L’estate della democrazia

luglio 30, 2010 § Lascia un commento

Mentre succede di tutto, ma d’altra parte non c’era quel tipo che diceva “bisogna che tutto cambi perchè tutto resti com’è”?, notavo che di programmi di approfondimento, a volte noiosi quanto si vuole, non c’era traccia, con l’eccezione di La7 che però ha uno share purtroppo ridicolo.

Ma come in questo momento cruciale per la vita del Paese? Mentre si decidono i destini dello statista migliore degli ultimi 150 anni di storia patria, non c’è un programma Rai dove se ne parli? Niente, nulla, il vuoto, o vi accontentate del tg1 di MinzoManzo, qui qualche sua perla editoriale, oppure vi fregate, vedete se riuscite a beccare Telese con il digitale terrestre.

I radicali da giorni protestano davanti alla commissione di vigilanza Rai, si lamentano perchè l’azienda pubblica ha sospeso tutti i suoi programmi di approfondimento politico fino a metà settembre, dal 10 giugno!, praticamente più di tre mesi. Cento giorni senza poter parlare di Fini, Verdini, Cosentino, scandali ed arresti domiciliari in piscina e chi più ne ha più ne metta.

Anche se i radicali forse non avrebbero nemmeno motivo di preoccuparsi, perchè pare che il nostro vulcanico, e sempre più solo, Presidente del Consiglio potrebbe anche non rinnovare il contratto di servizio alla Rai. Certo si tratta di una minaccia, impossibile pensare che i politici, i partiti e le “cricche” varie rinuncino a fedeli maggiordomi dalla lingua svelta, in tutti i sensi, e quindi? Niente le parole di Silvio servono ad intimidire giusto un altro pò in questa estate della democrazia (nel senso che la democrazia si è presa una vacanza dall’Italia).

Droga: ipocrisia da sniffare

luglio 27, 2010 § 2 commenti

Fra le tante notizie “serie” mi ha colpito quella, quasi da gossip potremmo definirla, di Belen che in Procura racconta dei festini all’Hollywood di Milano dove girava cocaina in quantità industriale. Sembra la solita storia di vedette, sesso e Lele Mora( sempre presente in queste occasioni) eppure mi ha fatto riflettere.

Mi ha fatto pensare al fatto che in questo Paese abbiamo da anni uno Zar antidroga, Carlo Giovanardi, che oltre a sparare cazzate sulla morte di Cucchi( vedi foto), non ha raggiunto praticamente nessun risultato. Anzi no, è riuscito a far “sloggiare” il Rototom Sunsplash festival, il più grande appuntamento reggae d’Europa, dal Friuli, facendo perdere a quella Regione un paio di milioni di euro di guadagno indotto. Intanto il Rototom è migrato in Spagna, accolto a braccia aperte, nella stessa location del Benicassim.

Lo Zar antidroga Giovanardi ha dichiarazioni "comprensive" per Cucchi

E così dopo questi invidiabili risultati ci ritroviamo in un Paese dove star e stellette della tv vanno a farsi di coca seguiti da battaglioni di giovanissimi, come confermano i dati che posizionano l’Italia ai primi posti per consumo e per spesa pro capite della “bianca”, ma i protagonisti del mondo dello spettacolo faticano sempre di più a trovare roba buona e tutto per colpa dei politici che ormai ne fanno un uso continuo, come ammesso dallo stesso Giovanardi e poi basta ricordare il caso di Cosimo Mele, e quindi cosa fare?

Toc, toc è permesso? Non è che hai una piantina in casa?

La risposta dei Governi, perchè si Giovanardi ci ha messo del suo ma anche il Prodi bis non è che si sia prodigato in senso contrario, è sempre stata una sola: repressione. Sopratutto di chi consuma marijuana e cannabis, considerate alla stessa stregua di cocaina, ecstasy ed eroina. L’effetto di questa “semplificazione”, per usare un eufemismo, è stato immediato: sono crollati i prezzi di coca e crack e la loro diffusione è aumentata tantissimo. Ma la politica adottata dal nostro Zar non è di certo una novità: già le Nazioni Unite avevano adottato alla fine degli anni 80 il modello della “war on drugs”, incarnato sopratutto da Pino Arlacchi, che oggi fa l’eurodeputato Idv, che è stato a capo dell’Undcp (l’ufficio delle Nazioni unite che si occupa delle politiche sulla droga). Ebbene questo atteggiamento ha portato ottimi risultati fra i quali possiamo annoverare il Messico che è diventato un “Narco Stato” da 31 morti al giorno. Oppure i periodici “picchi” di produzione di oppio in Afghanistan, da cui si ricava l’eroina, e che ha visti coinvolti perfino i militari Usa, secondo più fonti.

California Dreamin...

Ma non tutti vanno in questa direzione: in California si sta discutendo seriamente di legalizzare la coltivazione di cannabis, già oggi utilizzata per fini medici, visto che lì hanno un debito pubblico spaventoso e si sono fatti il calcolo che il business della “marija” legale si aggirerebbe su cifre comprese tra i 10 miliardi e i 13 miliardi di dollari all’anno, niente male no? E considerato che ancora oggi i decessi causati da cannabis sono pari a zero, si avete letto bene, mentre, per fare un esempio, quelli legati al tabagismo solo in Italia sono circa 80 mila l’anno, non sembra essere una cattiva idea.

Ma questo non si può dire a Giovanardi che considera tutte le droghe dannose e micidiali per le persone, come dice lo spot governativo “le droghe, tutte le droghe, anche se usate una sola volta ti bruciano il cervello e non ne hai un altro”. Domanda: allora tutti quei parlamentari che hanno fatto, e continuano a fare, uso di coca dovrebbero dimettersi per incapacità mentale?

Siamo tutti islandesi: no al bavaglio della rete

luglio 26, 2010 § Lascia un commento

Mentre qui in Italia si discute del disegno di legge sulle intercettazioni che potrebbe introdurre l’obbligo di rettifica( e quindi di registrazione) ai blogger, con conseguenze molto pesanti sulla libera informazione in rete, molto lontano, geograficamente, da qui, su di una piccola isola, per popolazione, si è dato il via a quella che potrebbe essere considerata una vera e propria “rivoluzione” dell’informazione digitale.

Birgitta, la paladina dell'informazione libera, pronta a battagliare anche qui in Italia

In pratica una parlamentare, Birgitte Jonsdottir, del piccolo partito “the movement” ha presentato una proposta per far si che chiunque voglia pubblicare documenti riservati, articoli scottanti e materiale “esplosivo” su inchieste o scandali possa farlo senza limiti se il server che “appoggia” il sito si trova in Islanda. Una sorta di “porto franco” dell’informazione dove i giornalisti potrebbero esercitare davvero “il quarto potere”. Certo la legge non è ancora operativa, ci vorrà un anno per renderla tale, e bisognerà vedere se in fase di attuazione cambierà qualcosa, ma il disegno di legge islandese va nella direzione opposta, quella giusta secondo me, a quanto sta accadendo nel resto del mondo, dove vi è una sempre maggior compressione della “libertà di stampa e di espressione”.

La Jonsdottir ha spiegato che l’Islanda vuole diventare “l’inverso dei paradisi fiscali” vuole diventare un posto dove possano essere svelate le trame dei potenti. Un sogno? Mica tanto visto che la proposta è stata approvata all’unanimità. L’isola che “era fallita” dopo la crisi del 2008 sta mostrando al mondo che la sua società civile è stata in grado di reagire con fermezza e decisione dopo i disastri finanziari e ora gli islandesi si stanno riprendendo quel potere che appartiene al popolo, come vuole la democrazia, esercitandolo in direzioni finora inedite. Molti Paesi infatti proteggono la libertà di espressione ma in questi ultimi anni, sopratutto a causa delle leggi sul terrorismo, si sono ridotti gli spazi di movimento per i giornalisti. In un articolo apparso oggi su Repubblica viene ricordato come i giornali inglesi per paura di querele “retroattive” stiano rimuovendo molti dei loro archivi online. Ma dice la Jonsdottir “è come se si volesse riscrivere la storia”.

Lo "sceriffo" di Arcore, Alfano non si fa incantare dalla bella Birgitte... lo scontro si annuncia furioso!

Evidentemente, e per sua fortuna, la Jonsdottir non si è mai fatta un giro nel nostro Paese dove la querela è di casa e viene spesso usata come “arma impropria” per mettere a tacere quotidiani e giornalisti scomodi, visto che per difendersi dalle cause i querelati devono mettere mano al portafoglio, poco importa se poi si perde, l’importante è aver messo in difficoltà il giornalista o la testata.

Ma adesso potrebbe cambiare tutto: basterà infatti che un documento riservato, come ad esempio delle intercettazioni, vengano “postate” attraverso un server islandese e tutti potranno poi riprenderle senza temere conseguenze, questo perchè la legge islandese proteggerà i giornalisti, di cui il materiale venga verificato, da cause miliardarie che non potranno essergli intentate se hanno pubblicato lo stesso attraverso i suddetti server. In pratica il “bavaglio” viene aggirato via mare, come si dice “è la stampa, bellezza” in islandese?

Il futuro e il lavoro, o della generazione flessibile

luglio 25, 2010 § Lascia un commento

Mi ha molto colpito la notizia che ormai solo il 5,40% dei neolaureati ha un posto a tempo indeterminato. Siamo davvero entrati nell’epoca “flessibile” dove si viene assunti attraverso contratti e tipologie “fantasiose” che spesso comprendono stage, formazione, tirocini, prove e altro ancora.

Certo non è detto che il tramonto definitivo del posto fisso sia per forza un male, ma se questo fenomeno viene “letto” insieme ad altri, come mi è capitato di fare, ecco che il quadro non si presenta poi come roseo. Prima di tutto c’è da considerare la questione della precarietà in sè: una marea di “contrattini” fanno si che magari puoi cambiare lavoro in continuazione ma nei periodi di “mezzo” sei in pratica disoccupato e questo non è che favorirà la già magra pensione che prenderai in futuro. Poi c’è da considerare che nessuna banca ti farà un mutuo, che di solito lo stipendio non è un granchè e infine c’è la questione delle partite Iva: ormai tutti stanno diventando lavoratori autonomi, anche se diversi articoli hanno sottolineato come in realtà molti di questi continuino a lavorare come dipendenti, con un orario e delle mansioni stabilite. Di autonomo insomma hanno solo le mancate garanzie: pensionistiche, sanitarie e sui licenziamenti. Il popolo delle partite Iva corre tanti rischi ma ormai “i padroni” ti assumono solo così, quindi arrangiati.

"parafulmine", si offre contratto 6 mesi, solo partite iva

In ogni caso se fossimo qui a parlare di un popolazione “occupata” alle prese con i problemi della precarietà, almeno su un punto potremmo dare ragione a chi dieci anni fa annunciò la novità del lavoro flessibile come un metodo efficacissimo per combattere la disoccupazione. E invece se si va a guardare i dati si scopre che: la disoccupazione al Sud, in particolare, è in aumento ma in particolare colpisce la percentuale di giovani, 20-34, che non lavora: il 29%, quasi uno su tre. Vabbè succede, ma i nostri legislatori spiegarono a suo tempo che il lavoro flessibile avrebbe anche messo un freno al lavoro nero, al sommerso: eppure se si leggono articoli anche recenti ci si accorge che in una Regione come la Calabria questo costituisce il 27% del “capitale lavorativo”.

Dunque oggi un giovane che voglia cominciare a lavorare è stretto tra il martello della precarietà e l’incudine del sommerso e non ha nemmeno la speranza di portare a casa cifre significative, al netto della stabilità. Come fare quindi? Magari finisce che un giorno decida di fare “lo specchiettista” per la prima azienda italiana. Un lavoro umile ma con ottime probabilità di carriera e di guadagno, certo qualche rischio si corre, ma con la Mafie S.p.a. il nostro giovane potrebbe anche scalare i vertici della scala sociale e un giorno chissà ritrovarsi a fare foto ricordo vicino al futuro Presidente del Consiglio, amico suo.

uno che ce l'ha fatta!

Asìa: riciclare? Roba dell’altro mondo!

luglio 23, 2010 § Lascia un commento

Questa mattina faccio svogliatamente rassegna stampa, quando, quasi per caso, l’occhio mi cade su questa notizia: “Differenziata, il piano fantasma dell’Asìa”. La trovate a pagina 9 de La Repubblica Napoli( solo sul cartaceo, perchè, stranamente, sul sito il pezzo pubblicato è diverso).

Perchè fantasma? Perchè l’Asìa ammette piuttosto candidamente che non ha i soldi per avviare, anzi teoricamente per riavviare, la raccolta differenziata di plastica, vetro e carta. Ma la cosa più incredibile è che hanno approvato un piano da 18 milioni di euro per partire, solo che non sanno dove reperire i soldi e anche questo è scritto chiaramente.

Non solo ma i vertici dell’azienda, attraverso l’amministratore delegato Fortini, ci fanno sapere che: “Il Comune dovrebbe approvare un mutuo per il prossimo anno da 35 milioni di euro, ma non sappiamo nè quando , nè come arriveranno questi soldi”. Uno stanziamento fondamentale altrimenti “Napoli mancherà di certo gli obiettivi minimi sulla differenziata”.

In poche “limpide” parole Fortini ci ha detto che: a) la differenziata non si fa e questo contravviene non solo al decreto Napolitano del 1998 (da cui partì, o meglio non partì, la riorganizzazione del ciclo dei rifiuti) ma anche a tutte le successive previsioni, e promesse, fatte dai governi. b) questo implica che presto le discariche approntate in fretta e furia dal piazzista di Arcore non basteranno più (i rifiuti di Napoli infatti sono il principale problema della Regione) c) che quindi la previsione di una “nuova emergenza rifiuti” è più che realistica d) che ancora una volta si privilegia la strada degli inceneritori, vedi da ultimo Ponticelli, contravvenendo anche alle indicazioni dell’Unione europea che non sbloccherà mai i fondi per i rifiuti. e) Infine ci dice che quando si tratta di inceneritori tutti si mettono a disposizione e previsioni di incentivi alle ditte che lo realizzeranno verranno molto probabilmente approntati velocemente, ma se bisogna riciclare allora c’è bisogno di un mutuo, un mutuo!, perchè il Comune o chi per lui, in quel caso non ha un euro.

Insomma è davvero grave che Fortini ammetta tutto questo placidamente e solo dopo aver ricevuto una “cazziata” da Bertolaso che venuto a fare scena muta al processo Bassolino, ha ammonito: “la città è sporca”. Quando si dice il bue che chiama cornuto l’asino.

Mafia: Corvi, talpe e tre scimmiette

luglio 22, 2010 § 1 Commento

Da qualche tempo a questa parte si è tornati insistemente a parlare di un periodo “oscuro” della Repubblica. Delle stragi mafiose del 92-93, della morte di Falcone e Borsellino, delle bombe piazzate dall’ala stragista dei corleonesi. E da più parti, ad esempio il Presidente della Camera Fini, si ripete: “Non fu solo la mafia ad agire, bisogna individuare le collusioni e i pezzi di Stato che furono partecipi di quegli episodi. Capire la verità”. Certo che anche la seconda carica dello Stato arrivi ad ammettere tranquillamente che stragi, bombe ed omicidi eccellenti vedono coinvolti apparati statali, per quanto “deviati”, impressiona e fa paura. Perchè alla fine ci si potrebbe convincere, come scrive oggi Bolzoni sulla Repubblica, che è proprio lo Stato, o una parte importante di questo, ad usare la mafia e le mafie per i propri scopi. Ma si è fatto un gran parlare anche delle dichiarazioni del procuratore di Caltanissetta Lari (“Siamo vicini a verità sconvolgenti, non sappiamo se la politica ne reggerà il peso”). E giù tutti a chiedersi perchè quelle dichiarazioni, a chi erano dirette? Cosa volevano dire?

Molte ipotesi anche qui, ma fra queste c’è chi ha avanzato che i magistrati abbiano inteso “tutelarsi” con queste dichiarazioni. Tutelarsi da cosa? Ebbene qui sarebbe il caso di fare un veloce corso di etologia che introduca a specie animali molto particolari e particolarmente diffuse dalle parti di Palermo, ma in veloce riproduzione in tutta Italia: cominciamo dai corvi.

Apparsi dalle parti della Procura di Palermo durante gli anni di Falcone, il corvo “diffusore” è esperto nello “spargere” finte verità e rivelazioni sconvolgenti che servono a diffamare chi conduce indagini delicate. Falcone ne fu colpito profondamente, anche se lì si parlò di invidia personale e non di “manovra” volta a favorire chi da quel giudice veniva indagato. I corvi poi fanno la loro riapparizione quando Caselli si trova alla procura di Palermo e sempre durante delicate indagini, Andreotti do you remember?, ecco ora Benny Calasanzio ci segnala che da quando la magistratura ha messo sotto Ciancimino Junior, sembra proprio che i corvi siano tornati. Inutile dire che il “canto” dei corvi trova sempre ampio eco sui media, esemplare di nuovo il caso di Caselli, “tempestato” dai servizi di Studio Aperto (ma và?), notizie che si rivelarono poi, ovviamente, infondate.

La talpa: questa specie si ciba di dossier e faldoni giudiziari, è diffusa in molte procure italiche ma sono molto note quelle sicule. Addirittura l’ex Presidente della Regione, il mitico Totò Vasavasa, è sotto processo: accusato di essere lui stesso talpa e di aver passato informazioni preziosissime al boss Guttadauro. Ma la talpa non solo è ben inserita nell’ambiente politico/istituzionale, ma spesso si annida lì dove non ti aspetteresti. Alla procura di Palermo hanno dovuto fare decine di bonifiche perchè le talpe spuntavano davvero ovunque.

Infine le scimmiette, sono sempre in numero di tre e non vedono, non sentono e non parlano. E questo ruolo spetta senza dubbio alla politica che tutto sa ma niente dice. A volte poi le “scimmie” possono essere affette da improvvise amnesie su fatti molto importanti: l’incredibile caso del vicepresidente del Csm Nicola Mancino che si “dimentica” di aver incontrato Borsellino 19 giorni prima della sua morte e ovviamente si dimentica le dichiarazioni importanti fatte da questo all’allora ministro dell’interno.

Insomma come vedete c’è una fauna da cui i magistrati di Palermo, e quelli siciliani in genere, si devono difendere quando si tratta di indagini delicate ed ecco il perchè di certe dichiarazioni. Frasi a cui il Giornale ha subito risposto “una bomba su Silvio” salvo poi essere smentito dallo stesso procuratore Lari che ha precisato “mai parlato di Berlusconi”, insomma il classico caso del carro davanti ai buoi.

Forum e i paradossi del berlusconismo

luglio 21, 2010 § Lascia un commento

Mia madre di tanto in tanto lo guarda, come milioni di persone, parlo di Forum la trasmissione, ormai storica, che prima su Retequattro e poi su Canale 5 mette in scena, litigi, licenziamenti, sfratti e piccole controversie tra i cittadini. Ora, sulla “bontà” del prodotto ce ne sarebbe da dire, come aveva scritto a suo tempo Aldo Grasso “molte di queste storie sono riscritte, enfatizzate, reinterpretate da attori”. Insomma c’è un certo realismo nei casi presentati, ma anche tanta fiction, secondo il modello vincente nella tv e nella politica del biscione.

Ma non è questo che mi ha fatto riflettere, no, riguarda piuttosto l’apparente paradosso “giustizialista” dello spettatore italico. Mi spiego meglio: Mediaset è di chi sappiamo, il network trasmette telegiornali e approfondimenti che tutti i giorni, o quando c’è bisogno, “bombardano” i giudici, li diffamano, li deridono per via di calzini azzurri indossati, fino a riportare ed ampliare le parole del premier che li aveva definiti “antropologicamente diversi dalla razza umana”.

Eppure quello stesso pubblico ogni giorno segue con passione casi decisi da un giudice. Nel quale un magistrato ha l’ultima e suprema parola, nel quale ogni disputa, ogni battibecco viene infine risolto da un pronunciamento, circondato quasi da quell’aura di “sacralità” che la Costituzione assegna alle sentenze, quelle vere, emesse da chi incarna il terzo potere dello Stato. Ma com’è possibile questa contraddizione? Come è possibile sentire dal giornalaio, mi è accaduto qualche giorno fa, una persona dire che “la magistratura non serve” (“voglio vedere come le risolve le cause” gli ha risposto giustamente qualcun altro) e poi magari quella stessa persona corre ad accendere la tv per vedere i casi umani di Rita dalla Chiesa?

Ma forse la soluzione sta nelle parole stesse di Grasso che parla di “una giustizia da condominio” qualcosa insomma che serva a svagare più che a imporre valori come quello della legalità. Un concetto della legalità assimilabile a quella cultura che ha prodotto Berlusconi, ovvero non un valore ma un tema d’intrattenimento. Forse Forum rappresenta l’ideale prototipo e l’obiettivo da raggiungere con leggi come quella “bavaglio”. Che come ha detto il Dott. Giardullo, dei sindacati di polizia, durante la manifestazione di Piazza Navona del 9 luglio scorso: “qui si vuole impedire il nostro lavoro sui grandi reati, sui reati di Stato. Qui si vogliono impegnare le forze dell’ordine contro i poveracci, i lavavetri, questa è una legge classista”, ecco non avrei saputo dirlo meglio…

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