Israele e gli “incidenti” mediatici

giugno 5, 2010 § Lascia un commento

Questa mattina il Guardian ha pubblicato in esclusiva un articolo dove si riportano le conclusioni delle autopsie eseguite sui 9 attivisti uccisi durante l’assalto dell’idf alla “Gaza flottilla”. Ebbene pare che la maggior parte di loro sia stata raggiunta da colpi sparati da breve distanza e in alcuni casi alla testa o in mezzo agli occhi. Una modalità che sembra più quella di una esecuzione che di un atteggiamento difensivo. Anche perchè la versione ufficiale dell’Idf a questo punto non terrebbe più: difficile sparare a bruciapelo a qualcuno armato che ti ha sparato per primo. Dunque, come hanno sempre sostenuto, gli attivisti non avevano armi “convenzionali”. Resta in piedi la teoria di spranghe e coltelli, ma anche qui sorgono dei dubbi quantomeno sulla condotta dei soldati: perchè un commando addestrato dovrebbe ammazzare degli attivisti armati di una spranga? Non sapevano disarmarli? O sparargli nelle gambe? Invece la modalità desta molti dubbi e ora i vertici militari israeliani temono una inchiesta indipendente che potrebbe accertare le responsabilità dei militari.

Una foto scattata a Qana dopo il bombardamento israeliano

Ma mentre accade tutto questo, la stampa e i media hanno dipinto gli attivisti in tutti i modi possibili: “amici dei terroristi, jhiadisti, anarchici, violenti”, solo per citarne alcuni. E sono riusciti, con un capovolgimento retorico davvero notevole a far cadere la colpa su di loro: in sintesi la teoria è “se un gruppo di persone decide di violare un embargo dichiarato illegale dalle Nazioni Unite e lo fa disarmato, è legittima la reazione con la massima forza possibile”. Ecco se uno lo avesse detto così cosa gli rispondereste? Che è una follia, che sbaglia, che non si possono ammazzare delle persone solo perchè hanno violato le tue acque territoriali. Ma nel caso di Israele l’eccezione è la regola e tanto per riconfermare questa visione “distorta” cito ad esempio il “massacro di Qana”, nel 1996, quando l’aviazione israeliana bombardò e uccise 106 persone e 116 restarono gravemente ferite, tra i morti e i feriti c’erano anche quattro membri della forza di interdizione dell’Onu. Questo perchè fu bombardato anche un edificio delle Nazioni Unite. Un massacro ingiustificato causato da errate valutazioni di cui Israele era perfettamente consapevole, come scrisse Robert Fisk dell’Indipendent “subito dopo il bombardamento altri soldati dell’Onu videro i famosi droni israeliani fare una ricognizione”, invece Tel Aviv cambiò anche in questo caso le carte in 24 ore. Disse che miliziani di hezbollah si erano nascosti tra i civili, che li avevano tratti in inganno, che in mezzo a quei morti c’erano pericolosi terroristi. Menzogne, che però servirono ad allineare la cantilena dei media occidentali che ripeterono a pappagallo i dispacci dell’Idf. Un pò come sta accadendo per la “Gaza flottilla”.

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