Economia: Double Dip?

agosto 31, 2010 § 3 commenti

Mentre in Italia si parla di case della Tulliani e di conversioni all’Islam, altrove si affronta il tema della crisi economica, si esatto quella che per Tremonti era finita ancora prima di cominciare, e di un effetto, o meglio di una “forma”, che questa potrebbe prendere nei prossimi mesi: quella a W, o detta anche “Double Dip”.

Ma che cos’è questo “doppio tuffo”? In un interessante articolo pubblicato sul sito della Cnn, si parla di questo fenomeno macro economico che avrebbe fatto la sua comparsa all’inizio degli anni 80, e se ancora oggi molti esperti sono divisi sulla natura di questa “doppia recessione” o sul fatto che in realtà si tratti di un solo fenomeno allungato nel tempo, è innegabile che i suoi sintomi si stanno manifestando. Uno dei primi a lanciare l’allarme è stato il solito Nouriel Roubini, l’economista che aveva previsto la crisi fin dal 2005, che ora sta affermando sui media americani, come si legge sul suo twitter, che gli States sono già in “doppia recessione”.

Ora come sempre accade il fenomeno non è certo qualcosa che riguardi solo gli Usa, come ha affermato il premio nobel dell’Economia Joseph Stiglitz, ma presto potrebbe “contagiare” anche l’Europa. In pratica dopo i crolli dei listini di borsa del 2008 e le potenti “iniezioni” di liquidità, moneta sonante, delle Banche centrali mondiali, per evitare il collasso del sistema bancario, siamo arrivati in una fase di stallo. Gli istituti di credito sono salvi, ma non vogliono investire, la paura è troppa, stesso discorso per gli imprenditori. Ecco perchè nonostante le borse si siano riprese non avanza l’occupazione e i dati sul mercato immobiliare Usa sono di nuovo crollati. E’ una semplice equazione: niente lavoro, niente mutui, niente nuove case e l’economia si arena.

E cosa possono fare adesso i Governi e le banche centrali? Premesso che in Europa, ma anche negli Stati Uniti, la maggiore preoccupazione attuale è quella di ridurre i debiti pubblici, creatisi proprio per salvare il sistema finanziario, e, nella Ue, di salvare Paesi a rischio come Grecia, Spagna e Portogallo, finora le risposte non sono state molto convincenti. Come scrive Robert Reich sul suo sito, professore di politiche pubbliche a Berkley, l’idea di tenere, o addirittura abbassare, il costo del denaro a livelli ridicoli potrebbe essere un boomerang.

Il grafico del Double Dip

Infatti premesso che non si può obbligare nessuno ad investire il proprio capitale, si pensa che tenendo basso il costo del denaro si obbligherà comunque banche ed imprese a “spendere” perchè tenere la liquidità ferma non genererà alcun profitto, e anzi potrebbe portare a lievi perdite (infatti se io abbasso i rendimenti dei titoli di Stato quasi a zero anche i fondi di investimento e i depositi bancari renderanno pochissimo), con il risultato che chi ha denaro non potrà più tenerlo “fermo”. Ora se in parte questa tesi è vera, presenta però due aspetti quantomeno “perversi”. Il primo viene sottolineato con forza da Reich ed è: “con il costo del denaro basso le imprese si lanceranno in due operazioni: delocalizzazione e fusioni”. Infatti proprio in questi giorni la Continental e la United Airlines si sono unite in “matrimonio“. Dunque pur di non investire in nuove imprese vado a fare “shopping” per ingrandire la mia di impresa. Oppure faccio come la Fiat: me ne vado ad investire in Serbia dove il costo del lavoro è più basso.

Secondo: tenere il costo del denaro troppo basso potrebbe portare all’aumento dell’inflazione (come spesso accade). Eppure è proprio quello che Ue e Usa stanno cercando di scongiurare. Anche perchè se è vero che un aumento dell’inflazione, seguito ad un periodo di deflazione come si è visto in questi mesi, avrebbe due vantaggi, ridurre l’entità dei debiti pubblici e spingere ulteriormente chi ha liquidità ad investire, presenta una controindicazione terribile: i lavoratori con salari bassi, e qui ne sappiamo qualcosa, si vedrebbero ridurre ancora di più il potere d’acquisto con conseguenze drammatiche sulle famiglie dove ci sono persone disoccupate ( e non sono poche).

Stratega Silvio!

Mentre accade questo mi domando: ma il Governo italiano cosa fa? E poi luminosa mi arriva la risposta: Gheddafi! Ma certo quel volpone del Berlu ha deciso di “delocalizzare” l’Italia in Libia, così risolveremo il problema dell’immigrazione e quello occupazionale in un colpo solo e mettendo da parte lacci e fastidi come i diritti dei lavoratori o la democrazia parlamentare. Che genio!

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Droga: Vietare tutto! (corri, Giovanardi, corri)

agosto 25, 2010 § Lascia un commento

Una corsa affannosa, anche perchè lo stendardo da crociato antidroga pesa, contro il tempo, contro la società, contro i giovani (ovviamente non quelli che vanno ai raduni in Vaticano o quelli che bevono il sabato sera fino a sfasciarsi il fegato). Corre Carlo Giovanardi, mai si ferma nella sua lotta contro tutte le droghe, la sua indignazione corre veloce come lui. Ma è difficile per il povero Carlo tenere il passo con i tempi.

Eccolo, il nostro supereroe anti-droga! Sempre vigile!

Ogni giorno ne scopre una nuova: i cannabinoidi sintetici, il Mefedrone, e le “smart drugs“, una cosa “scandalosa” le definisce lui che ha una sola risposta per tutto: vietare, bandire, mettere fuori legge, punire, punire, punire (certo a meno che non ti chiami Belen Rodriguez e hai fatto uso di coca, allora va bene). Non si dà pace Giovanardi, dopo aver cacciato il Rototom Sunsplash, dopo aver fatto campagne mediatiche nelle quali si può ascoltare “le droghe, tutte le droghe, anche se prese una volta sola sono pericolose” e compromettono il vostro delicato cervello, mentre quello dei parlamentari che si sfondano le narici a forza di tirare invece regge benissimo.

simpatica polvere bianca con cui viene "arricchita" l'acqua del Po

Ora Carletto ha scoperto questo magico mondo delle “smart drugs” e dei prodotti derivati. Come l’Mpdv, chissà se Giovanardi lo conosce, che sta prendendo il posto del più noto Mdma, come si legge nel numero ancora in edicola di Internazionale, come accade spesso: un mercato dove è forte la richiesta si adatta e si trasforma e campa felice da anni senza che la “war on drugs” abbia prodotto qualche effetto rilevante.

E il nostro Giovanardi non fa eccezione, tranne quando si dimentica di tutta la coca che gira nei palazzi del potere, sopratutto contro il suo nemico più odiato: la terribile cannabis! (sostanza che non ha mai provocato nemmeno un decesso, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità).

Ecco Carlo continua così a fare il gatto che insegue il topo, i grandi cartelli internazionali non vedono l’ora di divertirsi un pò, e fare affari come sempre.

Ahhh! La nemica mortale del Giovanardi: la Marja!!

Politica: Porno, quando non sei intorno

agosto 24, 2010 § Lascia un commento

Devo dire che questa è una novità, l’ennesima al ribasso, della politica italiana, usare la parola “pornografia” per descrivere un articolo in cui si critica Re Silvio. E giù il “sentirsi offesi” come cattolici, e parte il solito festival dell’indignazione, gli sgherri di Re Silvio giocano a stracciarsi le vesti: vince chi lo fa più rumorosamente.

La prossima "ragazza copertina" di Famiglia Cristiana!

E mai come ora trovo appropriato l’articolo che Claudio Magris ha scritto qualche giorno fa sul Corriere: “la politica dell’insulto”. Sopratutto quando dice: “È inutile e forse pure ingiusto prendersela con l’ uno o con l’ altra turpiloquente, perché ognuno fa quello che può, a seconda dei doni che ha o non ha avuto dal Dna, della famiglia in cui ha avuto la fortuna o la sfortuna di crescere, delle possibilità che ha o non ha avuto di sviluppare liberamente e con signorilità la propria persona o della malasorte che lo ha dotato di un animo gretto e servile. Chi nello scontro politico dice un’ oscenità probabilmente non sa dire altro”.

Curioso poi che quando a criticare il Premier c’è un settimanale autorevole e vicino ai cattolici come Famiglia Cristiana le “eruttazioni” verbali si facciano pesantissime, per poi sfociare nel famoso “metodo Boffo“. Ma come? Proprio il Pdl che vanta nutrite presenze ad ogni Family Day, proprio il partito che a detta del suo fondatore nano, l’altro si sa si è sfilato, è “il vero partito dei cattolici”, si dimentica di tutto e si lancia ad abbaiare con la bava alla bocca.

Riunione di redazione a Famiglia Cristiana

E anche se le critiche del settimanale paolino al Berluska non sono nuove, colpisce ugualmente la veemenza verbale con la quale i soliti sgherri, che dimostrano che più che essere cattolici sono votati a ben altri culti, hanno reagito ad un editoriale che tutto sommato, a quel che si può leggere, non fa altro che riaffermare ciò che molti pensano.

Ma a chi teme uno “scollamento” tra Vaticano e Pdl si può rispondere di star tranquilli, tanto anche nelle precedenti occasioni la chiesa “ufficiale” ha sempre preso le distanze o sottolineato con eloquenti silenzi di essere vicina al Presidente del Consiglio. D’altra parte bisogna capirli: il Berluska gli ha tolto l’Ici, gli ha finanziato le scuole private, ma sopratutto ha un rapporto privilegiato con il cupolone risalente ai bei tempi della Banca Rasini, come ci ricorda un bel libro di Ferruccio Pinotti. E dunque per questo figliolo devoto, forse un pò “allegro”, vogliamo metterci a fare i severi? Ma su, quattro pater noster e tre ave maria e tutto passa. Oppure no?

Questo invece non è porno, ma educazione alla bellezza..ignoranti!

Politica: Sussurri e grida

agosto 23, 2010 § 1 Commento

Vado a Budapest per 9 giorni. E non so, sarà l’aria da Europa dell’Est, sarà che il televisore dell’appartamento aveva raiuno  proprio dopo la Bbc (minuscola e maiuscola sono volute), ma ho avvertito un certo disagio come cittadino e giornalista, nel confrontare i tg dei canali stranieri, anche France24 o la Cnn, con quello italiano, e dire che chiamare tg quello dell’ammiraglia Rai ce ne vuole, ma non era solo questo.

Non era solo la solita sensazione che ti coglie quando confronti l’informazione con l’intrattenimento o la propaganda, era anche qualcosa che aveva a che fare con la politica italiana e con la sua metodologia. Questo continuo alternarsi di sussurri, vedasi la voce “inciucio“, e grida, vedasi alla voce Bossi Umberto tanto per dirne uno, che si alternano di continuo, quasi fossero l’uno il prolungamento dell’altra, o la sua naturale conseguenza. Tanto che ti ritrovi fior di professionisti delle due specialità, a partire da Massimo D’Alema per finire al Pd tutto, e dell’altra, come Maurizio Gasparri impagabile nelle sue uscite da “rinoceronte“, che da anni si allenano sui quotidiani italiani sempre pronti ad ospitare un’intervista o almeno un box “in breve”.

E questa apparente “dicotomia” metodologica, a cui fa eccezione il nostro Silvio che è un passo più avanti: lui annuncia direttamente “miracoli“, mi ha leggermente stordito al mio rientro in Italia, ma dopo un pò mi sono accorto che mi ci ero riabituato. Quando invece solo pochi giorni prima trovavo incomprensibile che mentre Letta e Fini, “inciuciassero” al funerale, il funerale!, di Kossiga, Berlusconi&Bossi le sparassero a tutto volume sulle elezioni anticipate. Con i giornali che, quando sono rientrato, continuano da una settimana a pubblicare sempre gli stessi articoli: elezioni si, elezioni no, il premier è in difficoltà, ma anche il partito democratico, il governo tecnico “non è un formalismo democratico”, anzi è un “tradimento della Costituzione” ma in ogni caso non bisogna tirare il capo dello Stato per la “giacchetta”.

Insomma mi sono sinceramente meravigliato di come i giornali vendano perchè una cosa così noiosa non l’ho mai personalmente vista, per non parlare de Il Giornale e Libero che da dieci giorni ci spaccano le balle con la Tulliani (ma a chi frega se la compagna del Presidente della Camera ha due o tre case? se le ha pagate o “scippate” all’ex? Ah giusto interessa al Presidente del Consiglio).

Dunque, e come sempre, politica e informazione sono strettamente intrecciate e i problemi di una si riflettono, e adesso che SireSilvio tornerà alla carica con le intercettazioni ancora di più, nell’altra con effetti deleteri su tutti i cittadini che vorrebbero magari, ma è una mia supposizione, un pò meno “retroscena” e un pò più fatti. Ma è anche vero che se di “fatti” non ne accadono non è completamente colpa loro. Come ho sentito dire a David Willey, corrispondente per la Bbc in Italia, durante un’intervista a Radio 24, agli inizi di agosto: “parto per le vacanze tanto la crisi non ci sarà, in Italia sembra sempre che stia per succedere una catastrofe politica e poi non accade mai nulla, il che è anche difficile per me da spiegare agli ascoltatori inglesi”. Non preoccuparti David è difficile anche per noi.

L’equazione dell’emergenza

agosto 20, 2010 § 5 commenti

Questo articolo è già uscito su Econote.it, lo ripubblico nel caldo agostano:

In matematica l’equazione viene definita come l’eguaglianza di due espressioni algebriche ottenuta attraverso un valore assegnato ad una incognita. Nella gestione del ciclo dei rifiuti questa incognita ha un nome preciso: raccolta differenziata. E’ attraverso questa infatti che possiamo comprendere il problema dell’emergenza rifiuti che non è un rompicapo dai risvolti misteriosi, ma una semplice equazione.

Ogni volta che la raccolta differenziata non aumenta, gli ultimi dati parlano di un calo per Napoli e provincia che ha portato la quantità complessiva al di sotto del 20%, le discariche si riempono, e se gli impianti si “saturano” bisognerà farne di nuovi o “bruciare” i rifiuti che non si sa più dove mettere. E per bruciare la spazzatura bisognerà costruire nuovi impianti di “termovalorizzazione”, o più comunemente inceneritori, ed ecco che l’equazione è dimostrata.

Nel 1998 la questione del ciclo dei rifiuti veniva affrontata dal “Decreto Napolitano” che imponeva di raggiungere una percentuale di raccolta differenziata di almeno il 35% nei due anni successivi e la costruzione di due impianti destinati a “bruciare” rifiuti per produrre energia. Ovviamente per incentivare le imprese a costruire questi impianti venivano introdotti dei contributi, i cosidetti Cip6, che dovevano servire da “incentivo” per abbassare i costi della produzione di energia elettrica dai rifiuti. Da quel momento in poi, però, l’unico obiettivo di chi ha avuto la gestione del ciclo dei rifiuti è stato la realizzazione di questi impianti e non certo l’aumento della raccolta differenziata.

Infatti ancora nel 2007, il periodo più duro dell’emergenza rifiuti, la differenziata a Napoli e provincia faticava ad arrivare al 10%, mentre si continuavano ad aprire nuove discariche. Oggi ci troviamo in una situazione simile: gli impianti di “stoccaggio” sono arrivati quasi al limite della loro capacità; la raccolta differenziata è ferma al palo, però viene annunciato un nuovo “piano” per la realizzazione di due inceneritori: quello di Salerno e quello di Napoli Est. Nel frattempo, 35 mesi, bisognerà approntare “nuove discariche”, o aumentare “la capacità di quelle esistenti”, perchè in qualche modo si deve “resistere” a quest’ondata di “munnezza”. La raccolta differenziata non viene citata mai in questo ragionamento, eppure potrebbe risolvere agevolmente il problema, senza ricorrere a nuovi impianti inquinanti e sotto alcuni aspetti anche “inutili”.

Esemplare la lunga vicenda dell’inceneritore di Acerra: dopo essere stato inaugurato in pompa magna dal nostro Presidente del Consiglio, ci si è accorti che non funziona, che inquina oltre ogni limite consentito e che probabilmente non sarà mai davvero a regime perchè le “ecoballe” che dovrebbero finirci dentro non sono a norma, come sta emergendo dal processo a carico di Impregilo e come ammesso anche dall’ex assessore Ganapini. Risultato? Per le ecoballe si sta pensando ad un “rigassificatore” per non farle marcire nei piazzali, dove ne sono depositate milioni, mentre l’impianto di Acerra lo comprerà lo Stato per 335 milioni di euro. Un tale affare che il 2 luglio scorso un senatore del Pdl, quindi della stessa maggioranza che solo sei mesi prima aveva approvato il decreto per l’acquisto, ha presentato un emendamento perchè lo Stato sia esonerato dal pagare Impregilo e il costo ricada sulla Regione che potrà pagarlo con i fondi Fas.

Il classico scarica barile, anzi scarica inceneritore, che alla fine ricadrà sulle spalle dei cittadini, mentre l’Unione europea ci blocca 500 milioni di euro di fondi proprio per il ciclo dei rifiuti. Lo fa perchè dopo averci condannato per come abbiamo gestito l’emergenza, ha inviato una commissione ispettiva, la quale non ha potuto fare altro che rilevare che: il ciclo di gestione dei rifiuti è basato solo su discariche e inceneritori, niente è previsto per lo sviluppo di una raccolta differenziata fatta in maniera sistematica. Ecco che torna l’incognita: la differenziata. Che non si fa e che non si continua a fare nonostante tutte le promesse di mettersi all’opera. Solo pochi giorni fa l’Asìa ha dovuto ammettere che negli ultimi mesi quel poco che si era avviato è completamente fermo, che non ci sono soldi e che aspettano un finanziamento di 35 milioni di euro che dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, arrivare dal Comune attraverso l’accensione di un mutuo. Ma se per la differenziata la situazione è drammatica altrettanto non si può dire per gli inceneritori. Se a febbraio veniva ribadito con forza che gli impianti non si sarebbero fatti e che una seconda discarica nel parco nazionale del Vesuvio, (Cava Vitiello) era fuori discussione, ora invece ci si lancia in una “gara dai tempi record” per realizzare gli impianti ed allargare le discariche.

Ed ecco quindi che l’equazione torna a completarsi: meno raccolta differenziata, più discariche e nuovi inceneritori, quale sarà il risultato non è davvero difficile da immaginare.

Il proiettile avvolto nella carta dei giornali

agosto 9, 2010 § Lascia un commento

Ciancimino va via. Non per colpa degli strani animali che da tempo infestano i dintorni della Procura di Palermo, e di altri uffici giudiziari siculi, nemmeno perchè di tanto in tanto gli perquisiscono casa alla ricerca di lettere o foto di “fantomatici” agenti segreti dalla faccia di mostro, o di bronzo come preferite, nella posa ricordo dei posteri dalle parti dell’Addaura.

Non se ne va nemmeno per aver ricevuto troppe o continue minacce: no se ne va perchè questa volta nel mirino, dice lui, c’è suo figlio, di cinque anni. Non ce la fa più, ha paura, la lettera minatoria con dentro un proiettile di Kalashnikov è stato troppo.

Eppure mi meraviglio, questa notizia arriva proprio quando il nostro Premier annuncia successi storici nella lotta alla mafia, un nuovo codice unico approvato e tanti arresti e sequestri, anche se non sono proprio tutte rose e fiori ( vedere per credere l’Abruzzo e qualche acuta riflessione sul processo breve in particolar modo).

Ma non era questo che mi ha colpito, non è solo lo stridere della realtà giudiziaria della lotta alla mafia contro la propaganda arcoriana, no è piuttosto una similitudine ad avermi colpito: leggo la notizia di Ciancimino, leggo dell’ordine di Silvio di “abbattere Gianfranco Fini” attraverso tutti i media “amici”, cioè quasi tutti, e ci colgo una certa similitudine. Se non nel mezzo, carta e proiettili sono differenti per qualità ed effetti, sicuramente negli intenti e nella metodologia.

Arriva Cesarone!

agosto 7, 2010 § Lascia un commento

Dopo averle prese a destra e a manca, ma sopratutto a destra, il Premier ha deciso di rilassarsi un pò, e mica con un amico qualsiasi, no con l’amico di vecchio corso, l’avvocatone, il Cesarone nazionale. Ma secondo i ben informati notisti politici, Silvio ha trascorso un pò di tempo con Previti, non certo solo per parlare dei bei tempi della Imi – Sir o del Lodo Mondadori, ma anche per stabilire una strategia per l’inverno. E perchè proprio Cesarone? Semplice perchè Previti è uno dai modi sbrigativi e risolutivi, come ricorda bene il Giudice Renato Squillante “A’ Renà te stai a scordà la busta”, e quindi quando interviene lui è per cambiare le carte in tavola, una sorta di extrema ratio, di arma di corruzione di massa.

Però a Silvio bisogna capirlo, pensava di essere il leader maximo della politica italiana, di essersi comprato tutto e tutti, si è rivelata un abbaglio. E ora come fare? Come uscire dall’angolo nel quale lo hanno infilato i finiani e quei vecchi democristiani dell’Udc? Ed ecco spiegato perchè il colpo di telefono a Previti, magari anche stavolta basterà “quarche busta” piazzata sagacemente dall’astuto Cesarone.

Dove sono?

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