Storia di uno sgombero scomodo di Alessandro Gigante

novembre 27, 2009 § Lascia un commento

Riporto dal blog dell’amico alessandro gigante, dove potete vedere tutti i video, una storia di ordinario razzismo di Stato, in questo Paese a due velocità, con una giustizia che ha due pesi e due misure: una, indulgente e garantista, per i ricchi e potenti; l’altra, severa e terribile, per i poveracci.

”  Panni stesi ovunque, luci mancanti nei corridoi, stanze dove a vivere tra un angolo cucina improvvisato ed un salotto improvvisato sono 7 o 8 persone contemporaneamente, di cui la maggior parte bambini. Ovunque caos, grida, gente che va e gente che viene, che guarda la nostra telecamera curiosa ma allo stesso tempo impaurita dalla possibilità di essere ripresa, e di rivelare così al mondo esterno la loro miseria. E bambini. Tanti bambini. Più e meno piccoli, dai due ai 15 anni, che rischiano di essere separati dai genitori per essere mandati in istituti che nemmeno conoscono tra pochi giorni.

Precisamente due. Perchè il Comune ha deciso così, e non si torna indietro.

Accade a Pavia, al dormitorio San Carlo: Un palazzone vecchio e dimenticato in una sorta di terra di confine, in cui sono ospitati da anni secondo le stime 31 zingari rom, divisi in 6 famiglie. Due di queste, circa una dozzina di persone, il prossimo venerdì saranno sfrattate e messe sulla strada, perchè giudicate “non integrabili”. Unica ancora di salvezza concessa ai bambini (ma non ai genitori), la possibilità di essere presi in carico dal Comune e trasferiti in un istituto almeno fino al prossimo giugno, per poter almeno completare l’anno scolastico. Dividendo però di fatto i figli dai genitori, che – stando a quanto ci hanno riferito – avrebbero la possibilità di vederli solo durante i weekend.

Siamo riusciti con la nostra troupe ad entrare con le nostre telecamere dopo aver superato il blocco della vigilanza privata all’ingresso, e queste sono le testimonianze che abbiamo raccolto, e pubblicato sul sito della web tv per cui lavoro.

Ma qualcuno di voi si potrà anche chiedere: davanti alla minaccia di separazione dai genitori a cui vanno incontro questi bambini, al rischio per i genitori di finire per strada senza nessun sostegno da un giorno all’altro, al giudizio sommario di chi senza averli mai visti definisce queste persone come “non integrabili”, quale sarà stata la posizione della caritatevole chiesa Pavese? Cosa avrà detto il monsignore davanti al rischio di separazione delle famiglie?

Eccovi la risposta del vescovo di Pavia, monsignor Giovanni Giudici, che un altro dei nostri inviati ha raggiunto dopo che grazie ad un accordo tra Comune di Pavia e Curia aveva appena incassato 25mila euro con la firma di un protocollo d’intesa sulla funzione sociale ed educativa delle parrocchie mediante gli oratori.

Per concludere, questa l’intervista all’assessore Comunale ai Serivi Sociali Sandro Assanelli, che davanti all’accaduto dichiara: “Non possiamo continuare a mantenerli per sempre. Se loro vogliono tenere i figli con loro, noi non cederemo al loro ricatto: spingere i genitori ad imparare a camminare con le proprie gambe ha anche una funzione educativa.

La seconda parte dell’intervista all’assessore la trovate da domani sul sito.

Lo sgombero, ugualmente, è previsto per domani. E la probabilità, alta, è che finiscano come quelli delle foto che corredano questo servizio, che sono proprio quelle di un sgombero di Rom avvenuto alla fabbrica dismessa Snia solo pochi mesi fa.”

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Comprate Monitor! Il mensile che vi stupisce!

novembre 25, 2009 § Lascia un commento

Napoli si prepara al Forum delle culture del 2013, siamo andati a vedere cos’è successo a Barcellona che ha ospitato l’ultima edizione. E ancora città in mutazione: Roma e Milano. Poi Spazzatour e viaggio nella galassia neofascista. Recensioni, rubriche e molto altro nel mensile che vi stupisce ogni mese!

Il successo di George W Bertolaso a rischio per colpa di un particolare: la verità

novembre 23, 2009 § Lascia un commento

Lo abbiamo visto raggiante, mentre si stagliava contro un cielo appositamente blu e declamava a gran voce: “L’emergenza rifiuti è finita, il 31 dicembre noi chiudiamo baracca ed entro tre mesi il Governo emanerà un decreto che dichiarerà chiusa questa lunga parentesi di 15 anni”. Ora aldilà della incredibile coincidenza fra la dichiarazione di normalità e le elezioni regionali Campane, dopo la giustizia ad orologeria abbiamo anche i decreti col timer, c’è solo un piccolo, quasi insignificante particolare che va a turbare questa scena idilliaca: la verità.

Una verità che non ne vuol sapere di futuri radiosi e continua a tingere di tinte fosche, come le polveri e la diossina, come il percolato, il futuro delle persone che vivono nella provincia di Caserta e in quella di Napoli.

Ma andiamo con ordine, il nostro comandante in carica George Bertolaso ne ha dette tante, quindi bisogna partire dalle sue affermazioni per stabilire cosa non va.

“il nostro obiettivo è stato costruire un ciclo virtuoso, partire dalla differenziata, per avere poi eco balle da mandare al termovalorizzatore e ridurre sia in maniera consistente i rifiuti da conferire in discarica, sia avere la possibilità di produrre energia elettrica per la Regione a costi accessibili. Certo non tutti i Comuni sono ugualmente virtuosi, ma questa non è una nostra responsabilità”.

Vedremo poi quali sono state le responsabilità della Protezione Civile e del Commissariato all’emergenza rifiuti della Regione Campania.

Prima va detto che l’affermazione di Bertolaso è un vero e proprio gioco di prestigio, un trucco da illusionista, perché non dice che:

Per quanto riguarda la differenziata nella città di Napoli siamo a dati a dir poco drammatici, non si è mai superata la soglia del 19% e da alcuni mesi risultano dispersi i dati dell’Asia, l’azienda che si occupa dello smaltimento nella zona di Napoli e Provincia. Ora anche se alcune città campane, non poche a dire il vero, hanno avviato la differenziata con risultati soddisfacenti, questo non riguarda la zona di Napoli, Caserta e rispettive provincie. Ovvero le zone davvero interessate dall’emergenza. Quindi la premessa per un ciclo virtuoso in realtà già viene a mancare perché senza il primo anello tutto viene a compromettersi. In verità l’esperimento dell’Asia di far partire la raccolta porta a porta in alcuni quartieri di Napoli, stava dando buoni, se non ottimi, frutti, ma, come ha notato anche Mariano Rotondo su “Il Roma” del 2 ottobre scorso, “Il Comune che poteva dare una spallata nel 2009 alla differenziata, si è come fermato davanti ad un obiettivo che sembrava avvicinarsi settimana, dopo settimana”, già, sembrava.

Comunque, ammettiamo pure per un momento, che il nostro eroe in tuta blu con bandiera italica in dotazione non abbia alcuna percezione che la raccolta differenziata non si fa. Restano sempre da bruciare le eco balle. Milioni di eco balle.

Ecco qui c’è il secondo problema. Perché nel processo che si sta svolgendo a carico del Governatore Antonio Bassolino, ex commissario ai rifiuti e alle bonifiche, e dei vertici proprio dell’Impregilo, Fibe/Fisia, secondo l’accusa, e in particolare dalle documentate relazioni del perito Paolo Rabitti, quelle eco balle, sono tutto tranne che eco.

Perché i macchinari che dovevano smistare i rifiuti nei CDR, che sono impianti fatti costruire da Impregilo come previsto nel contratto, in realtà non erano adatti. Non lo sono mai stati, secondo Rabitti, e poco c’entrava la difficoltà di farli arrivare già differenziati o la presunta umidità, che ne avrebbe danneggiato la qualità, che si accumulava nella munnezza, arrivata agli impianti. Quei macchinari si limitavano a “trito vagliare” i rifiuti, non a selezionarli. Evidentemente se gli ex impianti di CDR sono stati declassati a STIR, denominazione che indica proprio la semplice tritatura e compattatura, qualcosa di vero ci deve essere nelle parole di Rabitti.

La verità che scomoda tormenta come i miasmi che salivano dalla discarica di Terzigno, il sorriso smagliante e il racconto traslucido del nostro George W Bertolaso.

Quindi niente differenziata, e pare, niente eco balle a norma, anche il secondo anello va a farsi benedire, come se non bastasse le eco balle per loro stessa concezione vanno bruciate subito, o quasi il telo che le ricopre può contenerle un anno, mentre qui è passato ben più di un lustro. Quindi anche nell’ipotesi, sempre più dubbia, che ci fosse qualche eco balla a norma, lo era 7 anni fa. Lasciarla in un piazzale all’aperto per tutto questo tempo non ha fatto altro che compromettere il tutto.

E qui un’altra noiosa verità: lo sapevano quelli di Impregilo che non si potevano lasciare le eco balle stoccate per tutto questo tempo? Certo che lo sapevano e lo sapeva anche lo Stato, infatti nel decreto Napolitano del 1998 si imponeva che nelle more della costruzione dell’inceneritore, le eco balle fossero bruciate altrove. Peccato che nel capitolato d’appalto queste parole siano state cambiate per permettere lo stoccaggio e non perdere materiale prezioso. Già molto prezioso perché ogni eco balla che brucia beneficia dei famosi contributi Cip6 che lo Stato concedeva per incentivare la costruzione di Inceneritori e la produzione di energia elettrica. E per quale motivo io dovrei regalare moneta sonante ad altri impianti, magari persino non italiani, quando posso tenermi tutto qui cambiando venti parole in un capitolato d’appalto?

Così è stato fatto e le montagne di eco balle sono ancora lì. Una verità di migliaia di metri quadri si direbbe.

Ma allora se questo inceneritore brucia queste eco balle fuorilegge non diventa pericoloso? Molto come testimoniano gli 80 sforamenti in appena sei mesi, contro i 35 annui concessi, proprio dell’impianto di Acerra in fase di collaudo, dunque nemmeno a pieno regime.

Quindi se i contributi Cip6 li paga lo Stato, cioè noi, dove sarebbe l’energia elettrica a buon mercato per tutta la Regione? Pare, purtroppo per George W Bertolaso, che non ci sia nemmeno questa. Ma non ditegli tutte queste tristi e brutte verità, potreste rovinargli il sorriso e poi in televisione non rende.

(1-continua)

Busholaso: “Mission complete!”

novembre 19, 2009 § 3 commenti

“L’emergenza rifiuti è finita, il 31 dicembre la protezione civile avrà terminato il suo compito. A breve il governo emanerà un decreto che chiuderà 15 anni di emergenza”. Trionfale, sul bordo della vasca della futura discarica di Terzigno, Guido Bertolaso sembrava incurante del tanfo di spazzatura che saliva da giù. A lui dovevano sembrare rose e fiori. Mentre ci spiegava le meraviglie di quell’impianto, che altro non è che una normalissima discarica, e con evidente abilità mediatica schivava tutte le domande che riguardavano le altre “discariche”.

l'interno della discarica di Terzigno

A chi gli chiedeva perchè Terzigno e non Chiaiano, rispondeva che “Terzigno era più vicina al termovalorizzatore da cui siamo partiti”. Originale, nemmeno io che sono di Napoli sapevo che una discarica che si trova nei confini del capoluogo di Provincia e l’inceneritore che si trova nella stessa Provincia fossero più distanti di una discarica che si trova sul Vesuvio.

l'invaso di Terzigno

Mentre spiegava che “questa discarica è sicura perchè vedete non ci sono nemmeno gabbiani che di solito cercano cibo quando i rifiuti sono pieni di organico”, qualcuno gli faceva notare che a Ferrandelle, a San Tammaro, di gabbiani ce ne sono centinaia. Ma lui imperturbabile “questi posti li possiamo visitare quando volete”. Peccato poi che siamo stati portati solo a vedere l’inceneritore di Acerra.

Un inceneritore miracoloso, fra l’altro, poichè ci veniva spiegato che “siamo sotto tutti i limiti di emissione nazionali del 70%-80%” addirittura un tecnico mi spiegava che “per quanto riguarda le emissioni nocive di diossina al camino, oggi siamo prossimi allo zero”. Insomma ci si potrebbe fare anche l’aereosol vicino ai camini dell’impianto.

Ma Bertolaso non è uomo dai facili entusiasmi: “Noi abbiamo fatto molto, ma certo qui c’è ancora tanto da fare, la differenziata ancora non è partita ovunque, ci sono da fare le bonifiche e poi c’è tanto degrado nei territori della Campania”. Ma quello non dipende dalla Protezione Civile. Ovviamente.

Ecoballe all'interno dell'impianto di Acerra

Insomma il nostro novello Bush non avrà avuto una portaerei, ma un bellissimo inceneritore si, non aveva la tuta da aviatore, ma la divisa della Protezione civile, ma insomma un pò ci si deve anche accontentare, l’importante è che anche lui di fronte al pubblico plaudente abbia potuto annunciare fiero: “Mission complete!”

Vietato divertirsi! Parola di Giovanardi

novembre 12, 2009 § Lascia un commento

Incredibile ma vero, il Rototom Sunsplash uno dei festival Reggae più importanti d’Europa, sia per la durata, circa dieci giorni, sia per il numero di presenze, circa 150mila, rischia di non svolgersi più in Italia. Perchè?rototom-sunsplash-2008-023

Perchè secondo una denuncia fatta dai Carabinieri del Friuli Venezia Giulia, il festival si svolge infatti ad Osoppo vicino ad Udine, gli organizzatori e lo stesso sindaco violerebbero l’art. 79 della legge Fini Giovanardi, ovvero “chi adibisce o consente che sia adibito un locale pubblico o un circolo privato di qualsiasi specie a luogo di convegno di persone che ivi si danno all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope è punito, per questo solo fatto, con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da euro 3.000 ad euro 10.000”.

Ovviamente il sopracitato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, gongola e rivela ad Affaritaliani, il suo stupore per gli sforzi dei colleghi del Pd, e di molti artisti aggiungo io oltre che di migliaia di ragazzi, per salvare un festival di “drogati”.giovanard

Insomma gli organizzatori vogliono andare via, stanchi delle continue pressioni ed intimidazioni di Stato, però hanno lanciato una campagna “non processate Bob Marley” si può aderire sul loro “sito”

Quindi ora siamo tutti avvisati: per divertirsi o si è invitati alle festicciole a palazzo grazioli, oppure arriverà l’integerrimo Giovanardi a ricordarci che bisogna essere tutti casa, chiesa e tv…

(grazie ad alessandro Gigante)

grazioli

Radovan Karadzic in aula: ricordando Srebrenica

novembre 3, 2009 § 1 Commento

Dopo molti rinvii e tentennamenti Radovan Karadzic ha deciso di presentarsi di fronte alla Corte che lo sta giudicando all’Aja in Olanda. Quella di oggi è quindi una data importante, anche se il processo per crimini di guerra all’ex presidente della Repubblica Sprska e ai suoi complici, resta ancora in libertà il più feroce e pericoloso Ratko Mladic, è ben lontano dalla sua conclusione.imageskarad

Karadzic è accusato di numerosi crimini di guerra commessi tra il 1993 e il 1995 quando era presidente dell’autoproclamata Repubblica dei serbi di Bosnia. Entità che tutt’oggi ancora esiste anche se non è riconosciuta da alcun Paese e da alcun organismo internazionale.

Eppure esiste un confine tra quelli che sono i territori dello stato della Bosnia Erzegovina e queste terre popolate per la maggior parte da serbi. Vi sono posti di blocco dove la polizia serbo bosniaca controlla passaporti e veicoli. La capitale di questo Stato fittizio è Banja Luka, l’altra città, dove vi si era stabilito il comando militare, è Pale.

I due capi di imputazione più importanti, e noti, riguardano l’assedio di Sarajevo, durato 44 mesi, e il massacro di Srebrenica, consumatosi tra l’8 e l’11 luglio del 1995.

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Memoriale di Potocari, dove sono seppellite le vittime del massacro

Quando le milizie di Mladic entrarono in una cittadina che era un enclave di musulmani bosniaci dentro i territori dei serbi. C’erano 35mila persone che vivevano lì, oggi sono 18mila. Dopo la fine della guerra sono state scoperte le fosse comuni. Se ne contano finora un centinaio, i serbi, infatti, avrebbero disperso i corpi in più punti per non essere accusati di genocidio. Accusa che invece è arrivata nel 2007 proprio dalla Corte Penale internazionale: quello che è accaduto durante l’estate del 1995 è un frutto amaro, più di 8mila morti, tutti musulmani bosniaci.

Bisognava “bonificare” l’area, renderla etnicamente pronta perchè potessero risiedervi solo serbi. Ora resta un memoriale, e il lavoro di chi sta ancora cercando di dare un nome ai tanti corpi sfigurati, distrutti, sepolti.

Non è accaduto fra qualche sperduta regione montagnosa dell’Asia, non è accaduto un secolo fa. Ma è successo qui a poche centinaia di chilometri da noi, 15 anni fa. Il tribunale dell’Aja si mise subito al lavoro e nel 1996, dopo due anni di indagini, presero il via le prime fasi del dibattimento.

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La pietra che ricorda il numero delle vittime

Così recita l’atto introduttivo del processo (27 giugno 1996): “Questa particolare applicazione  è in conformità con la politica del pubblico ministero di indagare la responsabilità individuale penale delle persone in posizioni di autorità superiore e di controllo. Questa Politica comprende l’indagine su i responsabili che davano gli ordini illegali di commettere crimini su cui questo Tribunale è competente. La politica comprende anche l’inchiesta dei crimini sulla base della dottrina della responsabilità di comando, che, nell’ambito di questo caso, si riferisce alle indagini
sulle persone in posizioni di autorità superiore che non sono riuscite o hanno omesso di impedire che il comportamento criminale o di dissuadere l’illegittimo comportamento dei loro subordinati. Questa imputata responsabilità si applica se la persona in superiore autorità sapeva o aveva motivo di sapere che i subordinati  stavano per commettere o avevano commesso crimini e tuttavia omesso di adottare le necessarie e misure ragionevoli per prevenire la commissione di tali reati o per punire coloro che li avevano commessi.

Quando l’Ufficio del Procuratore è diventato operativo a metà del 1994, è stato fatto un focus significativo dell’accertamento sulle persone coinvolte nelle posizioni di autorità che erano
responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario nella ex Jugoslavia. Questa è ancora la situazione attuale, e continuerà ad essere così. In relazione alle accuse che tali gravi
violazioni sono state commesse dai serbi bosniaci nella Bosnia-Erzegovina, le indagini da parte dell’Ufficio della procura si sono concentrate sulle singole Responsabilità penali della leadership
dell’amministrazione serba a Pale. In relazione a tali indagini, la Procura sta indagando su una vasta gamma di accuse che copre i reati di competenza del Tribunale, incluso il genocidio, i reati
gravi contro i civili, come l’omicidio, lo stupro, la tortura e altri atti di crudeltà, così come la distruzione dei beni culturali e storici proprietà e monumenti.

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le tombe dei bosniaci musulmani

La responsabilità di Radovan Karadzic e Ratko Mladic è stato un tema centrale fin dall’inizio, e più  di recente, le indagini hanno incluso Mico Stanisic. Il Procuratore ha già rilasciato rinvii a
giudizio nei confronti di altri individui di genocidio, omicidio, stupro, maltrattamenti di civili, torture e altri reati derivanti dal funzionamento dei campi di detenzione e da attacchi contro i civili disarmati. ”

 

(Tutte le foto, eccetto la prima di Karadzic, sono state realizzate da me ad Agosto di quest’anno, durante la terza settimana della memoria a Srebrenica)

Fenomeno Casa Pound: “Una progressione inquietante”

novembre 2, 2009 § 2 commenti

Intervista con Paolo Berizzi, giornalista di Repubblica autore di “Bande Nere”( Bompiani euro 17,50)

Sono sempre di più, sono sempre più giovani, sono sempre più “inseriti”. Ecco il ritratto del fascista del terzo millennio. Ragazzi in cerca di trasgressione, perché “essere di sinistra non è più alternativo” ci spiega Paolo Berizzi, giornalista di Repubblica, e autore del libro inchiesta “Bande nere”.

Nelle pagine del volume percorriamo una sorta di Tour nero per le città e le strade d’Italia, fra le case occupate, i cortei e l’organizzazione di eventi e concerti, tutti di stampo neofascista. Certo ci sono ancora i luoghi “classici” dei movimenti di ultradestra, come le curve degli stadi, “oggi l’80% degli ultras italiani ha una colorazione nera, nerissima”, ma non siamo più di fronte a comunità chiuse. “Anzi- dice Berizzi- i movimenti neofascisti oggi sono molto aperti alla società civile perché possono infiltrarsi con maggiore facilità”. Non solo ma, come nel caso di Quarto Oggiaro a Milano, oggi i giovani di ultradestra trovano anche alleanze inedite e rinnovate con la malavita organizzata. Certo stiamo parlando comunque di una serie di sigle che “alle elezioni non raccoglie più di un 3%, sommandole tutte e molte di queste non hanno buoni rapporti tra loro”.34594_casapound[1]--400x300

“Ma non è un fenomeno da sottovalutare- aggiunge Berizzi- anzi assistiamo ad una progressiva nazificazione dei movimenti di estrema destra, perché oggi c’è bisogno, soprattutto per i più giovani, di identità forti, di etichette esplosive che riempiano il vuoto di valori e di idee che c’è intorno, e i neofascisti si inseriscono perfettamente in questa logica”.

Berizzi ha viaggiato lungo l’Italia per capire la crescita e l’affermazione di quella che non è più solo una “frangia” di nostalgici, ma di ragazzi perfettamente integrati nel tessuto sociale.

Tanto da essere considerati alla “moda”, come aveva fatto in Febbraio il mensile della Mondatori “Top Girl”. Destinato ad un pubblico femminile tra i 14 e i 19 anni, aveva presentato la “carica dei neofascisti” come qualcosa di terribilmente “trendy”. Ecco questa è la grande “novità” ci dice Berizzi, “oggi non vediamo più i “ghetti” dove l’ultradestra era stata confinata e nei quali a volte si era auto confinata, basta con l’abbigliamento estremo o gli slogan truci; oggi il neofascista vuole sembrare un ragazzo normale, quello che potresti avere vicino nel banco o in fila alla mensa con te”.

“Sono partito dal Veneto, dalla periferia di Milano e da Roma ovviamente, perché questi posti sono diventati delle vere e proprie “officine” del neofascismo, se si osservano i muri della Capitale, in diverse zone ci si ritroverà davanti una vera e propria lavagna dei movimenti di ultra destra”.cspound1

In questo “mare” di movimenti si distingue CasaPound: “Quello della “tartaruga”( il simbolo del movimento) è un caso molto particolare. Prima di tutto ci troviamo di fronte al primo modello di centro sociale di destra. Tanto da vedere un “copia e incolla” di molti temi cari alla sinistra, come la casa, l’essere contro i poteri “forti”, loro lo chiamano antiglobalismo, e il sentirsi vicino ai ceti meno abbienti, ovviamente composto da cittadini italiani, perché l’identità nazionale e nazionalistica è un tema centrale”.

Quello che, però, interessa maggiormente di Casa Pound sono da un lato le sue contraddizioni e dall’altro le sue strategie, nelle quali si inserisce perfettamente l’occupazione dello stabile a Materdei .

“La prima contraddizione che mi sono trovato davanti- spiega Berizzi- è che i ragazzi di Casa Pound si presentano come dei “duri e puri” che occupano le case che poi trasformano in centri sociali, ma a Roma per esempio pagano l’affitto in più di una sede o gli appartamenti gli vengono addirittura regalati”. Secondo Berizzi questo avviene perché ci si trova di fronte ad un movimento che si sta “istituzionalizzando” e che sta costruendo un “Franchising del neofascismo” con una strategia comunicativa molto studiata.Forza Nuova_Saluto

“Quelli di Casa Pound ti dicono “noi rompiamo gli schemi” che significa comunicare anche con chi è diverso da loro, presentarsi nelle università, diminuire le distanze con gli altri, presentarsi come “fascisti per bene”. In un certo senso nascondersi, celare gli aspetti più estremi della propria identità”.

In questo senso risulta molto istruttivo un video, che circola su youtube, del marzo scorso, nel quale si vede l’eurodeputato leghista Mario Borghezio ad un convegno di “Nissa Resela”, movimento di ultradestra francese, mentre dà alcuni “suggerimenti” ai militanti.

Borghezio parla di “infiltrazione politica”, di “non apparire agli altri come fascisti nostalgici”, anche se è importante “rimanere dentro, sempre gli stessi”. Dissimulare, insomma, ed è quello che Berizzi vede fare ai neofascisti di Casa Pound.

“Cercano le sedi sempre vicino a luoghi dove vi siano forti comunità di immigrati, oppure dove ci siano università o in quartieri popolari- continua- questo perché da un lato loro devono dimostrare di essere l’ultimo “baluardo” di italianità in un Paese sempre più multiculturale; dall’altro stanno vicini ai “terreni di coltura” dove possono trovare giovani, o giovanissimi, da portare dalla loro parte, ecco l’importanza di apparire come “ragazzi normali”, moderni che condividono le stesse ansie e le stesse speranze dei loro coetanei”.bandenere

Quello che però appare davvero preoccupante è “l’inquietante progressione” che i movimenti neofascisti stanno facendo all’interno della nostra società: “Numericamente non sono tanti in assoluto- dice Berizzi- sono circa 150mila i ragazzi che fanno parte dell’ultradestra, ma è la capacità di infiltrarsi ad ogni livello e anche la mancanza di “risposte” che vengono dal sistema. Sono sempre più tollerati, come se si cercasse di “normalizzarli” e non di combatterli, e questo lo si vede dalle mancate risposte della politica, che tollera, e dall’assenza di alternative. Fenomeni come Casa Pound hanno preso il posto una volta occupato dai movimenti di sinistra. Oggi che nel Paese c’è stata una vera e propria disintegrazione di quella che si chiamava un tempo “sinistra extraparlamentare”, ti trovi davanti un vuoto. Ecco i neofascisti sono arrivati per riempirlo quel vuoto”.

Il crescente numero di aggressioni ai danni di omosessuali, immigrati o semplicemente ragazzi rei di apparire o essere “comunisti”, dimostra che la progressione “inquietante” è una realtà sempre più evidente. Forse però l’aspetto più preoccupante è proprio quella “tolleranza” che il sistema politico e sociale accorda a questi fenomeni. Resta da chiedersi, infatti, in che tipo di Paese viviamo, e soprattutto vivremo, se si decide di inglobare e metabolizzare un fenomeno come quello del neofascismo.

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