Israele, un Paese che ama la democrazia e la pace

maggio 31, 2010 § 1 Commento

Immaginiamo la sorpresa e lo sgomento di chi questa mattina ha acceso una televisione, o il suo pc, ed ha appreso che l’Idf, l’esercito israeliano, ha attaccato una flotta di navi con a bordo pericolosi attivisti che portavano addirittura aiuti umanitari a Gaza, che si trova sotto assedio dalla vittoria elettorale di Hamas del 2006. Ma “l’esercito più morale del mondo”, come i politici israeliani amano definire Tsahal, in ebraico l’Idf, non è nuovo a questo tipo di azioni.

Sono anzi parecchi gli episodi che lo vedono coinvolto in azioni che hanno poi determinato una ferma condanna da parte delle Nazioni Unite. Per non tornare troppo indietro fermiamoci un attimo su uno dei vicini più “bersagliati” dallo stato ebraico: il Libano. Invaso tre volte, bombardato ferocemente, il Paese dei Cedri è stato teatro di uno degli episodi più terribili della guerra fra israeliani e palestinesi; il massacro di Sabra e Chatila.  Il 16 settembre 1982 l’esercito israeliano che aveva circondato i campi profughi palestinesi a Beirut, si “dimenticò” di chiudere i cancelli dei campi stessi, che furono invasi dai falangisti cristiano maroniti. Ci furono quasi 4mila vittime civili, per la maggior parte donne, vecchi e bambini. Lo scrittore Jean Genet ne trasse “Quattro ore a Chatila” in cui descrive tutto l’orrore di ciò che si trovò davanti. Un massacro che i popoli del medioriente non hanno mai dimenticato, ne parlò anche Bin Laden come una delle motivazioni dell’11 settembre, ma nemmeno gli israeliani. Ariel Sharon era Ministro della difesa e fu costretto a dimettersi perchè una commissione interna d’inchiesta israeliana accertò che non aveva fatto nulla per impedire il massacro, anzi. E quell’orrore rimase impresso nella memoria di tanti cittadini israeliani, come ricorda il film “Valzer con Bashir” all’epoca ventenni smarriti, catapultati in una guerra più grande di loro.

I bombardamenti dell'esercito israeliano in Libano nel 2006Direte voi, si ma è stato quasi trent’anni fa. Vero ma il tempo non ha portato “saggezza” ad Israele. Basti pensare a ciò che è accaduto nel 2006 durante il terzo conflitto in Libano contro Hezbollah: secondo il relatore delle Nazioni Unite, Jan Egeland, l’Idf ha usato durante il conflitto sia le bombe al fosforo, vietate dalle convenzioni internazionali, sia le terribili “cluster bombs”. Bombe a frammentazione che possono rimanere sul terreno inesplose, tante piccole “mine” che se toccate saltano lanciano “shrapnel”, schegge, in ogni direzione. Egeland concluse che Israele aveva sganciato il 90% delle bombe nelle 72 ore precedenti al ritiro. Un atto inutile quindi? No un atto di ritorsione contro la popolazione libanese, visto che più di centomila bombe giacciono inesplose nelle campagne con il rischio di uccidere o mutilare ancora oggi civili innocenti.

La scena si ripete poco dopo durante l’operazione “Piombo Fuso” su Gaza, nel 2009: armi al fosforo, bombe a frammentazione e decine di feriti che non potevano lasciare la striscia per andarsi a curare in altri ospedali. Come si può leggere in questo articolo di Repubblica: “Una Ong israeliana ha denunciato oggi che i medici che vanno in soccorso dei feriti a Gaza vengono presi di mira dall’Esercito israeliano. “Le testimonianze riferiscono che l’esercito israeliano attacca i medici che soccorrono i feriti, ambulanze e dottori chiaramente individuabili dall’abbigliamento”, denuncia l’Ong israeliana Physicians for Human Rights (Phr) in un comunicato, sottolineando di avere informazioni su almeno dieci casi di questi genere.”

Come magistralmente raccontato nel documentario “Piombo Fuso”, ai civili palestinesi fu in pratica impedito di lasciare una zona di guerra. Ancora in violazione delle norme internazionali, per non parlare poi dei deliberati bombardamenti di edifici dell’Onu a Gaza. Trenta morti, il 7 gennaio del 2009, si trattava di una scuola, le Nazioni Unite accusarono Israele: non poteva non sapere che quello era un edificio dell’Onu, non solo per il colore bianco e le scritte su tutte le facciate e sul tetto, ma anche perchè all’Idf venne consegnata, prima dello scoppio del conflitto, una mappa con tutti gli edifici delle Nazioni unite.

Infine i giornalisti, gli attivisti, i pacifisti: tutta gente poco amata dai rudi vertici di Tsahal che ci è sempre andata giù pesante come dimostra questo filmato:http://www.youtube.com/watch?v=m9FP7VKGlc8

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Giornalisti precari: che bella la schiavitù!

maggio 27, 2010 § Lascia un commento

Ebbene l’ordine dei giornalisti pare finalmente essersi accorto di una realtà che da decine di anni va avanti: quella dello sfruttamento dei giovani che intendono fare questa “professione”. Lo metto tra virgolette perchè è sempre più frequente che venga scambiata per una “passione”, e dunque non retribuita, e non per quello che è: un lavoro. E il lavoro come sappiamo va retribuito, e va retribuito secondo delle scadenze. Il Dossier dell’Odg è chiaramente indicativo e andrebbe completato con centinaia di testate che qui mancano. Ma anche solo a scorrere i casi di cui sopra si resta allibiti: dal pagamento di un 1,03 euro per un articolo di meno di venti righe, il Giornale di Sicilia, fino ai 360 giorni di attesa per essere pagati un reportage dal periodico “Arte”.

http://www.scribd.com/doc/32053970/Tabella-Compensi-Testate

Insomma l’impressione è che scrivere su di un quotidiano, per un mensile o per un sito sia più un “onore” a cui non corrisponde un “onere” da parte dell’azienda. Perchè accade tutto questo? Troppa offerta e poca domanda? I contratti dei giornalisti scaduti da anni e “rigidi” fino al paradosso? Un settore, quello dell’editoria, dove è più facile incontrare “pirati” che gentiluomini? Probabilmente le risposte sono queste ed altre. Certo è che così si scoraggia chi si avvicina a questo fantastico mestiere e si fa un danno alla comunità: un giornalista sottopagato, o per nulla pagato, tenderà a fare un pessimo lavoro, o quantomeno poco accurato. Il “sacro fuoco”, di cui si riempono spesso la bocca editori e manager, di cui il giornalista dovrebbe essere provvisto per svolgere questa professione, va anche alimentato e non certo solo a parole.  (In foto: giornalisti precari si recano in redazione)

La Manovra lacrime e sangue e l’inceneritore di Acerra

maggio 26, 2010 § 4 commenti

Una breve riflessione ispiratami dal “rigore” con il quale il nostro nuovo Presidente del Consiglio, ovvero Giulio Tremonti che ha di fatto “esautorato” Berlusconi, ha varato una manovra “lacrime e sangue”. Ebbene oltre ai giusti richiami di chi, come Tito Boeri oggi su Repubblica o l’economista Amartya Sen ieri a Ballarò, ricorda che una manovra fatta solo di tagli non sostiene la ripresa ma deprime ulteriormente il sistema Paese, forse va ricordata una voce di “sprechi” dove tagliare non solo è possibile ma doveroso. Parliamo di quel baraccone messo in piedi da commissariato ai rifiuti e da Protezione Civile intorno alla vicenda dei rifiuti campana. Ebbene dobbiamo tenere presente che fra le tante voci di spesa una spicca: quella per l’inceneritore di Acerra. Come ricorda il Professore Ortolani (http://www.scribd.com/doc/32003964/Terra) l’impianto, come molti di noi sanno benissimo, non funziona, eppure lo Stato si prepara a “farlo suo” entro la fine di quest’anno. La cifra spesa si aggirerà fra i 320 e i 350 milioni di euro. Bruscolini rispetto ad una manovra da 24 miliardi di euro certo, ma parliamo sempre di un solo impianto. E poi quanto ancora ci costerà questa “emergenza”, le virgolette sono d’obbligo non perchè non ci sia bensì perchè si poteva evitare, quando intendiamo far partire un ciclo serio di gestione dei rifiuti? Che ci consentirebbe di ridare alla Campania e ai suoi cittadini un ambiente migliore, con benefici economici per tutti, invece che, come sempre più spesso accade, ai pochi soliti, leggasi Impregilo, noti?

Dove sono?

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