Processo Bassolino: un riassuntino

ottobre 14, 2009 § 3 commenti

Dal 14 maggio 2008 a Napoli si sta svolgendo un importante processo, quello che vede coinvolto l’attuale governatore della Campania Antonio Bassolino in concorso con altri 27  imputati. I giudici dovranno decidere se durante “l’emergenza rifiuti” gli uomini del  commissariato e i vertici dell’Impregilo, vincitrice della gara d’appalto per lo smaltimento  dei rifiuti solidi urbani della provincia di Napoli e per la costruzione dell’inceneritore  di Acerra, si siano macchiati dei reati contestati. Fra questi “truffa aggravata ai danni  dello Stato’, ‘interruzione di servizio di pubblica utilità’, ‘abuso d’ufficio’, ‘violazione  della normativa ambientale’ e ‘falso ideologico’. Insieme al governatore figurano, tra gli  altri, l’ex vicecommissario all’emergenza rifiuti Raffaele Vanoli, l’ex subcommissario  Giulio Facchi, Piergiorgio Romiti e Paolo Romiti, rispettivamente ex amministratore delegato  dell’Imprengilo ed ex dirigente dell’Impregilo e della Fisia Italimpianti. Ma imputate sono  anche le “persone giuridiche”, ovvero le società Impregilo, Fibe, Fisia Italia Impianti,  Fibe Campania e Gestione Napoli, rinviate a giudizio per illecito amministrativo. Un  processo importante dunque, che ha il difficile compito di ricostruire le responsabilità di  una gestione che già nel 2005 la Corte dei Conti sottolineava distinguersi per “la  genericità degli obiettivi fissati, la lacunosità della disciplina delle risorse umane,  l’incoerenza dei tempi fissati (resa evidente dalla pluralità di proroghe), l’approssimativa  individuazione delle risorse finanziarie.”
Seguendo il ragionamento e i punti della perizia stilata da Paolo Rabitti, che ha lavorato per la pubblica accusa, i punti fondamentali per ricostruire ciò che è accaduto sarebbero i seguenti:

a)    L’ordinanza 2772 del 1998 stabiliva che la Campania doveva avviare un ciclo dei rifiuti che doveva portarla a raggiungere il risultato del 35% di differenziata entro il 2000, mentre il 50% sarebbe stato inviato al termovalorizzatore di Acerra e il restante 15% conferito in discarica. Ebbene queste disposizioni sarebbero rimaste lettera morta a partire dal bando di gara predisposto dall’allora commissario all’emergenza Antonio Rastrelli. Fra i motivi ci sarebbe una lettera dell’Abi, l’associazione bancaria italiana, a firma del suo presidente di allora Giuseppe Zadra che avrebbe fatto presente come gli obiettivi fissati dall’ordinanza si sarebbero rivelati economicamente poco convenienti per l’azienda vincitrice, mentre una maggiore quantità di rifiuti destinati ad essere bruciati nel termovalorizzatore avrebbe aumentato la riscossione dei contributi statali Cip6, di fatto incontrando il favore delle banche che dovevano finanziare l’intera operazione.

b)    La gara d’appalto assegna al fattore “costo” il maggior punteggio, la Fisia( Fibe, impregilo) di fatto presenta l’offerta più bassa, ma questo perché non avrebbe previsto la costruzione di discariche dove conferire il rifiuto rimanente. Per ottenere questo risultato la Fisia ha sostenuto che avrebbe prodotto solo “compost” oltre ai rifiuti da bruciare. Considerato che il suddetto “compost” non è considerato un rifiuto, perché formato solo da organico pulito e destinato al recupero ambientale, non c’era bisogno di prevedere discariche. Rabitti sostiene che questo obiettivo era dichiaratamente impossibile, infatti nessuna azienda del settore ha mai raggiunto questo traguardo considerando la natura stessa e la composizione dei rifiuti. Ancora Rabitti ha ricordato che le commissioni di valutazione delle offerte presentate a quel tempo, avevano criticato fortemente la proposta Fisia perché approssimativa e qualitativamente scadente, non avevano poi mancato di indicare l’inesistente esperienza dell’azienda nel settore, ma nonostante questo a vincere è stata proprio questa offerta.

c)Quando il 7 giugno 2000 il nuovo governatore e commissario ai rifiuti, Antonio Bassolino firma il contratto con Fisia/Fibe non si “accorge” di aver reso valido un atto che non è conforme con l’ordinanza del 1998. Infatti oltre a violare il riferimento che dovevano essere inviati al termovalorizzatore solo il 50% massimo dei rifiuti, qui il tetto invece manca, cancella una previsione fondamentale: in attesa che l’impianto di Acerra venisse portato a compimento gli impianti di Cdr dovevano inviare le ecoballe ad altri impianti anche fuori dalla Regione Campania. Invece abrogando di fatto questo passaggio si è permesso alle società coinvolte di aprire degli enormi depositi che si trovano ancora sul territorio. Il Termovalorizzatore non è entrato ancora in funzione e si sono accumulati milioni di tonnellate di “ecoballe” ormai completamente rovinate dalle condizioni atmosferiche.

d)Secondo l’accusa, inoltre, gli impianti di compostaggio, Cdr, fatti costruire da Fibe/Fisia non sarebbero mai stati in grado di produrre “compost” ma nemmeno di far uscire dalle linee di lavorazione la cosiddetta “Fos”. La Frazione organica stabilizzata è, al contrario del compost, un rifiuto ma può essere usato per le coperture di discariche o il riempimento di cave, o messo in discariche senza particolari misure di sicurezza essendo “inerte”. Ebbene gli impianti di Cdr non potevano produrre nemmeno quelli perché erano stati costruiti male e senza il materiale tecnico necessario, insomma avrebbero semplicemente compattato i rifiuti senza raffinarli ottenendo un doppio drammatico risultato: le ecoballe non sarebbero a norma, e dunque non si potrebbero bruciare, la Fos mandata nelle discariche individuate successivamente, non era stabilizzata e ha causato un vero e proprio disastro ambientale, tracimando dai siti e producendo un pericoloso ed altamente inquinante liquido (percolato).

e)Ancora i vertici delle società coinvolte e quelli del commissariato avrebbero sfruttato la situazione emergenziale per avere più fondi e più poteri di gestione. Secondo l’accusa però la situazione emergenziale sarebbe stata creata proprio dagli enti che la dovevano risolvere visto che non è mai partita la raccolta differenziata nella provincia di Napoli e Caserta e che la struttura degli impianti di Cdr e la loro mancata manutenzione ha di fatto portato al blocco degli stessi con un aggravamento consistente dell’emergenza stessa.

f)A riprova di ciò ci sarebbero le ordinanze commissariali che non solo abbassarono la qualità del Cdr, ma autorizzarono la Fibe/Fisia ad utilizzare come discariche dei siti che in alcun modo potevano accogliere rifiuti e che in diversi casi erano stati addirittura sequestrati dalla magistratura perché impianti abusivi spesso utilizzati dalla criminalità organizzata.

Dal processo principale ne è poi nato un altro: “Rompiballe” per lo stralcio della posizione decisa dalla Procura di Napoli per i tre ex commissari Alessandro Pansa, Guido Bertolaso e Corrado Catenacci che sono stati rinviati a giudizio per il solo reato di “abuso di gestione amministrativa” mentre erano nelle loro funzioni.
Il Processo si svolge nell’aula bunker di Poggioreale a causa dell’elevato numero di avvocati difensori, dunque si necessita di uno spazio grande, è stato adottato un provvedimento che impedisce ai giornalisti di effettuare riprese audio e video, e non si possono portare nemmeno i telefoni cellulari, per non meglio specificati “motivi di sicurezza”.
Quello che rappresenta il più importante tentativo di comprendere le ragioni profonde di “una emergenza” durata 14 anni, con il suo carico di illeciti, sprechi e danni gravissimi alla salute della popolazione campana e al territorio regionale è di fatto ignorato dai media e sconosciuto alla maggioranza dei cittadini.

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