Comprate Monitor: il mensile senza peli sulla lingua!

ottobre 30, 2009 § Lascia un commento

Uscita di fine ottobre per il nuovo numero di monitor: “Casa mangia casa” dal Piano Regionale, ad Alfredo Romeo, fino a quella occupata da Casa Pound a Materdei. E poi ancora, rubriche, recensioni e un mega poster di due pagine!

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Attenti alla “Lobby Gay”, parola di Giancarlo Abelli

ottobre 29, 2009 § Lascia un commento

Nel video che potete vedere qui, il parlamentare della Pdl, Giancarlo Abelli, detto “il faraone” negli ambienti della sanità lombarda, si lancia in un accorato appello a fare attenzione alla “lobby gay”, coccolata da certa sinistra e che deve essere potentissima, infatti costringe politici e governatori ad avere rapporti con transessuali, e poi finire rovinati e costretti a dimettersi.

Invece, sorprendentemente, Abelli glissa su un’altra lobby, o meglio la chiamerei più associazione o patto, fra la moglie Rosanna Garimboldi che a Pavia conoscono bene in quanto assessore, e Giuseppe Grossi, detto “il re delle bonifiche”, l’accusa è quella di riciclaggio. Pensate pare che avessero messo su un bel giochino per “schermare” i denari di Grossi mentre lo stesso gonfiava di 14 milioni di euro i costi di bonifiche di aree industriali pesantemente inquinate in Lombardia.

Che Grossi e la Garimboldi siano anche loro vittime di un “complotto gay”? Ispettore Abelli ci pensi lei.

A proposito di Abelli, il grande Barbacetto su “Il fatto quotidiano” aveva scritto qualche giorno fa

Spazzatour 2: sopra il giorno di dolore che uno ha

ottobre 29, 2009 § 1 Commento

Stavo sbobinando il materiale video girato durante la giornata di venerdì, e così mi sono fatto prendere da un montaggio molto poco giornalistico, volevo solo raccontare quello che ho provato.

La musica è “Hurt” del mitico Johnny Cash tratta da “American IV”: clicca qui per il video

Spazzatour 2: belle cartoline e amare verità

ottobre 27, 2009 § 2 commenti

Questo articolo è stato realizzato con la collaborazione del Co.Re.Ri. e in particolare di Anna Fava( un grazie all’amico Alessandro Gigante per il suggerimento delle foto, l’indirizzo del suo blog lo trovate qui a destra)

Scuotono la testa. Cercano di capire quello che hanno di fronte, perché gli sembra incredibile. Di fronte al triste e terribile spettacolo dei rifiuti urbani indifferenziati ammassati a Ferrandelle. Migliaia di tonnellate non differenziate e non trattate lasciate sui piazzali all’aperto fra i gabbiani e le ruspe. O di fronte ai corsi d’acqua dei Regi Lagni, lungo i cui margini vengono sversati quotidianamente tonnellate di rifiuti tossici provenienti dal nord Italia, che le piene portano via fino al mare. Scuotono la testa e parlano tra di loro a bassa voce i giornalisti della stampa estera che hanno partecipato allo “Spazzatour 2”, organizzato dal Co. Re. Ri, il Coordinamento Regionale dei Rifiuti della Campania, che li ha portati in giro per le provincie di Napoli e Caserta a vedere da vicino come il problema rifiuti sia ben lontano dall’essere risolto. Una cartolina quella delle strade di Napoli libera dalla “munnezza” che serve a nascondere sotto un gigantesco tappeto inefficienze e collusioni di una classe dirigente che sulla Campania vuole stendere un velo velenoso di silenzio perché tutto possa continuare come prima, come negli ultimi quarant’anni.spazzatour1

Tossico? Si grazie

L’area che i giornalisti stanno attraversando è una delle più fertili d’Europa. Incastonata tra le zone vulcaniche di Roccamonfina, del Vesuvio e dei Campi Flegrei, vede la presenza di oltre 40mila aziende che rappresentano la spina dorsale dell’economia casertana, con una produzione annua di 34mila tonnellate di mozzarella di bufala, insieme a vini, formaggi, frutta e 3 importanti marchi di acqua minerale. Insomma un vero e proprio “scrigno agricolo d’Europa” che rischia di scomparire a causa dell’inquinamento da rifiuti tossici. Per quarant’anni, infatti, diversi clan, in testa quello dei Casalesi, come raccontato dal pentito di camorra Gaetano Vassallo, hanno sversato migliaia di tonnellate di sostanze tossiche provenienti dalle industrie del nord Italia, ma anche dalla Germania e da altri Paesi europei, industrie che hanno stretto un patto d’acciaio con le mafie per liberarsi dei loro scarti.

Una situazione che si è ulteriormente aggravata da quando è stato dichiarato lo stato di “emergenza” nel 1994. Oggi su questa stessa zona insistono anche numerose discariche “legali”, costruite spesso sopra gli stessi siti di sversamento della camorra: rifiuti urbani mischiati a rifiuti tossici. C’è la discarica di Lo Uttaro, dove in un video il capocantiere dichiara candidamente che la discarica del commissariato è stata costruita sopra una discarica illegale di rifiuti tossici; c’è Ferrandelle, al momento chiusa, in cui sono stati ammassati milioni di tonnellate di rifiuti dell’emergenza 2008; ci sono quelle di San Tammaro, “Maruzzella” 1, 2 e 3, quelle di Villaricca, di Taverna del Re, c’è la discarica di Chiaiano, realizzata su migliaia di tonnellate di amianto scaricate illegalmente, e al momento chiusa a causa di una frana che ne ha fatto crollare le pareti interne; c’è poi l’inceneritore di Acerra, che è stato temporaneamente chiuso per problemi tecnici interni, e che già in fase di collaudo ha prodotto continui superamenti del limite massimo di emissioni nocive. E poi ci sono le discariche del beneventano, con Savignano che straripa percolato nei campi ogni volta che piove, c’è Sant’Arcangelo Trimonte con le sue frane, c’è Macchia Soprana che stilla percolato nell’oasi regionale della Piana del Sele, e tante altre enormi discariche che sebbene chiuse continuano a rilasciare percolato nelle falde acquifere. Percolato che si mischia ai rifiuti tossici sversati fuori e dentro le discariche.spazzatour2

Le provincie di Napoli e Caserta sono quelle più colpite, ma in tutta la Campania ci troviamo di fronte ad un disastro ambientale su più livelli: ci sono gli sversamenti di rifiuti tossici avvenuti nel passato su tutto il territorio e mai bonificati, motivo per il quale sono stati rinviati a giudizio il Governatore Antonio Bassolino, l’ex prefetto Alessandro Pansa, e la società Jacorossi. Ci sono le sostanze pericolose che vengono scaricate ancora oggi, come si può vedere sotto i cavalcavia dell’asse mediano, la superstrada che collega tutto l’hinterland partenopeo, o lungo i canali dei Regi Lagni, sostanze pericolose che, mischiate a pneumatici e balle di stracci, vengono spesso date alle fiamme, generando quei roghi che numerose volte sono stati documentati dalla popolazione e da diversi mediattivisti della “terra dei fuochi” (http://www.laterradeifuochi.it/ ).

Un disastro continuo in cui i rifiuti urbani si mescolano continuamente coi rifiuti tossici.

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Cartoline amare

In uno spot del 2008 realizzato dalla Presidenza del Consiglio, si vedeva una bella ragazza sommersa dai rifiuti che veniva d’improvviso afferrata da tante mani che ripulivano la Piazza del Plebiscito restituendo Napoli alla dignità di grande metropoli. Se però ci si fosse chiesti dove erano andati a finire tutti quei sacchetti, si avrebbe avuto un’amara sorpresa. Infatti il problema dei rifiuti urbani non era stato risolto avviando finalmente quella raccolta differenziata per la quale in passato erano stati stanziati 250 milioni di euro. Solo in tempi recenti a Napoli (la maggiore produttrice di rifiuti della regione) l’azienda pubblica “Asia” aveva tentato di avviare in alcune zone pilota la raccolta differenziata porta a porta, ottenendo una buona risposta da parte degli abitanti anche dei quartieri più degradati, ma senza ricevere gli stanziamenti adeguati a gestire questo tipo di raccolta il progetto non ha potuto proseguire. Infatti l’Asia, dopo dieci anni dalla sua istituzione, è ancora in attesa di un contratto col Comune di Napoli che garantisca continuità e adeguatezza dei fondi. Questo fatto, unito alla mancanza di un’effettiva direzione dell’azienda (attualmente sprovvista di un Direttore generale e di un Direttore del personale), non solo ha arrestato questo promettente principio di raccolta differenziata porta a porta, ma rischia anche di far fallire la stessa azienda pubblica.

Ma se i rifiuti non sono stati differenziati e l’inceneritore di Acerra è fermo, dove è finita l’emergenza? Più semplicemente i rifiuti tal quale sono stati spostati lontano dal centro città, nel cuore delle campagne, parafrasando si potrebbe dire “naso non sente, cuore non duole”. Così mentre il premier Silvio Berlusconi si lasciava andare a dichiarazioni trionfali sulla capacità di affrontare la crisi e spendeva parole di elogio – «i nostri eroi» – per il management di Impregilo, le ruspe spianavano enormi territori agricoli per far posto ai rifiuti, solo poche decine di chilometri più in là.

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Nascevano quindi dei veri e propri “mostri” ecologici non attrezzati né messi in sicurezza, come dimostrano i continui straripamenti di percolato, una sostanza tossica prodotta dalla compressione dei rifiuti indifferenziati quando vengono accatastati gli uni sugli altri e spesso mischiata nelle discariche campane a fanghi industriali e altri tipi di rifiuti tossici. Ma la tipologia di rifiuto che si può ammirare a vista d’occhio lungo i venti ettari del “sito di stoccaggio provvisorio” di Ferrandelle, oppure quello di “Maruzzella 3”, che si trova a poche centinaia di metri dal primo, è un’interminabile distesa di rifiuto “tal quale”, ammassato senza alcun criterio e spesso lasciato all’aria aperta, all’appetito dei gabbiani e di altri animali. Ma non è finita. Nella stessa area dovrebbe sorgere l’inceneritore di Santa Maria la Fossa, su cui altre dichiarazioni del pentito Gaetano Vassallo gettano una luce ancor più inquietante: “I Casalesi avevano deciso di realizzare il termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa. Cosentino (sottosegretario all’economia e probabile candidato alle prossime elezioni regionali in Campania), mi disse che si era dovuto adeguare alle scelte fatte ed avvantaggiare solo il gruppo Schiavone nella gestione dell’affare”. 

Silenzio in aula

Eppure tutto questo si poteva evitare. Se si fosse effettuata la raccolta differenziata, come previsto dal decreto Napolitano del 1998, che prevedeva che il 50% dei rifiuti solidi urbani dovesse essere avviato ad un ciclo virtuoso entro il 2000, forse non avremmo oggi montagne di migliaia di tonnellate di rifiuti che giacciono nelle campagne della Campania. Ma le cose sono andate molto diversamente. Come emerge anche dal processo “Fibe-Impregilo”, cominciato nel maggio del 2008, e che vede imputati gli allora vertici del Commissariato di governo e della società, per i reati di truffa aggravata ai danni dello Stato, falso ideologico ed altri gravi reati. Un processo difficile per la complessità delle questioni affrontate, ma difficile anche perché ai giornalisti è stato impedito di riprendere o registrare le udienze dalla Procura della Repubblica.

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Durante il processo, attraverso le testimonianze e le deposizioni del consulente della Procura di Napoli, Paolo Rabitti, che sull’argomento ha scritto il libro “Ecoballe”, è emerso un quadro piuttosto chiaro. Secondo l’accusa, infatti, la Impregilo, e le società collegate Fibe e Fisia, si aggiudicano la gara di appalto per la gestione dei rifiuti non solo con l’offerta tecnologicamente più scarsa, ma con ben chiaro il progetto di non realizzare mai la raccolta differenziata e destinare tutti i rifiuti all’incenerimento.

Indizio di tutto questo la lettera che l’allora presidente dell’Abi, associazione bancaria italiana, Giuseppe Zadra, invia all’ex Presidente della Regione Rastrelli, nella quale chiede che durante la gara d’appalto venga considerata l’importanza dei contributi pubblici Cip6 come garanzia per il prestito accordato all’Impregilo per la costruzione degli impianti. Per rientrare nei costi Zadra proponeva di obbligare i Comuni a conferire a Fibe-Impregilo i loro rifiuti, in modo da poter usufruire di maggiori contributi Cip6. Infatti, contrariamente all’ordinanza Napolitano, il contributo all’incenerimento Cip6 viene esteso all’intero quantitativo di rifiuti prodotti, contrariamente a quanto predisposto dall’ordinanza Napolitano. Tradotto: bisogna trovare un modo perché i finanziamenti delle banche rientrino in maniera sicura grazie ai contributi statali, eliminando di fatto il rischio d’impresa a spese dello Stato e della salute pubblica.

Ecco perché Impregilo, sempre secondo l’accusa, realizza degli impianti di trattamento per i rifiuti, i famosi CDR, che non sarebbero mai stati in grado di effettuare una corretta separazione dei rifiuti, ma erano costruiti per ottenere la maggiore quantità possibile di rifiuti da trasformare in ecoballe. Ma la magistratura sequestra gli impianti e nega la possibilità di bruciare le ecoballe che vengono giudicate non a norma. A questo punto interviene il miracolo: col decreto 90 del maggio 2008 si legalizza la possibilità di bruciare nell’inceneritore non solo le ecoballe non a norma, ma lo stesso tal quale, mentre quello che ovunque è considerato un reato, smaltire rifiuti industriali tra i rifiuti urbani, viene legalizzato a norma di legge. Le stesse discariche diventano siti di interesse strategico nazionale, sorvegliate dall’esercito, in cui è impossibile verificare cosa entri davvero.

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La raccolta differenziata non va incrementata, l’inceneritore di Acerra va a rilento, e i rifiuti continuano ad essere prodotti e da qualche parte vanno pure messi, ed ecco il Commissariato muoversi per sequestrare terreni e vecchie discariche ormai chiuse spesso perché messe sotto sequestro dalla magistratura, per “stoccare temporaneamente” rifiuti ed ecoballe.

Solo che poi, dicono i pm, dovevano averci preso gusto ed essersi accorti che il gioco conveniva. Ogni volta che strillavano all’emergenza arrivavano pronti nuovi fondi da Roma. E allora si sono verificati continui guasti negli impianti, problemi nella raccolta e difficoltà nell’individuazione dei siti, per aumentare a dismisura le spese. Un gioco che conveniva anche alla camorra, spesso proprietaria dei suoli, o che attraverso passaggi di mano riusciva ad entrare in possesso dei terreni e a farne lievitare il prezzo pochi giorni prima della vendita al commissariato. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, o meglio di nessuno.

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Scomparire

Perché, come abbiamo già detto, si è deciso di spostare tutto nelle campagne, fingendo che il problema sia risolto ed anzi continuando a sversare ed ammassare rifiuti in un territorio già gravemente colpito da anni di sversamenti dei rifiuti tossici provenienti dal Nord. Non si sa se la raccolta differenziata riuscirà finalmente, dopo 15 anni, a partire, o se verrà ancora ostacolata. Non si sa se il processo riuscirà a puntualizzare le responsabilità dei colpevoli, o se la verità storica verrà celata da una prescrizione o da una mezza sentenza.

Quello che si capisce, però, è che per il modo in cui tutto questo viene gestito più che far scomparire un problema, si rischia di far sparire un intero territorio e chi lo abita.

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Jacorossi: un marchio, una garanzia

ottobre 17, 2009 § 2 commenti

E così alla fine anche la Jacorossi si è beccata un bel rinvio a giudizio, insieme al solito governatore Antonio Bassolino, che a questo punto si candida di diritto ad essere il secondo uomo politico più perseguitato d’Italia dopo Papi Silvio, per quanto riguarda la sua, mancata, opera di bonifica.

Già perchè alla Jacorossi era stato affidato un compito importante dal commissario alle bonifiche ambientali, il sopracitato Bassolino, questo:

“L’Accordo di programma del 2 maggio 2006, sottoscritto dal Comune di Acerra, dalla
Regione Campania, dal Commissariato di Governo per le Emergenze rifiuti, bonifica e
tutela delle acque e dalla Società Jacorossi Imprese SpA:  regola i rapporti fra il Comune ed il Commissariato di Governo, allo scopo di consentire l’esecuzione da parte della Jacorossi Imprese SpA – come disciplinato dalla Convenzione rep. n.12793 del 19 aprile 2002 siglata con il Commissariato – degli interventi di asporto  e rimozione di rifiuti abbandonati ai sensi dell’art.14 del decreto legislativo 22/97 nel sito di interesse nazionale “Litorale Domizio Flegreo e Agro Aversano (Caserta-Napoli)”; definisce, a carico delle parti, gli oneri di copertura dei costi degli interventi di asporto, trasporto, smaltimento e/o recupero dei rifiuti;
stabilisce che i predetti interventi nel territorio di Acerra avranno inizio in località “Sorgenti
di Rullo”. tratto dal “Protocollo di intesa quadro per lo sviluppo sostenibile di Acerra” ottobre 2006.

Questo documento è particolarmente interessante perchè soltanto un mese dopo la Jacorossi avrebbe licenziato 373 lavoratori socialmente utili proprio perchè non effettuava le bonifiche che aveva da svolgere contrattualmente.

Eppure nessuno in Regione doveva aver preavvertito qualcosa, anche se da Roma un campanello d’allarme era risuonato forte e chiaro:

Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-00410
presentata da
GIOVANNI RUSSO SPENA
venerdì 28 luglio 2006 nella seduta n.028

RUSSO SPENA, SODANO, TECCE – Ai Ministri dell’interno, dell’ambiente e della tutela del territorio e del lavoro e della previdenza sociale – Premesso che:

in data 24 luglio 2006, con meno di 24 ore di preavviso, la società Iacorossi Imprese S.p.A., ha preannunciato l’avvio delle procedure di licenziamento per 380 lavoratori ex L.S.U. (lavoratori socialmente utili) della Regione Campania, assunti dalla stessa in forza di una Convenzione delle attività di bonifica e tutela ambientale, sottoscritta con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, il Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania (oggi Commissariato di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque della Regione Campania), gli Assessorati al lavoro ed all’ambiente della Regione Campania;

la Convenzione dava seguito all’Accordo programmatico sottoscritto il 22 maggio 2001 tra i medesimi soggetti che aveva quale obiettivo la predisposizione del progetto e la successiva esecuzione dei lavori per gli interventi di bonifica e ripristino ambientale del sito di interesse nazionale “Litorale dominio Flegreo e dell’Agro Aversano”, finalizzato all’assunzione con contratto a tempo indeterminato da parte della Jacorossi Imprese S.p.A. di 380 lavoratori socialmente utili;

alla Jacorossi Imprese S.p.A. sono state trasferite da parte del Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti, poi per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque, della Regione Campania risorse per oltre 65 milioni di euro;

le aree per le quali erano state previste le attività di bonifica sono da sempre epicentro di “ecotraffici” e caratterizzate dalle infiltrazioni di organizzazioni camorristiche in molti settori economici e, in particolare, in quelli collegati al ciclo dei rifiuti;

da verifiche effettuate dalla Provincia di Caserta e dalla Provincia di Napoli emergerebbero gravi irregolarità a carico della Jacorossi Imprese S.p.A. relative allo smaltimento dei rifiuti per diverse decine di migliaia di tonnellate,

si chiede di sapere di conoscere:

quale utilizzo sia stato fatto delle risorse trasferite alla società Jacorossi Imprese dal Commissariato di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela delle acque della Regione Campania;

se la Jacorossi Imprese abbia rispettato la Convenzione sottoscritta con i soggetti istituzionali;

se esistano a carico della Jacorossi Imprese fondati sospetti, alla luce delle contestazioni effettuate dai tecnici delle Province di Caserta e di Napoli, per un illecito od improprio smaltimento dei rifiuti, e se siano state riscontrate alterazioni, manomissioni od irregolarità della documentazione relativa al trasporto e/o conferimento dei rifiuti;

quali aziende abbiano operato in subappalto per la Jacorossi Imprese, e se le stesse siano estranee a collegamenti e condizionamenti con le organizzazioni criminali operanti nell’area interessata dalle attività della Jacorossi Imprese;

quali siano state le iniziative poste in essere dai Prefetti di Napoli e Caserta per accertare eventuali interessi di aziende legate alla criminalità organizzata dell’Agro Aversano in relazione alla bonifica oggetto della predetta convenzione;

se l’avvio delle procedure di riduzione del personale annunciate dalla Jacorossi Imprese non costituisca una violazione della Convenzione e dell’Accordo programmatico, e se siano previste penali a carico della medesima società;

quali provvedimenti il Governo intenda adottare per garantire la bonifica ed il risanamento del sito di interesse nazionale “Litorale dominio Flegreo e dell’Agro Aversano” ed evitare che altre e consistenti risorse destinate alla bonifica del territorio vadano sprecate senza alcun giovamento per gli equilibri ambientali compromessi dalle ecomafie e senza avere nemmeno le sperate ricadute occupazionali, anche alla luce delle condizioni di precarietà e di disagio in cui sino ad oggi versavano i lavoratori della Jacorossi, che si sono oggi ulteriormente aggravate;

in che modo la Jacorossi Imprese abbia utilizzato i 380 lavoratori assunti in forza della Convenzione, e se risponda al vero che gli stessi sono stati “parcheggiati” in container allestiti all’interno di un cantiere edile abusivo posto sotto sequestro senza che fosse loro consentito di svolgere attività alcuna, mentre la Jacorossi stessa faceva ricorso all’utilizzo di ditte subappaltatrici;

quali provvedimenti il Governo intenda adottare, a fronte degli annunciati licenziamenti, per scongiurare le gravi conseguenze di una scelta che appare totalmente irresponsabile e che rischia di avere serie ripercussioni anche sul fronte dell’ordine pubblico”.

Prima di chiudere, per non farci mancare nulla, cito un breve passaggio di un pezzo di Repubblica del dicembre 2005, che spiega quale fosse la professionalità della Jacorossi, un marchio, una garanzia:

“Un futuro ce l’ hanno, i lavoratori della Jacorossi spa. Da lsu diventeranno degli esperti chef, alla Gianfranco Vissani. E non perché abbiano seguito corsi di formazione di “nouvelle cousine”. Conta l’ esperienza. E il tempo: di ore ne hanno a iosa, gli lsu, perché non lavorano. Anzi, non li fanno lavorare. E così uno dei cantieri (lido Pace di via Lenin, a Castelvolturno) sottoposto a “bonifica ambientale”, come recita l’ oneroso contratto firmato con la Regione Campania, è diventato una cucina sperimentale dove si mangia, si ride e si arriva a fine mese per portarsi a casa 900 euro. Gli lsu della Jacorossi spa non sono dei fannulloni: non lavorano perché l’ azienda non li ha attrezzati di mezzi e camion. La società per azioni, finanziata con 143 milioni di euro (denaro pubblico, s’ intende), ha affidato l’ appalto a una ditta privata di trasporti. E la bonifica ambientale, che intanto ha stabilizzato 350 lavoratori socialmente utili, va a passi di lumaca. A Caivano invece, in un altro sito di bonifica affidato alla Jacorossi, qualcosa si muove. Qualche tonnellata tra residui industriali e scarti di lavorazioni è stata raccolta, ma non si sa che fine abbia mai fatto. Anche qui i lavori sono andati in subappalto a terzi. Sul giallo, pare, indaga la magistratura.”

Intercettazioni 2: Bertolaso e il “mea culpa” su Macchia Soprana

ottobre 16, 2009 § Lascia un commento

Qualcuno ieri mi ha chiesto di spiegare un pò meglio le intercettazioni tra Bertolaso e la Di Gennaro. Ci torno su volentieri con un altro documento estremamente interessante.

Nelle prime intercettazioni infatti, si legge che a Bertolaso di “macchia soprana non me ne frega un cazzo” lui voleva Serre, perchè?

Perchè Serre era più grande certo, ma anche perchè la discarica di Macchia Soprana, sempre nel salernitano come la prima, era una vecchia discarica fatta chiudere in quanto non a norma e mai bonificata nonostante un decreto della Regione Campania del 2005.

Dunque Bertolaso era perfettamente a conoscenza della pericolosità di andare a sversare altri rifiuti in un sito che non ne poteva assolutamente contenere altri, che perdeva percolato, quel liquido nero altamente inquinante che deriva dalla compressione dei rifiuti, e rischiava di diventare una “bomba ecologica”.

Tanto che parlando con la Di gennaro gli chiede se hanno fatto le foto del percolato che finisce nel fiume Sele, perchè “voglio sputtanare i tecnici del ministero”. Quale ministero? Ma quello dell’ambiente ovvio dove all’epoca sedeva Alfonso Pecoraro Scanio.

Nome che torna nella lettera che il 24 giugno 2008, ovvero un anno dopo e con un nuovo Governo, Bertolaso scrive alla Prestigiacomo indicando il sito di Macchia Soprana come un luogo “pericoloso per la salute dei cittadini”, insomma un disastro ambientale in pratica.

La domanda è: se Bertolaso sapeva che quella discarica non era in alcun modo sfruttabile ed anzi avrebbe aggravato la situazione ambientale del luogo perchè non ha mai denunciato prima e pubblicamente la cosa? Perchè solo un anno dopo si è sentito in dovere di scrivere al Ministro Prestigiacomo? Perchè quando Pecoraro Scanio si mise di traverso su Serre non si oppose con maggiore forza?

Ecco il testo completo della lettera: clicca qui

Intercettazioni Bertolaso, processo “rompiballe”

ottobre 15, 2009 § 1 Commento

Dai verbali di queste intercettazioni emergono chiare due questioni di una certa rilevanza: la prima è la metodologia con le quali il commissariato cercava le cave o i siti per lo stoccaggio di rifiuti. Non solo si nota la totale assenza di una qualunque programmazione ma la preoccupazione più grande risulta essere quella di non scontentare nessuno e non certo di trovare siti a norma. Va aggiunto che si parla sempre di rifiuto “tal quale” dal che viene da pensare che gli impianti di Cdr nel maggio del 2007 praticamente non funzionassero o che non ci fosse nessun tipo di trattamento.

Ma veniamo alla questione più importante per il processo Bassolino Impregilo: nella prima pagina Guido Bertolaso fa capire chiaramente che non sa dove mettere la Fos, la frazione organica stabilizzata, perchè quest’ultima non è a norma.

Ebbene si tratta di un’affermazione molto grave che è alla base di uno dei capi di accusa contro Impregilo: cioè che la società Fibe aveva costruito degli impianti di Cdr che non potevano produrre, per come erano stati progettati, Fos a norma, ma un rifiuto simile al tal quale che produce percolato e necessita di particolari discariche.

Infatti l’Impregilo nelle ultime udienze ha sempre sostenuto di aver prodotto Fos adatta alle ricomposizioni ambientali pochè totalmente inerte. La Perizia di Rabitti sui macchinari, e le testimonianze di Urciolo e Barni, che riporterò in un mio prossimo post, lette insieme a queste intercettazioni incominciano a dimostrare che la realtà era ben lontana dalla effermazioni di Fibe, Fisia e Impregilo.

Le intercettazioni potete leggerle cliccando qui

Dove sono?

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