. La Fornero piange in conferenza stampa, ma l’Italia è piena di professionisti in “lacrime di coccodrillo”.

Rifiuti: La macchina del tempo

gennaio 17th, 2012 § Lascia un commento

La Regione approva il piano rifiuti. Il Ministro dell’ambiente Clini si spende a Bruxelles per evitarci la maxi multa: “stiamo facendo tutto il possibile”. Si ma i contenuti? E sopratutto i tempi? Già perchè a leggerlo il piano c’è poco da stare allegri. Anzi viene da dire: siamo alle solite. Punto centrale resta l’incenerimento, con due nuovi impianti: quello di Salerno e di Napoli Est, poi c’è la questione Giugliano ed ecoballe, che dovrebbero essere smaltite da un impianto ad hoc, e la differenziata? Ah si, la differenziata: obiettivo 50%, 15 punti sotto quelli che dovrebbero essere gli standard europei e nazionali.

Insomma ad esercitare la memoria sembra di essere ritornati nel 1998, quando l’allora ministro Giorgio Napolitano, emanò un decreto per risolvere l’emergenza rifiuti in Campania, che poneva un tetto della differenziata proprio al 50% e puntava sull’inceneritore di Acerra e sulle discariche per l’altra metà. Un progetto che all’epoca, 14 anni fa, veniva considerato realistico e che riproposto oggi sembrerebbe “arcaico”. Ma questo non ha certo spaventato la Regione che insiste e si rivedono anche spuntare i famigerati contributi “Cip6″, per intenderci quelli che paghiamo noi sulla bolletta energetica per permettere il finanziamento degli impianti di incenerimento.

Ma la cosa peggiore sono i tempi di realizzazione: se tutto dovesse andar bene, e il condizionale è più che d’obbligo, gli impianti sarebbero pronti solo nel 2015. Nel frattempo invece che si fa? Dobbiamo supporre che continueremo a sversare in discarica e a caricare la munnezza sulle costosissime navi dirette nei porti europei. E per la differenziata? La cosa non sembra interessare particolarmente i nostri amministratori pubblici: il 50% si raggiungerà sempre nei fatidici 36 mesi? (appunto per il Sindaco: ma noi non dovevamo arrivare al 70% in un anno?).

Infine a rendere ancora più fosco tutto il quadro c’è la questione delle ecoballe, a milioni sono accumulate presso Taverna del Re. Una “bomba” ecologica che sta avvelenando il territorio e che un impianto dedicato dovrebbe smaltire in tempi molto lunghi, ma di più non è dato sapere.

Forse i cittadini campani e quelli partenopei si meritavano qualcosa di più che non l’ennesimo piano “Copia/Incolla”, anche perchè dopo il decreto del 1998 ci ricordiamo tutti com’è andata a finire. Speriamo stavolta che il copione non si ripeta.

Anno 2012: calma piatta?

gennaio 14th, 2012 § Lascia un commento

Sono sinceramente impressionato dagli articoli che mi capitano sotto mano negli ultimi tempi. Che si tratti di siti di informazione, vedi l’inkiesta, o di patinati magazine, wired, o di blog, il nichilista, o persino di autorevoli testate internazionali, il financial times, la musica sembra essere sempre la stessa: dove sono le idee?

E se tanti cominciano a notarlo, forse qualche motivo, inquietante ci sarà. Riflette Gideon Rachman: la lista dei pensatori più influenti pubblicata da diverse riviste internazionali, come Foreign Policy, è piuttosto modesta, se paragonata a quella che si poteva fare un secolo fa. Il che è innegabile, dove sono i Marx, gli Smith, i Thoreau? Non è semplice retorica il chiederselo. Non si tratta di passatismo o di nostalgia. Mancano obiettivamente i pensatori che ci traghettino verso il futuro.

Fabio Chiusi, parla di “default delle idee”, ma si tratta piuttosto di un pasticcio composto da ritagli delle passate ideologie cucinate in modo tale da far sembrare il tutto qualcos’altro. Su Wired, Daniel Pinchbeck ci fa l’elenco tra chi pensa che stiamo andando incontro ad una nuova epoca “buia”, chi invece pone l’accento sulla necessità di ritornare alle origini per ricominciare e chi infine predica una sorta di “salto qualitativo”, il post umanesimo che vede nella ibridazione tra uomo e macchina la vera evoluzione che cambierà tutto: sistemi produttivi, sistemi culturali e relazionali e la nostra visione delle cose.

Detto questo torniamo comunque al punto di partenza: siamo davvero di fronte ad un nuovo Medioevo culturale? Un’epoca nella quale ci limitiamo a conservare e tramandare le grandi ideologie del passato senza avere la forza intellettuale di creare qualcosa di nuovo, ma sopratutto qualcosa che prescinda dal passato per costituire la base teorica, inevitabile e necessaria, del nostro futuro?

Guardo con estremo favore quello che i ragazzi americani di Occupy Wall Street, stanno facendo: un messaggio forte di protesta e di presenza. Non ci stiamo più, siamo il 99%, e il modo in cui avete condotto il mondo non ci sta più bene è iniquo. Giusto, giustissimo, anzi sacrosanto, però. Ecco anche loro mi danno l’impressione di aspettare qualcosa, una ideologia, vogliamo chiamarla così?, che costituisca la base del loro futuro agire.

Ha detto bene Slavoj Zizek nel suo intervento proprio tra i ragazzi di New York: ha parlato di un diverso modo di scrivere, di comunicare, come se lo si imparasse di nuovo, di liberarsi quindi delle vecchie sovrastrutture e ripartire. Allora forse è questo il senso anche delle parole, o almeno mi piace pensarlo, di Alessandro Baricco, quando in polemica con Scalfari, parlava dei “nuovi barbari”.

Forse è davvero finita l’era capitalistica, e tutto ciò che l’ha preceduta o affiancata, o forse no. Il punto è probabilmente un altro: chi ci tirerà fuori dal pantano culturale nel quale siamo sprofondati? Forse mi sbaglio, e mi piacerebbe tanto che qualcuno me lo scrivesse, ma non mi sembra di scorgere all’orizzonte alcuna risposta. Chi lo sa. Magari bisognerà aspettare ancora.

Rifiuti: il dito e la luna

gennaio 10th, 2012 § Lascia un commento

Prendo spunto da un articolo “sfogo” apparso su Napoli Monitor, dove un collega, ma sopratutto un amico, si fa una serie di domande sulla qualità del giornalismo in Campania e se la prende con i cronisti che continuano a seguire le beghe giornaliere dei litigi, dei colpi sotto la cintura, del “gossip politichese”. Mentre sono assenti le inchieste, come si chiamavano un tempo, e non vi è modo di rinvenire in qualche conferenza stampa quelle domande rivolte a chi poi dovrebbe dare risposte non solo a loro ma a tutti i cittadini.

Sottoscrivo l’articolo in ogni sua parola, anche perchè ne vedo una concreta applicazione al nostro argomento preferito: la munnezza.

E’ infatti evidente come in queste ultime settimane non si sia parlato altro che delle navi dirette in Olanda, quante sono, quanti viaggi, quanti rifiuti porteranno, chi ha appoggiato l’operazione, chi la ha osteggiata. Magari è per questo che Raphael Rossi è stato “dimissionato” da Asia, no, aggiunge qualcun altro, è per la storia delle 23 assunzioni. No dicono i “rumors” di altra sponda, è per insanabili contrasti con il Sindaco.

Intanto l’inceneritore di Napoli Est, si fa, non si fa, si potrebbe fare ma non a Napoli, l’assessore all’ambiente se la prende con il Sindaco, il Vice Sindaco se la prende con la Regione e via discorrendo.

Potrei andare ancora avanti, ma non vi sembra che manchi qualcosa? Eh si, in questi primi giorni dell’anno il cittadino partenopeo che si chieda come funzionerà la programmazione, si fa per dire, predisposta da Regione, Comune e Provincia sulla gestione dei rifiuti e che risultati produrrà, non troverà risposta al suo quesito. Oppure voglia conoscere in che stato versa il suo territorio, quante discariche abusive ci sono o anche solo capire che cosa c’è dietro il business degli inceneritori, rimarrà piuttosto deluso dai media “mainstream”, e le risposte dovrà cercarsele un pò, magari ci vorrà un pò di tempo, ma sarà ben speso.

Sempre meglio che baloccarsi con l’ennesima polemica tra Saviano e De Magistris. Fidatevi.

Rifiuti: Pie illusioni

dicembre 29th, 2011 § Lascia un commento

E anche questo Natale è andato, e come tutti, almeno a leggere gli editoriali di questi giorni, devo constatare che delle famose “navi della munnezza” non c’è traccia. “Se bruciano gli stessi rifiuti che vanno ad Acerra, la cosa non ha senso”. Si è detto da più parti, i Verdi (ma esistono ancora?) per dirne una, e questa volta mica gli si può dare torto: a che serve mandare rifiuti ad Acerra e in Olanda se il problema non è certo il secco, che fa “gola” a tanti, ma l’umido?

E la differenziata? Sempre bassa, anzi bassissima, siamo sul 20%. Intanto si aprono discariche e siti di stoccaggio che da qualche parte la munnezza la dobbiamo pur mettere. Amare si fanno le considerazioni dei tanti, tantissimi, napoletani che hanno votato per De Magistris: non sembra cambiare nulla. Ma forse è troppo presto per dirlo, in fondo non è passato neanche un anno e i bilanci preventivi possono essere facilmente smentiti.

Ma si fa largo anche un’altra paura, che forse si preferisce per ora ignorare: e se tutto questo, finisse per ricreare per l’ennesima volta, quel sistema perverso di discariche “in sicurezza” appartenenti a “onorabili” famiglie campane, gare d’appalto per inceneritori su inceneritori e sacchetti che si accumulano?

Non dico ora, come già ventilato da più parti, che la situazione non è affatto paragonabile a quella degli anni scorsi, anche se dal lato dell’inquinamento del territorio è probabilmente peggio, ma di un futuro nel quale la città rischia di sprofondare, un futuro molto troppo simile al passato. In fondo non si dice anche che la strada per l’inferno è lastricata di buoni propositi? Chissà se De Magistris e Sodano conoscono questo vecchio detto.

Lavoro: un minimo di reddito

dicembre 22nd, 2011 § Lascia un commento

Visioni opposte. Uno scontro che si fa sempre più vivace, quello che vede contrapposti i sindacati al neo ministro Fornero. L’argomento del contendere: l’art. 18, ancora, sempre lui. Ma c’è anche qualcos’altro, il titolare del dicastero del lavoro tira dentro il “reddito minimo garantito”.

In Europa c’è, dice, ed è vero, come dimostra una interessante scheda de l’inkiesta, noi con Grecia e Bulgaria siamo gli unici a non averlo istituito, eppure il Parlamento europeo ce lo ha chiesto. Certo, secondo l’economista Tito Boeri, ci costerebbe una decina di miliardi di euro, ma avrebbe il pregio di combattere una povertà, stime Istat: 8 milioni, sempre più diffusa e potrebbe essere una misura di “sollievo” sociale non da poco.

Ma dove cercarli i soldi? Ed ecco ritornare l’art. 18, la Fornero dice: facciamo uno scambio, meno rigidità nel licenziare, più ammortizzatori sociali, altra espressione usata ed abusata, e così siamo tutti contenti. I sindacati si oppongono strenuamente. Ma c’è anche chi, come Cofferati o qualcuno nel Pd, afferma che le due cose c’entrano poco l’una con l’altra, insomma che la relazione non è così evidente. E probabilmente hanno ragione, perchè l’articolo 18 e il progetto di introdurre il famoso “contratto unico” di cui abbiamo parlato anche in questa rubrica, appartengono a due concezioni opposte della politica e del modo di concepire il mondo del lavoro, ma forse c’entra anche qualcosa il reddito minimo garantito.

Infatti da più parti, molti pezzi del Pd ma anche dentro i sindacati, fanno notare che l’istituto della cassa integrazione è ormai un residuato del passato che ha prodotto ne corso degli anni anche delle gravi distorsioni a vantaggio di alcune aziende, pensiamo in particolare alla Fiat, e non certo dei lavoratori. Dunque eliminata la Cig, si troverebbero automaticamente le risorse per introdurre il reddito minimo garantito di cui sopra, giusto ma i lavoratori che vengono licenziati?

E qui rientra il progetto della riforma del lavoro che prevederebbe un bilanciamento: ti ammorbidisco l’articolo 18, ma l’azienda che ti licenzia dovrà pagarti per il primo anno l’80% della retribuzione, per il secondo il 70% e per il terzo il 60%, poi niente più, anche perchè si spera che nel frattempo tu l’abbia trovato un nuovo impiego. Certo siamo al limite: secondo uno studio dell’università di Milano, in Italia un giovane per trovare il primo impiego ci mette circa 33 mesi, una eternità se paragonato ad altri Paesi europri, in Gran Bretagna 5 mesi, ma la riforma del contratto unico e degli ammortizzatori sociali dovrebbe servire proprio a ridurre questi tempi.

Insomma come sempre il tema è complesso e bisogna rifletterci bene, però una posizione di chiusura non fa bene di certo al Paese e di certo alle sue giovani generazioni. Bisogna sperare che i sindacati ci ripensino e si siedano al tavolo con il Ministro Fornero, per far pesare la loro visione e le loro idee, e non sacrificare una riforma necessaria in nome dell’art. 18, perchè anche l’occupazione, il reddito e i diritti di chi entra oggi nel mondo del lavoro rappresentano questioni di civiltà.

Rifiuti: Non solo cattive notizie

dicembre 20th, 2011 § 1 commento

Sarà che banalmente il Natale ci rende tutti più buoni, sarà che questo tira e molla intorno alla “nave della munnezza” (ancora ferma) sta diventando logorante, sarà anche la delusione di chi credeva quest’estate nella svolta e invece si ritrova sempre a dover parlare di inceneritori, discariche e “viaggi della speranza” (in Olanda), ma in questo post pre natalizio, voglio essere ottimista e parlare di qualcosa di positivo.

Come mi ha fatto notare un mio lettore, ebbene si ne ho qualcuno anche io, non si può sempre parlare di cose negative, perchè a “Napoli ci sono anche iniziative positive intorno ai rifiuti, come Cleanap”. Giusto, i ragazzi che hanno messo in piedi un vero e proprio “movimento pulito”, che hanno cominciato questa estate a ripulire con tanta pazienza e buona volontà le strade e i luoghi pubblici di questa meravigliosa ma trascurata città. Ecco loro sono una delle cose buone uscite da questa ennesima, o è sempre la stessa?, crisi della munnezza. Sono diventati un esempio, ma ce ne sono anche altri, di come a volte basti rimboccarsi le maniche per ottenere qualche risultato. Se volete partecipare alle loro inziative non vi resta che andare sul loro sito qui: http://cleanap.wordpress.com/

Oppure ci sono i “Friarielli ribelli”, che hanno anche organizzato di recente un “flash mob” a via Toledo per ricordare l’importanza di insistere per ampliare la raccolta differenziata, un altro gruppo nato di recente. Come i ragazzi di Cleanap, non sono politicizzati e la loro specialità è il “guerrilla gardening”, armati di pale, zappe e tutto ciò che serve per la cura dei giardini pubblici e della aiuole. Sul loro sito parlano di una “esperienza elettrizzante” sopratutto perchè capace di coinvolgere i cittadini nel recupero di qualcosa che in fondo gli appartiene, come appartiene a tutti noi, come cittadini: il verde pubblico. Anche loro stanno mettendo in piedi diverse iniziative e se volete aderirvi potete farlo qui: http://friarielliribelli.blogspot.com/

Per ragioni di spazio mi sono limitato a citare solo queste due iniziative ma mi piacerebbe tornare sull’argomento e mi piacerebbe sopratutto che voi mi postaste notizie di altre associazioni e di altre iniziative volte a recuperare il territorio e l’ambiente partenopeo. Intanto Buon Natale a tutti, ci risentiamo presto.

Lavoro: Niente di nuovo nella manovra

dicembre 13th, 2011 § Lascia un commento

immagine tratta dal sito solleviamoci.wordpress

Per il momento ancora niente. O meglio molto poco. Si è discusso a lungo di quello che ci sarebbe dovuto essere nella manovra economica varata dal nuovo Governo Monti. Il quale ha fatto per il momento solo scelte “conservative”. Al primo posto salvare i conti pubblici, poi si vedrà. Eppure da più parti, e anche molto autorevoli, si era sollevata la questione della crescita.  Senza sviluppo, i tagli e le tasse sono destinate a rappresentare la classica toppa che a poco serve e a nulla servirà.

Che cosa prevede la manovra per l’occupazione? Che cosa c’è di scritto a cui possa appigliarsi un giovane lavoratore (o meglio: un giovane precario?), magari meridionale? Poco, molto poco finora, un solo articolo (il 2) di appena due commi, nei quali si dice che le aziende che assumono donne e giovani con meno di 35 anni, avranno una essenzione dall’irpef da calcolarsi fino ad un massimo di 10mila euro. Detta così non sembra male, incentivare all’assunzione pagando meno tasse, ma la mossa non è nuova, era prevista anche in una manovra del secondo governo Prodi, e finora non ha prodotto grandi risultati, anzi.

Si poteva fare molto di più, ma da questo Governo continuano a ripetere che la riforma strutturale del mercato del lavoro arriverà, ma va studiata con “attenzione” per evitare gli errori del passato. E se da un lato la preoccupazione può essere condivisibile, degli effetti della tristemente famosa legge Biagi siamo tutti al corrente, dall’altro bisognava anche dare un segnale che fino a questo momento non è arrivato.

Ma si parlava anche di Mezzogiorno, argomento che nelle prime battute della manovra e nei commenti a caldo della politica è sembrato un pò scomparire. In effetti anche qui non c’è per il momento granchè, anzi, e anche qui sono arrivate rassicurazioni di futuri interventi, a sentire il Ministro Passera ci si muoverà inizialmente sul tema delle infrastrutture e dei trasporti, sono pronti 800 milioni di euro da investire per potenziare le linee ferroviarie di Sardegna e Sicilia, inoltre si lavorerà per migliorare i collegamenti tra Puglia e Campania, in particolare sulla linea Bari-Napoli. Ora di sicuro il tema è importante: i collegamenti tra le Regioni meridionali sono decisamente scarsi e le condizioni delle linee ferroviarie indecenti, ma è altrettanto importante per migliorare la produttività, implementare le linee interregionali.

In questo senso sarebbe davvero un segnale importante se dal Governo arrivassero le risorse per contrastare i tagli che i servizi regionali hanno subito, basti pensare alla Circumvesuviana di cui molto si è scritto anche su questo sito, invece di affrettarsi a confermare opere inutili come la Tav Torino-Lione è la politica dei piccoli, ma importanti, passi quella che questo Governo deve sforzarsi di attuare.

Restiamo in attesa dei nuovi provvedimenti, nella speranza che non si perda ulteriore tempo, perchè non c’è solo l’euro da salvare ma anche il futuro di una intera generazione.

Rifiuti: Risparmiare no?

dicembre 11th, 2011 § Lascia un commento

Disegno di Sbadituf

Manovra Monti, tasse, sacrifici, lacrime e sangue. Siamo tutti d’accordo. Ma nel testo ci sono anche alcune norme interessanti. Una su tutte? Il complesso articolo 14 sulla tassa comunale dei rifiuti. Si quella gabella che noi cittadini partenopei e campani conosciamo benissimo dato che la nostra è la più alta d’Italia. Ebbene tra i commi 28 e 32 si fa riferimento più volte alla possibilità di abbassare detta tassa comprovando una quantità sempre maggiore di riciclo.

Non solo ma i Comuni potranno ulteriormente abbassarla se il riutilizzo dei materiali sarà incrementato con apposite politiche proprio dagli enti locali stessi. Insomma sembrano misure scontate ma vederle inserite in un documento nazionale assume una certa importanza. E a proposito di riciclo e di riutilizzo che cosa si dice da queste parti? Niente, siamo sempre fermi al 20%, mentre il Sindaco litiga sul Forum delle culture, si ingarbuglia nel pasticcio di Bagnoli e delle gare della America’s Cup e si erge a difensore del territorio cittadino contro l’inceneritore che si vuole o si voleva a questo punto, fare a Napoli Est.

L’inceneritore probabilmente, e il condizionale come sempre è d’obbligo, si farà a Giugliano. Tutto a posto? Neanche a parlarne, perchè come ha fatto giustamente notare Raffaele Cantone in questi giorni, se un inceneritore fa male a Napoli, per quale motivo dovrebbe fare bene a Giugliano? Che oltretutto è qui ad una ventina di chilometri, mica che so, in Olanda tanto per fare un esempio non casuale.

Ma non è solo questo, ho voluto citare le norme sulla tassazione dei rifiuti del Governo Monti perchè stridono apertamente con quanto previsto per gli inceneritori. Questi infatti fanno gola, nel senso di costruirli, a tanti perchè nella fase di avvio e per molto tempo, si beccano i contributi detti Cip6, lo Stato in pratica gli dà un “aiutino” ad avviare l’impresa. E da dove sono presi questi contributi? Ma dalla nostra bolletta elettica ovvio, da quella di tutti i cittadini.

Un aggravio e un costo ulteriore che dovrebbe, e riutilizziamo il condizionale, essere recuperato solo quando l’inceneritore andrà a regime e consentirà di produrre energia elettrica. Quindi da un lato abbiamo la possibilità di incrementare la raccolta differenziata, implementare l’industria del recupero e del riutilizzo e risparmiare sulla odiata Tarsu, dall’altro abbiamo una opera dagli incerti tempi di realizzazione, costosa che graverà sulle nostre tasse e anche sulla nostra salute (incenerire non è che sia questa gran soluzione) per avere un beneficio, forse, poi. Allora Sindaco lei da che parte sta?

Rifiuti: ma non dovevamo vederci più?

dicembre 2nd, 2011 § Lascia un commento

E così il Ministro Clini ha detto di essere pronto a mandare l’esercito. Ma come l’esercito? Ma non era finita l’emergenza? Il Sindaco dice che non c’è bisogno, Raphael Rossi, Ad di Asia, anche, il procuratore Lepore lo ritiene superfluo, a meno che non serva ad aiutare le forze dell’ordine per impedire sversamenti abusivi. Ma allora a cosa servono i militari?

Mica Clini può essersi spaventato per i disservizi del 29 novembre? Oppure c’entrano i 60 giorni di proroga che abbiamo per non incappare nelle sanzioni dell’Unione europea? Forse sapete qualcosa che non sappiamo? Magari le navi per l’Olanda non partono più e ci ritroviamo a fare Natale tra i sacchetti della munnezza. Tante, tante domande mi vengono in mente dopo l’uscita del Ministro, tante domande e un sospetto. In questi giorni anche il nostro Governatore Caldoro sta esternando praticamente ovunque la sua volontà di fare l’inceneritore a Caserta ma anche a Napoli est. Impianti sempre più grandi e sempre più lontani dall’obiettivo di raggiungere alti livelli di differenziata. Ora tutti si ricordano quello che è successo durante la costruzione dell’impianto di Acerra, costato una fortuna, della cui funzionalità tutt’ora si dubita, ma sopratutto destinato a bruciare ecoballe non a norma. Tutti ricordano le lunghe proteste della cittadinanza acerrana giustamente spaventata da un progetto che ha lasciato in eredità a quelle terre milioni di ecoballe, che rilasciano percolato su ettari ed ettari di territorio.

I cittadini campani hanno giustamente paura che dalle parole si passi ai fatti e ci si ritrovi da un giorno all’altro il cantiere di un mega inceneritore sul proprio territorio senza nemmeno essere stati consultati. Non sarebbe la prima volta. E dunque sarebbe necessario l’intervento delle forze dell’ordine per contrastare l’emergenza rifiuti e le proteste popolari. Solo che qui non si vedono nè le prima nè le seconde. Che il ministro Clini abbia una palla di vetro? Ah, saperlo…

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