Il futuro e il lavoro, o della generazione flessibile

luglio 25, 2010 § Lascia un commento

Mi ha molto colpito la notizia che ormai solo il 5,40% dei neolaureati ha un posto a tempo indeterminato. Siamo davvero entrati nell’epoca “flessibile” dove si viene assunti attraverso contratti e tipologie “fantasiose” che spesso comprendono stage, formazione, tirocini, prove e altro ancora.

Certo non è detto che il tramonto definitivo del posto fisso sia per forza un male, ma se questo fenomeno viene “letto” insieme ad altri, come mi è capitato di fare, ecco che il quadro non si presenta poi come roseo. Prima di tutto c’è da considerare la questione della precarietà in sè: una marea di “contrattini” fanno si che magari puoi cambiare lavoro in continuazione ma nei periodi di “mezzo” sei in pratica disoccupato e questo non è che favorirà la già magra pensione che prenderai in futuro. Poi c’è da considerare che nessuna banca ti farà un mutuo, che di solito lo stipendio non è un granchè e infine c’è la questione delle partite Iva: ormai tutti stanno diventando lavoratori autonomi, anche se diversi articoli hanno sottolineato come in realtà molti di questi continuino a lavorare come dipendenti, con un orario e delle mansioni stabilite. Di autonomo insomma hanno solo le mancate garanzie: pensionistiche, sanitarie e sui licenziamenti. Il popolo delle partite Iva corre tanti rischi ma ormai “i padroni” ti assumono solo così, quindi arrangiati.

"parafulmine", si offre contratto 6 mesi, solo partite iva

In ogni caso se fossimo qui a parlare di un popolazione “occupata” alle prese con i problemi della precarietà, almeno su un punto potremmo dare ragione a chi dieci anni fa annunciò la novità del lavoro flessibile come un metodo efficacissimo per combattere la disoccupazione. E invece se si va a guardare i dati si scopre che: la disoccupazione al Sud, in particolare, è in aumento ma in particolare colpisce la percentuale di giovani, 20-34, che non lavora: il 29%, quasi uno su tre. Vabbè succede, ma i nostri legislatori spiegarono a suo tempo che il lavoro flessibile avrebbe anche messo un freno al lavoro nero, al sommerso: eppure se si leggono articoli anche recenti ci si accorge che in una Regione come la Calabria questo costituisce il 27% del “capitale lavorativo”.

Dunque oggi un giovane che voglia cominciare a lavorare è stretto tra il martello della precarietà e l’incudine del sommerso e non ha nemmeno la speranza di portare a casa cifre significative, al netto della stabilità. Come fare quindi? Magari finisce che un giorno decida di fare “lo specchiettista” per la prima azienda italiana. Un lavoro umile ma con ottime probabilità di carriera e di guadagno, certo qualche rischio si corre, ma con la Mafie S.p.a. il nostro giovane potrebbe anche scalare i vertici della scala sociale e un giorno chissà ritrovarsi a fare foto ricordo vicino al futuro Presidente del Consiglio, amico suo.

uno che ce l'ha fatta!

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