L’equazione dell’emergenza

agosto 20, 2010 § 5 commenti

Questo articolo è già uscito su Econote.it, lo ripubblico nel caldo agostano:

In matematica l’equazione viene definita come l’eguaglianza di due espressioni algebriche ottenuta attraverso un valore assegnato ad una incognita. Nella gestione del ciclo dei rifiuti questa incognita ha un nome preciso: raccolta differenziata. E’ attraverso questa infatti che possiamo comprendere il problema dell’emergenza rifiuti che non è un rompicapo dai risvolti misteriosi, ma una semplice equazione.

Ogni volta che la raccolta differenziata non aumenta, gli ultimi dati parlano di un calo per Napoli e provincia che ha portato la quantità complessiva al di sotto del 20%, le discariche si riempono, e se gli impianti si “saturano” bisognerà farne di nuovi o “bruciare” i rifiuti che non si sa più dove mettere. E per bruciare la spazzatura bisognerà costruire nuovi impianti di “termovalorizzazione”, o più comunemente inceneritori, ed ecco che l’equazione è dimostrata.

Nel 1998 la questione del ciclo dei rifiuti veniva affrontata dal “Decreto Napolitano” che imponeva di raggiungere una percentuale di raccolta differenziata di almeno il 35% nei due anni successivi e la costruzione di due impianti destinati a “bruciare” rifiuti per produrre energia. Ovviamente per incentivare le imprese a costruire questi impianti venivano introdotti dei contributi, i cosidetti Cip6, che dovevano servire da “incentivo” per abbassare i costi della produzione di energia elettrica dai rifiuti. Da quel momento in poi, però, l’unico obiettivo di chi ha avuto la gestione del ciclo dei rifiuti è stato la realizzazione di questi impianti e non certo l’aumento della raccolta differenziata.

Infatti ancora nel 2007, il periodo più duro dell’emergenza rifiuti, la differenziata a Napoli e provincia faticava ad arrivare al 10%, mentre si continuavano ad aprire nuove discariche. Oggi ci troviamo in una situazione simile: gli impianti di “stoccaggio” sono arrivati quasi al limite della loro capacità; la raccolta differenziata è ferma al palo, però viene annunciato un nuovo “piano” per la realizzazione di due inceneritori: quello di Salerno e quello di Napoli Est. Nel frattempo, 35 mesi, bisognerà approntare “nuove discariche”, o aumentare “la capacità di quelle esistenti”, perchè in qualche modo si deve “resistere” a quest’ondata di “munnezza”. La raccolta differenziata non viene citata mai in questo ragionamento, eppure potrebbe risolvere agevolmente il problema, senza ricorrere a nuovi impianti inquinanti e sotto alcuni aspetti anche “inutili”.

Esemplare la lunga vicenda dell’inceneritore di Acerra: dopo essere stato inaugurato in pompa magna dal nostro Presidente del Consiglio, ci si è accorti che non funziona, che inquina oltre ogni limite consentito e che probabilmente non sarà mai davvero a regime perchè le “ecoballe” che dovrebbero finirci dentro non sono a norma, come sta emergendo dal processo a carico di Impregilo e come ammesso anche dall’ex assessore Ganapini. Risultato? Per le ecoballe si sta pensando ad un “rigassificatore” per non farle marcire nei piazzali, dove ne sono depositate milioni, mentre l’impianto di Acerra lo comprerà lo Stato per 335 milioni di euro. Un tale affare che il 2 luglio scorso un senatore del Pdl, quindi della stessa maggioranza che solo sei mesi prima aveva approvato il decreto per l’acquisto, ha presentato un emendamento perchè lo Stato sia esonerato dal pagare Impregilo e il costo ricada sulla Regione che potrà pagarlo con i fondi Fas.

Il classico scarica barile, anzi scarica inceneritore, che alla fine ricadrà sulle spalle dei cittadini, mentre l’Unione europea ci blocca 500 milioni di euro di fondi proprio per il ciclo dei rifiuti. Lo fa perchè dopo averci condannato per come abbiamo gestito l’emergenza, ha inviato una commissione ispettiva, la quale non ha potuto fare altro che rilevare che: il ciclo di gestione dei rifiuti è basato solo su discariche e inceneritori, niente è previsto per lo sviluppo di una raccolta differenziata fatta in maniera sistematica. Ecco che torna l’incognita: la differenziata. Che non si fa e che non si continua a fare nonostante tutte le promesse di mettersi all’opera. Solo pochi giorni fa l’Asìa ha dovuto ammettere che negli ultimi mesi quel poco che si era avviato è completamente fermo, che non ci sono soldi e che aspettano un finanziamento di 35 milioni di euro che dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, arrivare dal Comune attraverso l’accensione di un mutuo. Ma se per la differenziata la situazione è drammatica altrettanto non si può dire per gli inceneritori. Se a febbraio veniva ribadito con forza che gli impianti non si sarebbero fatti e che una seconda discarica nel parco nazionale del Vesuvio, (Cava Vitiello) era fuori discussione, ora invece ci si lancia in una “gara dai tempi record” per realizzare gli impianti ed allargare le discariche.

Ed ecco quindi che l’equazione torna a completarsi: meno raccolta differenziata, più discariche e nuovi inceneritori, quale sarà il risultato non è davvero difficile da immaginare.

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