Se a Babbo Natale devi chiedere una cella nuova

dicembre 8, 2009 § Lascia un commento

Nell’agosto scorso la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia a risarcire di mille euro il bosniaco Izet Sulejmanovic. Per avergli imposto condizioni “inumane e degradanti” nella sua detenzione. Arrestato per furto Sulejmanovic ha vissuto in carcere con altri cinque detenuti in una stanza di appena sedici metri quadri per 18 ore al giorno. E’ la storia delle oltre 62mila persone che ogni giorno sono costrette a sopportare spazi angusti, servizi igienici scadenti, se non assenti, in strutture spesso vecchie e non in grado di accogliere tutti i detenuti che vi vengono stipati. Eppure in Italia le carceri ci sarebbero. Ci sarebbero perché in realtà, come denunciano da anni le associazioni che si occupano dei detenuti come “Ristretti orizzonti”, sono circa una cinquantina le strutture inutilizzate, fra carceri vere e proprie e case mandamentali.

Solo per parlare della Campania abbiamo i casi di Gragnano, costruito, inaugurato e chiuso, di Frigento e di Morcone a due passi da Benevento, tutti pronti ad entrare in funzione e lasciati invece in uno stato di abbandono.

Già la Corte dei Conti nel 2003 aveva denunciato, in una sua relazione, che nonostante i 3,5 miliardi di euro spesi dalla fine degli anni 60 al 2000, i risultati erano stati deludenti. Questo perché “la politica dello Stato nei confronti delle strutture detentive è stata incostante e non lineare”. La mancanza di una programmazione insomma ha portato sprechi, cattiva gestione e decine di strutture mai finite. Tutto in danno dei detenuti che di fronte a 43mila posti regolari, devono “stringersi” per far entrare i rimanenti 20mila.

In alcuni casi, poi, avevamo strutture perfettamente funzionanti e in grado di accogliere migliaia di persone, ma si è deciso di ridurne la capacità. Questo è accaduto alle case di “reclusione e lavoro” di Mamone, Is Arenas e Isili, tutte in Sardegna. Basti pensare che solo la prima alla fine degli anni 70 aveva circa 1.500 ospiti, oggi sono solo 50.

Ancora il nuovo carcere di Ancona perfettamente attrezzato per ospitare 180 detenuti ed invece non ce ne sono mai stati più di 20. Fino ad arrivare al caso limite della casa circondariale femminile di Pontremoli in Toscana, costruita per 30 ospiti, ne aveva quattro che con lo scorso indulto sono uscite e la struttura ha chiuso.

Ci sono poi le carceri funzionanti ma “vittime” di lunghi lavori di ristrutturazione, come a Gorizia, dove un intero piano è chiuso, a Ferrara dove i lavori cominciati nel 2001 non sono ancora terminati e a Venezia dove si è dovuta ridurre la capacità ad appena 50 posti.

Infine ci sono gli appalti bloccati come quelli di Savona, carcere da 265 posti, dove un contenzioso contrattuale ne ha bloccato i lavori appena iniziati, oppure Marsala, capienza 175 posti, dove hanno messo su solo il cantiere perché l’affidatario dei lavori e il Ministero delle Infrastrutture sono entrati in causa.

La ronda dei carcerati di Van Gogh

E mentre il Ministro della Giustizia Angelo Alfano annuncia il nuovo, ennesimo, “piano carceri”, il sindacato degli agenti di polizia penitenziaria denunciano carenze di organico per 5mila e 500 guardie, e quindi si rischia di costruire altre strutture ma poi non ci sarebbe personale per sorvegliare i detenuti.

Ma, fortunatamente, non ci sono solo cattive notizie. Dopo più di 50 anni e 5 milioni di euro spesi,  apre i battenti il “nuovo”, si fa per dire visto che il progetto era del 1959, carcere di Gela. A questo ritmo ai detenuti non resta che chiedere la cittadinanza bosniaca.

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