Siamo tutti islandesi: no al bavaglio della rete

luglio 26, 2010 § Lascia un commento

Mentre qui in Italia si discute del disegno di legge sulle intercettazioni che potrebbe introdurre l’obbligo di rettifica( e quindi di registrazione) ai blogger, con conseguenze molto pesanti sulla libera informazione in rete, molto lontano, geograficamente, da qui, su di una piccola isola, per popolazione, si è dato il via a quella che potrebbe essere considerata una vera e propria “rivoluzione” dell’informazione digitale.

Birgitta, la paladina dell'informazione libera, pronta a battagliare anche qui in Italia

In pratica una parlamentare, Birgitte Jonsdottir, del piccolo partito “the movement” ha presentato una proposta per far si che chiunque voglia pubblicare documenti riservati, articoli scottanti e materiale “esplosivo” su inchieste o scandali possa farlo senza limiti se il server che “appoggia” il sito si trova in Islanda. Una sorta di “porto franco” dell’informazione dove i giornalisti potrebbero esercitare davvero “il quarto potere”. Certo la legge non è ancora operativa, ci vorrà un anno per renderla tale, e bisognerà vedere se in fase di attuazione cambierà qualcosa, ma il disegno di legge islandese va nella direzione opposta, quella giusta secondo me, a quanto sta accadendo nel resto del mondo, dove vi è una sempre maggior compressione della “libertà di stampa e di espressione”.

La Jonsdottir ha spiegato che l’Islanda vuole diventare “l’inverso dei paradisi fiscali” vuole diventare un posto dove possano essere svelate le trame dei potenti. Un sogno? Mica tanto visto che la proposta è stata approvata all’unanimità. L’isola che “era fallita” dopo la crisi del 2008 sta mostrando al mondo che la sua società civile è stata in grado di reagire con fermezza e decisione dopo i disastri finanziari e ora gli islandesi si stanno riprendendo quel potere che appartiene al popolo, come vuole la democrazia, esercitandolo in direzioni finora inedite. Molti Paesi infatti proteggono la libertà di espressione ma in questi ultimi anni, sopratutto a causa delle leggi sul terrorismo, si sono ridotti gli spazi di movimento per i giornalisti. In un articolo apparso oggi su Repubblica viene ricordato come i giornali inglesi per paura di querele “retroattive” stiano rimuovendo molti dei loro archivi online. Ma dice la Jonsdottir “è come se si volesse riscrivere la storia”.

Lo "sceriffo" di Arcore, Alfano non si fa incantare dalla bella Birgitte... lo scontro si annuncia furioso!

Evidentemente, e per sua fortuna, la Jonsdottir non si è mai fatta un giro nel nostro Paese dove la querela è di casa e viene spesso usata come “arma impropria” per mettere a tacere quotidiani e giornalisti scomodi, visto che per difendersi dalle cause i querelati devono mettere mano al portafoglio, poco importa se poi si perde, l’importante è aver messo in difficoltà il giornalista o la testata.

Ma adesso potrebbe cambiare tutto: basterà infatti che un documento riservato, come ad esempio delle intercettazioni, vengano “postate” attraverso un server islandese e tutti potranno poi riprenderle senza temere conseguenze, questo perchè la legge islandese proteggerà i giornalisti, di cui il materiale venga verificato, da cause miliardarie che non potranno essergli intentate se hanno pubblicato lo stesso attraverso i suddetti server. In pratica il “bavaglio” viene aggirato via mare, come si dice “è la stampa, bellezza” in islandese?

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