Sclerosi multipla: presto la sperimentazione del metodo Zamboni

giugno 15, 2010 § 12 commenti

Presto anche la Campania potrebbe avviare la sperimentazione del metodo Zamboni per il trattamento della sclerosi multipla, trattamento che rappresenterebbe una nuova cura per gli ammalati. Dopo Marche, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna è attesa a breve una decisione del Comitato etico campano per il via libera all’applicazione dell’innovativa ricerca. Studio definito rivoluzionario dai medici di casa nostra che hanno studiato il metodo; ricerca la cui efficacia è ancora tutta da dimostrare scientificamente secondo i neurologi.

Il professor Paolo Zamboni, chirurgo vascolare dell’Università di Ferrara, propone, in team con il neurologo Fabrizio Salvi e con Roberto Galeotti, radiologo interventista, un approccio radicalmente innovativo per la comprensione, diagnosi e terapia della sclerosi multipla: attraverso un approccio multidisciplinare alla malattia hanno scoperto una stretta correlazione tra SM e la presenza di stenosi nelle vene del collo e del torace dei malati. Queste malformazioni congenite si possono disostruire mediante un piccolo intervento di angioplastica con l’applicazione di uno stent. Secondo i dati del professor Zamboni in seguito all’operazione vi sono indubbi benefici sul decorso della sclerosi multipla. L’approccio innovativo sta nell’introduzione, nella fase di diagnosi, di un particolare esame ecodoppler. Attraverso quest’esame è possibile stabilire se nel paziente si è verificato un deposito ferroso nei vasi sanguigni del cervello causato dall’irrigidimento di alcune valvole che si trovano all’interno delle vene della corteccia celebrale. Quella che viene definita in medicina CCSVI, insufficienza venosa cronica cerebrospinale. Secondo il dottor Marcello Mancini, dopplerista del Cnr, che fa parte di un team presieduto dal professor Vittorio Iaccarino e dal dottor Brunetta, c’è un riscontro nella correlazione CCSVI e SM più elevato del normale nei pazienti affetti da sclerosi. Il dottor Mancini invita alla prudenza “allo stato attuale della sperimentazione ritengo che l’elemento vascolare può essere un fattore importante nella sclerosi, come emerge dagli studi effettuati finora, ma non l’unico: possiamo definire l’SM una malattia polifattoriale”. Mancini afferma che dalla sperimentazione svolta dalla Federico II e dal Cnr emergono elementi rilevanti.

La sperimentazione infatti andrà avanti e diversi suoi collaboratori durante questo mese seguiranno un corso con il professor Zamboni, proseguendo poi la formazione qui in Campania. Come spiega il dottor Mancini “l’applicazione del metodo Zamboni non richiede apparecchiature dedicate, ma una preparazione molto specifica, motivo per cui la sperimentazione procede lentamente. Questa fase – spiega il dopplerista – in Campania dovrebbe concludersi tra un anno, un anno e mezzo”. Nel frattempo il team di Mancini e Iaccarino attende che il Comitato etico del Secondo Policlinico dia il via libera al Protocollo elaborato dalla task force riguardante la fase “interventistica”. La comunità dei neurologi, rappresentata dal professor Gioacchino Tedeschi, resta scettica: “Non prediligo il metodo farmacologico, però sostengo che prima di dire che esiste un approccio moderno e che funziona va documentato scientificamente. Il 27 giugno saranno presentati i dati di uno studio effettuato da 15 centri di ricerca, ma esistono già due studi che fanno riscontrare percentuali più basse di correlazione tra CCSVI e SM”. Pur riconoscendo che l’intervento è scevro da rischi, Tedeschi sottolinea “l’assoluta importanza delle terapie farmacologiche. Il Tysabry ad esempio è un farmaco efficace all’80% e ci stiamo battendo affinché i pazienti campani possano avere lo stesso accesso al farmaco di quelli lombardi”.

Quella dei farmaci è una questione dibattuta sia per la loro funzione non curativa ma stabilizzante della malattia, che per i gravi effetti collaterali del farmaco, come il possibile insorgere della LMP, grave infezione virale che colpisce il cervello e può causare la morte. Inoltre il costo del Tysabry è di 2950 euro a fiala. Ogni paziente deve fare almeno un ciclo di terapia che, secondo il professor Iaccarino “costa alla sanità fra i 20 mila e gli 80 mila euro l’anno. Con il metodo Zamboni invece parliamo di una spesa di mille euro”. Il professor Iaccarino, promotore della task force napoletana, è uno dei più convinti sostenitori del metodo Zamboni. Lui stesso afferma di aver ottenuto risultati positivi, cioè di recupero di buona parte delle funzioni motorie e sensoriali, in 3 pazienti su 4 operati di persona. “Va precisato – spiega Iaccarino – che questa metodologia non è efficace su tutti i pazienti. Gli studi che stiamo facendo serviranno a definire la categoria a cui questa operazione servirà. Mi sono fatto promotore della sperimentazione ufficiale e nei prossimi giorni, il Comitato etico del Secondo Policlinico dovrà darci una risposta. Sarò sincero, sono pessimista sulla possibilità che la comunità scientifica accetti velocemente questo metodo. Sono inoltre arrabbiato con i neurologi e con il modo con cui li vedo trattare i pazienti”. Al di là delle polemiche della comunità scientifica i pazienti campani, circa 7mila, sperano solo che si trovi una cura che realmente permetta la loro guarigione.

Alessandro Ingegno

Luca de Berardinis

da Corriere del Mezzogiorno

Annunci

§ 12 risposte a Sclerosi multipla: presto la sperimentazione del metodo Zamboni

  • Giovanna Caico ha detto:

    42 anni, ho la SM RR dal 94, faccio interferone Avonex dal 2005, problemi vari tanti……………….. Parliamo di CCSVI? Perchè non ci fanno provare come se fosse una terapia? Lo diciamo noi se poi funziona e quando funziona!!!!! Dateci la possibilità di stare meglio – ogni giorno che passa, una parte di noi se ne va, sia fisica che mentale…………..LO VOLETE CAPIRE??!!!!! CHI PUò CI AIUTI PER FAVORE

  • raffaella pietrini ha detto:

    speriamo si estenda in più regioni e al più presto, visto che tante persone sono convinte nel metodo Zamboni.

  • Federico ha detto:

    Grazie Luca e Alessandro..

  • carmen ha detto:

    Oramai non si riesce ha capire(OLTRE PENSARE KE SIA SPECULAZIONE ED INTERESSI) il motivo di questo fracasso! forse i bambini dell’asilo nido, sanno fare due piu’ due……Ma noi p.z lo sappiamo, e nulla ci fermera’!!!! Tutto il tempo perso dietro i protocolli, peggiora ogni giorno lo stato di salute , di migliaia di persone! con danni “IRREVERSIBILI”. dI QUESTO CI DOVRANNO DARE CONTO……..E .DOVRANNO DARE CONTO ANCHE A “DIO”, Saluti da Carmen di Milano.

  • Enrico ha detto:

    Altro che a “DIO” dovrebbero render conto alla giustizia per crudeltà mentale e crimini contro l’umanita,lo sanno perfettamente che danno stanno provocando ma se ne fregano,sperano che tutto si afossi per poter continuare a lucrare. Se le vene che dovrebbero esser aperte sono chiuse che cosa centra la correlazione con la SM,visto che la ccsvi è stata riconosciuta come una malattia? visto che si è trovata una percentuale alta di malati di SM che le hanno chiuse,perche non far controllare tutti i malati e se si vede che le hanno chiuse aprirle col palloncino?Perche farla tanto lunga e contorta?Ma Uomini di buon senso nelle alte sfere non ne esistono piu? MALEDETTI!!!!

  • dora ha detto:

    ma se sono state riscontrate stenosi ANCHE alle lombari,e sinora,si è operato solo sulle azygos e giugulari, forse è PER QUESTO, che non su tutti é efficace:Se uno ha stenosi alle lombari e non,alle giugulari?

  • dora ha detto:

    se la percentuale è del 90% con stenosi,il restante 10%,non potrebbe avere stenosi alle lombari??????

    Fermo restando se tali stenosi hanno lo stesso presunto effetto delle giugulari e azygos

  • dora ha detto:

    e poi scusare,conessione o no con la sclerosi,esiste una patologia che rientra nell’angioplastica e c’è un intervento apposito:la differenza con la vecchia angiplastica,è che si agisce sulle vene stavolta e non sulle arterie? e in più SENZA STENT più pericolosi,ma con sonda rigonfiabile.Forse costa meno e i farmaci andrebbero a farsi benedire?

  • gaetano bonacito ha detto:

    lla sclerosi multipla può essere così devastantr che vale la pena di sperimentare la tecnina Zamboni

  • dora ha detto:

    scusate tutti gli errori,non avevo le lenti.Però c’è anche qualcosa che non mi convince.
    Zamboni dice di continuare le cure.A questo punto,non è riscontrabile una validità ASSOLUTA e UNICA,della metodologia di liberazione,in quanto ANCHE i farmaci continuano la loro opera.Certo si usavano anche prima e ci sono effetti,dopo la liberazione, che i farmaci non avevano dato,prima,ma per vedere se la malattia NON progredisce dopo la liberazione,i farmaci non andrebbero eliminati? avendo così dati ASSOLUTI?.O no?

  • dora ha detto:

    letto che sono i pazienti con sclerosi di tipo PP.ad avere queste stenosi alle lombari,definite di tipo D.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Sclerosi multipla: presto la sperimentazione del metodo Zamboni su Devilpress's Blog.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: