Anche a Natale comprate e regalate Monitor!

dicembre 23, 2009 § Lascia un commento

In copertina, e pag. 6 e 7 – Per una presta libertà. Il carcere di Poggioreale è una città nella città. Milletrecento posti e il doppio di detenuti. Ogni settimana i parenti si affollano lungo le mura per un’ora di colloquio. E le morti, in aumento negli ultimi mesi, sono solo “brevi” di cronaca

Pag. 2 e 3 – Rewind: Candidato sì, candidato no. Il mese si apre e si chiude con le dichiarazioni dei pentiti che accusano il sottosegretario Cosentino

Pag. 4 – I gabbiani al tempo dei rifiuti. Il processo di Bassolino. Eternit, giustizia o risarcimenti

Pag. 5 – Le voci delle donne del carcere di Pozzuoli

Pag. 8 e 9 – Poster: Il gioco delle Oche

Pag. 10 – Il carcere sotto sopra. La sera del 23 novembre 1980 a Poggioreale il terremoto sconvolge i fragili equilibri tra detenuti di opposte fazioni. Alla fine si conteranno tre morti e ventiquattro feriti.

Pag. 11 – Minorile: Yassin e chi resta dentro. Strutture: Il carcere che verrà

Pag. 12 – La retata degli schiavi. A San Nicola Varco, sobborgo di Eboli, sgomberati i mille marocchini accampati in un mercato abbandonato. Sono i braccianti che lavorano per venti euro al giorno per le multinazionali agroalimentari. E già aprono i canteri di un enorme outlet

Pag. 13 – Un momento di onestà. I CoSang, duo hip hop di Marianella, escono con il loro secondo lavoro, Vita Bona. Versi rabbiosi che si nutrono dell’immaginario della città paracriminale. Contro il politicamente corretto che alimenta lo spettacolo del male

Pag. 14 – Pianura, indagini alla svolta. In dirittura d’arrivo le inchieste sui veleni della discarica Pag. 15 – Libri: La Ferita. Nomi e cognomi delle vittime dei clan – Libri: I terremotati di Giovanni Iozzoli. Ricordo: Sergio De Benedittis Pag. 16 – Belgrado ad alta tensione. Il Gay Pride rinviato perché il governo non garantisce la sicurezza per le vie del centro. Un tifoso francese ucciso dagli hooligan a colpi di bastone. I rom circondati da un reticolato durante le Universiadi. E due miliardari che si contendono il porto

Con i disegni di Malov, DiegoMiedo, Cyop&Kaf, Tobias Marx e Rosa Futuro, Marco Formisano, Danilo Colamonici, Zolta

Napoli Monitor lo trovi: Centro – Teatri: Nuovo Teatro Nuovo, via Montecalvario 16 Gallerie: Hde, piazzetta Nilo – Manidesign, via S. Giovanni Maggiore Pignatelli Librerie: Perditempo, via Tribunali – Jamm, via S. Giovanni Maggiore Pignatelli – Dante & Descartes, via Mezzocannone – Ubik, via B. Croce – Feltrinelli, via S. Tommaso d’Aquino – Eva Luna, Piazza Bellini – O’ Pappece, vico Monteleone – Librido, via San Sebastiano – Mani Tese, piazza Cavour – Canto Libre, via S. Giovanni Maggiore Pignatelli 35. Edicole: piazza Monteoliveto – piazza Trieste e Trento – corso V. Emanuele ang. Monti. Sanità: Edicole: via Supportico Lopez ang. Vergini. Vomero: Fonoteca, via Morghen. Edicole: via Luca Giordano ang. Cimarosa – staz. Funicolare via Morghen Bagnoli: Edicole: staz. Metro Bagnoli Secondigliano: Gridas, via Monterosa 90 Fuorigrotta: Edicole: staz. Cumana Fuorigrotta Marigliano: Quilombo, bottega del commercio equo solidale San Sebastiano: Sott e Ncopp, bottega del commercio equo solidale

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La legalità di Busholaso

dicembre 15, 2009 § Lascia un commento

Una settimana fa il Tar del Lazio aveva emesso una ordinanza di sospensione dei lavori intorno alla discarica di Terzigno. I giudici avevano accolto un ricorso presentato dall’ente del Parco Nazionale del Vesuvio e da Legambiente ritenendo che:

“Considerato che il ricorso presenta profili di fondatezza, segnatamente nella parte in cui non risulta esaminata, in seno alla Conferenza deputata alla Valutazione di Impatto ambientale del progetto definitivo relativo alla viabilità esterna della discarica in località Pozzelle nel Comune di Terzigno, la relazione di “aggiornamento” della Valutazione di Incidenza Ambientale”.

I lavori andassero fermati fino ad una nuova verifica. Pareva proprio che questi noisi ambientalisti e i cittadini preoccupati di ritrovarsi un’autostrada, oltre che una discarica, dentro un parco nazionale, qualche ragione ce l’avessero. E così hanno ordinato uno stop in attesa di vederci chiaro. Ora secondo voi che cosa è accaduto? Nulla.

i lavori per costruire la strada della discarica (foto di Ranieri)

Dopo una settimana i lavori sono continuati come se niente fosse, come se il giudizio di un Tribunale della Repubblica Italiana non valesse nulla. Forse lo hanno scambiato per un amichevole consiglio. Ora è scattata una denuncia ai carabinieri per accertare le responsabilità penali della grave inadempienza. Ma noi, che lo conosciamo bene, siamo sicuri che George W. Busholaso non c’entri nulla con questa storia. Dev’essere tutto un equivoco, lui non solo la legge la fa rispettare ma è proprio la legalità in persona.

Processo Bassolino-Impregilo: Il fido Avallone

dicembre 10, 2009 § Lascia un commento

Udienza breve del processo Impregilo, che riprenderà il 16 dicembre con l’audizione di un teste davvero d’eccezione: L’ex commissario Corrado Catenacci.

In attesa di raccogliere la sua testimonianza è andata in scena, presso l’aula bunker di Poggioreale, si sempre quella, la commovente corrispondenza di amorosi sensi tra il teste Maurizio Avallone, ex dirigente della Seam che lavorava in seno all’Arpac, e gli avvocati della difesa.

I due punti più alti si sono toccati alle seguenti domande, di cui la seconda putroppo interrotta dal pm che l’ha fatta cancellare:  “D’estate gli ex impianti di CDR andavano in sovraccarico?”, risposta; “Mi sembra lapalissiano, in Campania ci saranno almeno tre milioni di abitanti in più”, e l’avvocato “No sa perchè c’è stato anche un consulente della Procura che ha sostenuto che questo non è vero”. Seconda “Ma quindi secondo lei gli ex impianti non funzionavano per colpa della mancata raccolta differenziata?”, risposta “Si, si tratta di impianti delicati e la presenza di rifiuti ingombranti, come ad esempio il motore di una lavatrice trovata dai miei uomini durante una ispezione, potevano bloccare l’impianto”; l’avvocato, gongolante: “Ah ecco quindi non è una questione di lame, trituratori o quant’altro come sostenuto dal solito consulente dell’accusa?”. A questo punto il Pm si è opposto contro la domanda tendenziosa rivolta ad un teste e non ad un consulente, il giudice accoglie. Peccato, lo spettacolo non era male.

Ma il Fido Avallone riesce a prodursi in altri numeri memorabili, come quando ha ricordato che fra i suoi compiti e quelli della sua squadra vi era la verifica ingegneristica degli impianti, ma bisogna dire che “nell’emergenza si navigava a vista ma questo dal punto di vista impiantistico è impossibile” Quindi come erano progettati questi impianti?

Ancora sulla qualità del Cdr: “Avevamo solo i dati della Fibe, noi non avevamo gli strumenti”. Ad occuparsi di questo aspetto poi non era lui ma la dottoressa Maria Luisa Imperatrice.  Il Fido Avallone ricorda poi che per un periodo i rapporti stilati dalla Seam/Arpac venivano prima consegnati al Commissariato e alla Fibe e poi resi pubblici.  Ma questo “è durato solo per pochi mesi”, anche perchè “non ho mai ricevuto pressioni, ho sempre lavorato in totale autonomia”. D’altra parte sulla affidabilità e trasparenza dell’Arpac nessuno dubita, sopratutto da quando si è scoperto che era un serbatoio elettorale di raccomandati che in molti casi non avevano mai lavorato in campo ambientale.

Ma torniamo al Fido Avallone, dopo aver ripetuto che a causa della mancata differenziata, a causa della presenza di rifiuti di tutti i tipi scaricati dai mezzi comunali, a causa dell’estate, dei turisti, del caldo, del mancato avvio della raccolta differenziata, gli ex impianti di Cdr erano sempre sotto stress. Non solo ma a causa del sovraccarico non era possibile effettuare le previste manutenzioni. A questo punto dal Pm parte una domanda: “Mi scusi in quanto, e come avete calcolato il sovraccarico?”. Espressione accigliata di Avallone, che dopo una pausa risponde: “Era evidente, cioè suppongo che i miei uomini guardassero i tabulati”. Ah ecco, lui suppone.

Se a Babbo Natale devi chiedere una cella nuova

dicembre 8, 2009 § Lascia un commento

Nell’agosto scorso la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia a risarcire di mille euro il bosniaco Izet Sulejmanovic. Per avergli imposto condizioni “inumane e degradanti” nella sua detenzione. Arrestato per furto Sulejmanovic ha vissuto in carcere con altri cinque detenuti in una stanza di appena sedici metri quadri per 18 ore al giorno. E’ la storia delle oltre 62mila persone che ogni giorno sono costrette a sopportare spazi angusti, servizi igienici scadenti, se non assenti, in strutture spesso vecchie e non in grado di accogliere tutti i detenuti che vi vengono stipati. Eppure in Italia le carceri ci sarebbero. Ci sarebbero perché in realtà, come denunciano da anni le associazioni che si occupano dei detenuti come “Ristretti orizzonti”, sono circa una cinquantina le strutture inutilizzate, fra carceri vere e proprie e case mandamentali.

Solo per parlare della Campania abbiamo i casi di Gragnano, costruito, inaugurato e chiuso, di Frigento e di Morcone a due passi da Benevento, tutti pronti ad entrare in funzione e lasciati invece in uno stato di abbandono.

Già la Corte dei Conti nel 2003 aveva denunciato, in una sua relazione, che nonostante i 3,5 miliardi di euro spesi dalla fine degli anni 60 al 2000, i risultati erano stati deludenti. Questo perché “la politica dello Stato nei confronti delle strutture detentive è stata incostante e non lineare”. La mancanza di una programmazione insomma ha portato sprechi, cattiva gestione e decine di strutture mai finite. Tutto in danno dei detenuti che di fronte a 43mila posti regolari, devono “stringersi” per far entrare i rimanenti 20mila.

In alcuni casi, poi, avevamo strutture perfettamente funzionanti e in grado di accogliere migliaia di persone, ma si è deciso di ridurne la capacità. Questo è accaduto alle case di “reclusione e lavoro” di Mamone, Is Arenas e Isili, tutte in Sardegna. Basti pensare che solo la prima alla fine degli anni 70 aveva circa 1.500 ospiti, oggi sono solo 50.

Ancora il nuovo carcere di Ancona perfettamente attrezzato per ospitare 180 detenuti ed invece non ce ne sono mai stati più di 20. Fino ad arrivare al caso limite della casa circondariale femminile di Pontremoli in Toscana, costruita per 30 ospiti, ne aveva quattro che con lo scorso indulto sono uscite e la struttura ha chiuso.

Ci sono poi le carceri funzionanti ma “vittime” di lunghi lavori di ristrutturazione, come a Gorizia, dove un intero piano è chiuso, a Ferrara dove i lavori cominciati nel 2001 non sono ancora terminati e a Venezia dove si è dovuta ridurre la capacità ad appena 50 posti.

Infine ci sono gli appalti bloccati come quelli di Savona, carcere da 265 posti, dove un contenzioso contrattuale ne ha bloccato i lavori appena iniziati, oppure Marsala, capienza 175 posti, dove hanno messo su solo il cantiere perché l’affidatario dei lavori e il Ministero delle Infrastrutture sono entrati in causa.

La ronda dei carcerati di Van Gogh

E mentre il Ministro della Giustizia Angelo Alfano annuncia il nuovo, ennesimo, “piano carceri”, il sindacato degli agenti di polizia penitenziaria denunciano carenze di organico per 5mila e 500 guardie, e quindi si rischia di costruire altre strutture ma poi non ci sarebbe personale per sorvegliare i detenuti.

Ma, fortunatamente, non ci sono solo cattive notizie. Dopo più di 50 anni e 5 milioni di euro spesi,  apre i battenti il “nuovo”, si fa per dire visto che il progetto era del 1959, carcere di Gela. A questo ritmo ai detenuti non resta che chiedere la cittadinanza bosniaca.

No Berlusconi Day: impressioni di dicembre

dicembre 6, 2009 § Lascia un commento

Ieri una grande manifestazione ha attraversato la città di Roma. Come sanno benissimo i danesi la cui televisione ha seguito in diretta tutto l’evento. Già perchè la nostra televisione di Stato ha ritenuto che le centinaia di migliaia, quanti di preciso difficile da stabilire forse un milione più verosimilmente la metà, di persone scese per strada a chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio non fossero di nessun interesse. Avranno avuto altro da fare evidentemente.

Comunque le telecamere non mancavano, molti videomaker indipendenti si aggiravano fra gli striscioni, ancora di più ho contato macchine fotografiche professionali e registratori vocali. Insomma ho l’impressione che non mancherà il materiale su cui rivedere, rielaborare e riflettere.

Mi ha colpito la presenza di tante famiglie e di persone anche anziane. Ho incrociato un gruppo di arzille vecchiette livornesi che sembravano quasi essere venute ad una festa. “E’ così bella questa piazza”, mi ha detto una, ed aveva ragione.

C’era molta voglia di ironizzare, direi quasi di ridere per non dover piangere, perchè l’indignazione non era da meno dell’allegria. Esemplare e diretto il cartello tenuto su da due ragazzi “Mi hai rotto il cazzo”. E così tra un Silvio in miniatura chiuso dentro una scatola di cartone a sbarre con la scritta “I have a dream” e una serie di lettere giganti di cartone che formavano la scritta “Dimettiti”. La manifestazione ha portato con sè tutte le opinioni, da quelle più accese a quelle più pacate, ma tutte dirette a rivelarsi a far vedere che c’erano. Ho avuto come l’impressione che un’enorme massa schiacciata, compressa, fino a quel momento silenziosa di parole, di cose da dire, di affermazioni da fare sia finalmente esplosa in un gesto liberatorio. Società civile ha detto qualcuno, questo non lo so, però era un bello spettacolo.

Ma non sono state tutte rose e fiori, mi è capitato di assistere ad un momento di tensione tra i ragazzi viola e un camion di Rifondazione Comunista, seguito da un centinaio di persone con la bandiera del partito. In pratica il camion voleva infilarsi in mezzo al corteo e i ragazzi urlavano “voi dovete stare dietro, questa è la nostra manifestazione”, quelli facevano finta di niente e cercavano di portarsi avanti, finchè un tipo con un enorme cappello viola si è piazzato davanti al camion e ha scandito: “prima il viola”. A quel punto i rifondaroli hanno rallentato e la cosa si è ricomposta. Ma non è stato un episodio isolato: dalle traverse laterali che portavano a Piazza dell’Esquilino spesso si sono infilati gruppuscoli con bandiere di rifondazione, comunisti italiani, persino del Pd. Ma la cosa non è passata inosservata, tanto che quando sono passato di fianco a Ferrero, il segretario di Rifondazione, ho sentito da dietro di me partire una bordata di fischi e anche un “va a casa”.

Diversamente, invece, da quanto accaduto a De Magistris, che ho visto marciare da solo, o meglio con alcuni amici, senza alcuna bandiera o distintivo ma solo una sciarpa viola. Diverse persone gli hanno chiesto una foto, e altri si fermavano per stringergli semplicemente la mano.

Con questo non voglio certo difendere l’Idv e accusare i partiti di sinistra “extraparlamentare” di aver giocato sporco, ma mi è sembrato di cogliere atteggiamenti diversi.  In questo pezzo che vuole essere una testimonianza delle mie impressioni, una cosa sicuramente ricorderò: la sensazione che molte persone si trovassero lì perchè avevano voglia di essere lì. Lo volevano fare e volevano sentirsi parte di qualcosa.

Cosa succederà dopo? Non ne ho idea, ma spero che quello che si è visto non resti un episodio isolato, ma possa costituire un primo passo per quantomeno ragionare su quello che significa oggi fare “opposizione” in questo Paese.

Pura razza padana: rom sgomberati di Alessandro Gigante

dicembre 2, 2009 § Lascia un commento

Alla fine le eroiche forze dell’ordine di Pavia hanno sgomberato le pericolose famiglie rom. E ora dove li manderanno? Mah nessuno ci ha pensato, ma dobbiamo capirli, prima viene la sicurezza degli italiani poi eventualmente i diritti umani.

Alessandro Gigante ha ripreso lo sgombero e la disperazione di alcuni suoi ex occupanti.

Perchè Bertolaso non ama i gabbiani

dicembre 1, 2009 § 1 Commento

Mentre accompagnava i giornalisti sull’invaso della discarica di Terzigno, all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, il nostro George W Bertolaso, capo assoluto della Protezione civile, orgoglioso diceva: “Vedete? Qui non ci sono gabbiani che volano sulla struttura, questo perchè nel sito sono conferiti solo rifiuti trattati, non c’è organico”. Niente gabbiani sul Vesuvio insomma a costo di abbatterli con le pale dell’elicottero su cui viaggia solitamente il nostro condottiero.

Ma qualche decina di chilometri più a nord, sulla discarica di Ferrandelle di gabbiani se ne vedono a migliaia che pascolano su montagne di rifiuti tal quale lasciati, o meglio abbandonati, su enormi piazzali, diventando così una fonte di trasmissione per le infezioni.

Gabbiani a Lo Uttaro

Già perchè la Professoressa Francesca Menna, del dipartimento di patologia aviaria della Federico II, ha condotto diversi studi che evidenziano due importanti elementi. Il primo è che gabbiani, piccioni ed uccelli migratori, in minor parte, sono diventati portatori di una forma particolarmente pericolosa di Escherichia Coli, un batterio che può causare diverse disfunzioni all’apparato digerente anche nell’uomo, più nello specifico la tipologia denominata 157H7.

Quando l’abbiamo riscontrata siamo rimasti molto sorpresi- dice la Menna- perchè questo tipo di batterio viene contratto dai bovini e non dagli uccelli”. Com’era stato possibile quindi che una specie animale soffrisse delle patologie di altre specie?

Si tratta di un fenomeno di “crossing” che si verifica in ambienti molto promiscui- aggiunge la professoressa- ma devono ricorrere delle condizioni particolari”.

Condizioni che nella Regione Campania si sono verificate quando a causa dell’emergenza rifiuti la città è stata sommersa di “munnezza” e della decisione di aprire in seguito decine di discariche per accogliere rifiuti indifferenziati.

Nel 2006, infatti, il team della Menna comincia a lavorare sui piccioni della città di Napoli, quando riscontra questa anomalia, eppure nel territorio urbano non ci sono allevamenti. “Non riuscivamo proprio a capire cosa fosse successo. Poi ci siamo guardati intorno; eravamo circondati da spazzatura tal quale, lasciata per le strade e piena di rifiuti organici. In pratica dividendo questi spazi con topi, insetti e cani, che mangiano i resti di cibo avariato di mucca o altri animali, anche i piccioni avevano contratto l’escherichia”.

Ma in seguito i rifiuti vengono raccolti dalle strade ed oggi la città è tornata ad essere relativamente pulita, quindi pericolo scampato? Pare proprio di no come spiega la Menna: “Siamo tornati a rifare le analisi, questa volta sui gabbiani, nel 2009. Ed abbiamo riscontrato di nuovo lo stesso problema. Ci siamo chiesti perchè e la risposta sta nelle discariche a cielo aperto che sono luoghi altamente rischiosi per le infezioni”. Anzi, sotto un certo punto di vista “le discariche sono anche peggio perchè attirano decine di specie diverse tutte concentrate in un luogo solo da cui poi si propaga l’infezione”. In pratica accumulare rifiuti sui piazzali equivale a lasciarli per strada, se non peggio, da un punto di vista igienico-sanitario. “Siamo di fronte ad una situazione folle, altro che virus H1N1( quello della influenza A)- si sfoga la Menna- qui siamo di fronte ad uno stato delle cose che mette in pericolo la salute della fauna Campana e anche dei cittadini, in particolar modo i bambini che sono più esposti”.

Per comprendere meglio il fenomeno e descriverne la portata ora il dipartimento di patologia aviaria sta avviando uno studio sugli uccelli migratori. Perchè se piccioni e gabbiani sono specie stanziali, “anche se per i secondi si parla di un raggio di azione di 45 chilometri” specifica la Menna, in Campania ogni anno arrivano migliaia di uccelli che poi riprendono il loro cammino diretti in tutta Europa.

Quello che ci preoccupa- conclude- è che stiamo riscontrando un espandersi di queste patologie anche nelle specie selvatiche che solitamente sono molto più resistenti, anche più dell’uomo. Questo vuol dire che ci troviamo in un ambiente molto insalubre.”

Ma questo bisognerebbe spiegarlo a chi apre le discariche in parchi naturali, festeggiando il tutto come un successo della buona amministrazione.

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