Radovan Karadzic in aula: ricordando Srebrenica

novembre 3, 2009 § 1 Commento

Dopo molti rinvii e tentennamenti Radovan Karadzic ha deciso di presentarsi di fronte alla Corte che lo sta giudicando all’Aja in Olanda. Quella di oggi è quindi una data importante, anche se il processo per crimini di guerra all’ex presidente della Repubblica Sprska e ai suoi complici, resta ancora in libertà il più feroce e pericoloso Ratko Mladic, è ben lontano dalla sua conclusione.imageskarad

Karadzic è accusato di numerosi crimini di guerra commessi tra il 1993 e il 1995 quando era presidente dell’autoproclamata Repubblica dei serbi di Bosnia. Entità che tutt’oggi ancora esiste anche se non è riconosciuta da alcun Paese e da alcun organismo internazionale.

Eppure esiste un confine tra quelli che sono i territori dello stato della Bosnia Erzegovina e queste terre popolate per la maggior parte da serbi. Vi sono posti di blocco dove la polizia serbo bosniaca controlla passaporti e veicoli. La capitale di questo Stato fittizio è Banja Luka, l’altra città, dove vi si era stabilito il comando militare, è Pale.

I due capi di imputazione più importanti, e noti, riguardano l’assedio di Sarajevo, durato 44 mesi, e il massacro di Srebrenica, consumatosi tra l’8 e l’11 luglio del 1995.

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Memoriale di Potocari, dove sono seppellite le vittime del massacro

Quando le milizie di Mladic entrarono in una cittadina che era un enclave di musulmani bosniaci dentro i territori dei serbi. C’erano 35mila persone che vivevano lì, oggi sono 18mila. Dopo la fine della guerra sono state scoperte le fosse comuni. Se ne contano finora un centinaio, i serbi, infatti, avrebbero disperso i corpi in più punti per non essere accusati di genocidio. Accusa che invece è arrivata nel 2007 proprio dalla Corte Penale internazionale: quello che è accaduto durante l’estate del 1995 è un frutto amaro, più di 8mila morti, tutti musulmani bosniaci.

Bisognava “bonificare” l’area, renderla etnicamente pronta perchè potessero risiedervi solo serbi. Ora resta un memoriale, e il lavoro di chi sta ancora cercando di dare un nome ai tanti corpi sfigurati, distrutti, sepolti.

Non è accaduto fra qualche sperduta regione montagnosa dell’Asia, non è accaduto un secolo fa. Ma è successo qui a poche centinaia di chilometri da noi, 15 anni fa. Il tribunale dell’Aja si mise subito al lavoro e nel 1996, dopo due anni di indagini, presero il via le prime fasi del dibattimento.

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La pietra che ricorda il numero delle vittime

Così recita l’atto introduttivo del processo (27 giugno 1996): “Questa particolare applicazione  è in conformità con la politica del pubblico ministero di indagare la responsabilità individuale penale delle persone in posizioni di autorità superiore e di controllo. Questa Politica comprende l’indagine su i responsabili che davano gli ordini illegali di commettere crimini su cui questo Tribunale è competente. La politica comprende anche l’inchiesta dei crimini sulla base della dottrina della responsabilità di comando, che, nell’ambito di questo caso, si riferisce alle indagini
sulle persone in posizioni di autorità superiore che non sono riuscite o hanno omesso di impedire che il comportamento criminale o di dissuadere l’illegittimo comportamento dei loro subordinati. Questa imputata responsabilità si applica se la persona in superiore autorità sapeva o aveva motivo di sapere che i subordinati  stavano per commettere o avevano commesso crimini e tuttavia omesso di adottare le necessarie e misure ragionevoli per prevenire la commissione di tali reati o per punire coloro che li avevano commessi.

Quando l’Ufficio del Procuratore è diventato operativo a metà del 1994, è stato fatto un focus significativo dell’accertamento sulle persone coinvolte nelle posizioni di autorità che erano
responsabili di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario nella ex Jugoslavia. Questa è ancora la situazione attuale, e continuerà ad essere così. In relazione alle accuse che tali gravi
violazioni sono state commesse dai serbi bosniaci nella Bosnia-Erzegovina, le indagini da parte dell’Ufficio della procura si sono concentrate sulle singole Responsabilità penali della leadership
dell’amministrazione serba a Pale. In relazione a tali indagini, la Procura sta indagando su una vasta gamma di accuse che copre i reati di competenza del Tribunale, incluso il genocidio, i reati
gravi contro i civili, come l’omicidio, lo stupro, la tortura e altri atti di crudeltà, così come la distruzione dei beni culturali e storici proprietà e monumenti.

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le tombe dei bosniaci musulmani

La responsabilità di Radovan Karadzic e Ratko Mladic è stato un tema centrale fin dall’inizio, e più  di recente, le indagini hanno incluso Mico Stanisic. Il Procuratore ha già rilasciato rinvii a
giudizio nei confronti di altri individui di genocidio, omicidio, stupro, maltrattamenti di civili, torture e altri reati derivanti dal funzionamento dei campi di detenzione e da attacchi contro i civili disarmati. ”

 

(Tutte le foto, eccetto la prima di Karadzic, sono state realizzate da me ad Agosto di quest’anno, durante la terza settimana della memoria a Srebrenica)

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