Ambiente: il dolore della natura

settembre 29, 2010 § 3 commenti

Mi ha colpito un video di due giorni fa apparso sul Corriere del Mezzogiorno Tv: alle falde del Vesuvio si vede un agricoltore mostrare i frutti dei suoi appezzamenti. Hanno dei buchi, sono deformi, malati, fanno paura. Sono i frutti di una terra avvelenata e a me hanno ricordato una cosa che ho visto in Veneto.

Parlo delle “margherite mutanti”: a causa del cromo esavalente, una sostanza altamente tossica e in grado di penetrare in profondità nelle falde acquifere, i fiori che crescono nei campi di Tezze, San Pietro di Rosà e in tutta la campagna del vicentino e del padovano presentano delle mostruose deformazioni.

E’ una natura “stuprata” quella che si vede nei video girati in Campania e nel Veneto. Strano destino: due Regioni così diverse ma unite da un filo grigio asfalto. Quello dei camion che nel corso degli anni sono venuti a sversare i rifiuti tossici delle aziende del Nord est nelle terre campane. E tutto perchè non ci sono discariche per rifiuti speciali, o è molto costoso smaltire i rifiuti prodotti da aziende chimiche, farmaceutiche e metallurgiche.

In particolare ricordo il caso della Nuova Esa che da Marcon, in provincia di Venezia, si era attrezzata per far sversare migliaia di tonnellate di rifiuti tossici nella zona della provincia di Caserta. L’ufficiale dei carabinieri del Noe a cui il giudice chiese se si poteva fare una stima della quantità, rispose: “Circa seimila camion allineati”. Avete letto bene: seimila.

Ma anche a Marcon hanno poco da stare allegri: cinquemila tonnellate di rifiuti tossici sono stoccati nel piazzale della Nuova Esa, che è “casualmente” fallita, e nessuno ha i soldi o la volontà di rimuoverli da lì mettendo a repentaglio la salute della piccola cittadina veneta.

Il risultato? Margherite mutanti là e frutta deforme di qua. E’ proprio vero che il sonno della ragione genera mostri.

Politica: Mi presento di fronte al Parlamento

settembre 28, 2010 § 2 commenti

Domani Silvio Berlusconi si presenterà di fronte al Parlamento italiano. Pronto a pronunciare il “discorso programmatico” che dovrebbe dare ad una svolta alla politica italiana tutta. Ecco cosa dirà:

“Mi presento di fronte a questo Parlamento per fare un discorso importante a voi e alla Nazione. Mi rendo conto che vedermi qui può generare un certo stupore: ho più volte detto che la democrazia parlamentare è un intralcio, come la Costituzione, e pagare 630 stipendi, più quelli del Senato, qualcosa di inutile e dannoso. E’ anche vero che ho governato ricorrendo spesso ai decreti legge, e per questo sono stato anche ammonito dal Presidente Napolitano, e ho chiesto la fiducia su tutti i provvedimenti più importanti, ad esempio la manovra economica, di fatto scavalcando il ruolo centrale del Parlamento e introducendo quella che qualcuno ha definito una deriva “cesarista“.

Ma oggi sono qui, mi presento davanti al Paese per chiedere scusa. Si avete capito bene, voglio chiedere scusa per aver occupato tutti gli spazi legislativi e democratici per mio esclusivo interesse. Ho costretto la politica ad occuparsi solo di provvedimenti normativi che mi aiutassero ad evitare i miei processi. Non ho realizzato praticamente nessuna delle grandi opere, tranne quei pochi chilometri di autostrada fuori Venezia, e il Ponte sullo Stretto di Messina è ormai fermo da tempo. Ho promesso la costruzione di Centrali nucleari che non saranno pronte prima del 2020 quando, probabilmente, saranno già tecnologicamente sorpassate.

Durante questi dieci anni la pressione fiscale è aumentata e anche l’evasione ha toccato livelli record, le prospettive di crescita sono bassissime e la disoccupazione giovanile è diventata una piaga. Mi è stato fatto notare che anche la litigiosità e l’instabilità politica di questi mesi ha un costo per la nostra economia. E questo non va bene.

Volevo poi chiedere scusa a Gianfranco Fini, a Dino Boffo, a Michele Santoro e a Marco Travaglio, ma sopratutto a due persone che non ci sono più: Indro Montanelli ed Enzo Biagi. E anche a Marco Biagi verso il quale siamo stati irrispettosi e abbiamo trattato la sua morte come uno strumento di propaganda. Desidero chiedere scusa anche alla famiglia di Carlo Giuliani e a tutti i ragazzi trattati come bestie da macello durante il g8. Infine desidero chiedere scusa a tutti gli italiani: non sono stato un Presidente del Consiglio all’altezza delle promesse, di quel patto, che avevo stretto con voi. C’è chi mi vorrebbe al Quirinale ma la verità è che sono stanco. Stanco di dover fare come quel tale del racconto di Verga: che per tenersi tutta la sua “roba” finì per morirci. Ma la “roba” non te la puoi portare dall’altra parte. Alla mia età ho capito che voglio godermi la mia famiglia, la mia ricchezza e non pensare più alla “storia” con la S maiuscola. Ecco perchè intendo rassegnare le mie dimissioni irrevocabili da Presidente del Consiglio. Ecco perchè intendo comunicare la mia decisione di ritirarmi a vita privata.

Ringrazio tutti quelli che in questi anni mi hanno fedelmente sostenuto, chi ha creduto nel mio progetto, anche se non si è mai realizzato e ringrazio Licio Gelli che è stata una grande fonte di ispirazione. Ma ad un certo punto bisogna capire che è venuto il momento di lasciare il posto ad altri, ed è quello che farò.

Grazie”.

P.s. Dite la verità: vi piacerebbe eh?

Politica: predicare bene e razzolare male

settembre 27, 2010 § 2 commenti

Sbottano, scuotono il crapino ecclesiastico. La Cei e il cardinal Bagnasco, a nome di tutto il Vaticano, fanno sapere di essere preoccupati per le continue risse politiche e per le mancate riforme “che pare di essere sempre al punto di partenza”. Articolato intervento quello del cardinale, ognuno può giudicarlo per quel che vale, ma che in questo post verrà analizzata solo su un punto che trovo particolarmente interessante.

Ovvero quando Bagnasco lamentandosi delle riforme indica la strada maestra delle riforme fiscali sopratutto in “favore delle famiglie”, giusto, anzi giustissimo visto che l’Italia è uno dei Paesi che meno spende per sostenere la famiglia, ma mi permetto di dare un suggerimento alla Cei: perchè non dare il buon esempio e rinunciare ai due miliardi di euro di sconti sull’Ici che sono anche al centro di una procedura d’infrazione che Bruxelles potrebbe aprire come “aiuto di Stato” non lecito. Procedura che se portata a compimento comporterà l’obbligo per l’Italia di richiedere i soldi indietro o di subire una multa, che verrà pagata da noi cittadini con ulteriore diminuzione di risorse che potrebbero per l’appunto servire anche per i famosi “aiuti” alle famiglie.

Sarebbe un bel gesto che ne dice Bagnasco?

Politica: Perchè non ci candidiamo tutti?

settembre 26, 2010 § 5 commenti

Radiografia di un analfabeta costituzionale

Non ho nemmeno finito di digerire il discorso di Fini, che l’artiglieria filogovernativa sposta i suoi obici su ItaliaFutura, l’associazione montezemoliana, rea di aver criticato il Governo e sopratutto il leader della Lega Bossi. Subito gli “sgherri” del Premier si sono lanciati in critiche e commenti sarcastici, tra i quali questo di Osvaldo Napoli: “facile criticare quando non governi, si candidi e vediamo quanti voti prende”.

Ora direte voi, ne sentiamo di tutti i colori, questo commento non sembra particolarmente offensivo nè risentito. Vero ma contiene quella che è la “filosofia” politica della maggioranza, e sopratutto del suo padrone, e che viene portata avanti da anni. Nei confronti di chiunque, ricordate quando dopo lo “scontro” quasi fisico tra Fini e Berlusconi i pdiellini si affrettarono a sostenere che il Presidente della Camera doveva dimettersi se voleva criticare Berlusconi?, così come di tanti altri.

Di certo questa è una “tecnica” polemica che evita di entrare nelle argomentazioni di chi critica, il che spesso vuol dire che non se ne hanno da opporre, per concentrarsi sulla “delegittimazione”: tu non puoi parlare perchè il popolo non ti ha dato un mandato come ha fatto con noi.

Ma è proprio il caso di dire che avevano ragione quanti sostenevano che il Premier e i suoi scherani sono degli “analfabeti della Costituzione“: infatti non c’è scritto da nessuna parte che per esercitare i diritti riconosciuti dalla Costituzione, art. 21, bisogna farsi eleggere. Ma qui torniamo ad una vecchia polemica sulla differenza tra legalità e legittimazione. Già Norberto Bobbio, che infatti fu attaccato dai soliti manganellatori mediatici, insisteva su questo principio: una cosa è avere la legittimità a governare, un conto è farlo rispettando le norme. Essere eletti non autorizza automaticamente a fare “un pò il cazzo che ci pare”, come recitava lo slogan della casa della libertà all’ottavo nano, tutt’altro: legittimità e legalità corrono di pari passo in una democrazia.

In una bella analisi pubblicata dalla Stampa Carlo Federico Grosso, costituzionalista, riprendeva proprio il filo del discorso di Bobbio. Ed è con le sue parole che chiudo questo intervento, nella speranza che Osvaldo Napoli magari si vada a rileggere qualche manuale di Diritto Costituzionale o almeno un paio di libri di Bobbio che male non gli farebbe:

“L’idea che sussista una legittimità preminente sulla legalità non è tuttavia una novità e neppure è tirannide classica. È una malattia della democrazia, una sua estremizzazione: è quel che le accade quando il peso del potere (esecutivo o legislativo) non è corretto da contrappesi egualmente autonomi, forti (da un sistema di check and balance). È un’escrescenza democratica basata su convinzioni sbadate: che il liberalismo sia un prodotto della democrazia e non una sua premessa (un prius, dice Sartori). Che la rule of law nasca con la democrazia anziché precederla. L’unzione del capo può discendere da Dio, da antiche dinastie.(…)Lo Stato democratico unto dalla volontà popolare rischia l’assolutismo non meno dei re antichi: Carl Schmitt descrivendo Weimar lo chiamava Stato legislativo parlamentare e lo riteneva rovinoso perché contrapposto allo Stato giurisdizionale e al suo «durevole, generale» imperio della legge.”

Rifiuti: è la stampa, munnezza

settembre 25, 2010 § 2 commenti

E così mentre i cumuli di spazzatura tornano tristemente a fare da “arredo urbano” nelle strade di Napoli, e si “accendono” gli animi di una popolazione stanca di farsi prendere in giro, mi viene in mente quando il Premier trapiantato se ne andava in giro a “dispensare” il miracolo della risoluzione dell’emergenza rifiuti.

Telegiornali e articoli di quotidiani nei quali si tessevano gli elogi del premier che fra una inaugurazione ad Acerra, di un impianto che non è mai entrato in funzione, e una conferenza stampa nella quale esortava i Sindaci “a tenere pulita la città”, proprio in quei giorni frequentava anche feste a Casoria di diciottenni disinibite e “sceglieva” la futura “classe” politica del suo partito.

Ora mi chiedo che fine hanno fatto tutte quelle belle parole vergate da mani sicure ed ammirate? I fiumi d’inchiostro spesi per descrivere le mirabolanti imprese del miglior statista degli ultimi 150 anni? Le pagine dei giornali saranno finite anche loro tra i cumuli di rifiuti che ora “adornano” la città? Una cosa è certa: di sicuro non sono state riciclate.

Politica: Borghezio, nuovo modello europeo?

settembre 21, 2010 § Lascia un commento

Lo avreste mai detto? Avreste mai scommesso non dico 10 ma anche un solo euro che il politico più “imitato” d’Europa sarebbe stato proprio lui? Si parliamo dell’irreprensibile, si fa per dire, Mario Borghezio. Dell’uomo che si produceva in comizi mitologici dove dava delle “palandrane di merda, detto con rispetto parlando” ai musulmani. Dell’uomo che disinfettava i treni dove si erano seduti dei migranti, mi rifiuto di chiamarli extracomunitari scusate, quello che andava in giro a “bruciare gli alloggi di fortuna degli immigrati” a Torino e condannato in via definitiva a 2 mesi.

Ebbene dopo Geert Wilders, il leader del partito di ultradestra Pvv che ha “sbancato” le ultime elezioni olandesi, che ha fatto della “bandiera anti islam” il motto e la ragion (?) politica del suo partito, tocca alla Svezia.

Si proprio la tollerante Svezia, patria della Socialdemocrazia, ha visto l’affermazione di un partito di ultra destra che punta il dito contro gli immigrati, che pure in Svezia rappresentano una forza lavoro e un elemento sociale molto importante, e che ha lasciato “sgomenti” commentatori e semplici cittadini. E certo che le reazioni ci sono state: manifestazioni di piazza, proteste, dichiarazioni immediate, da parte degli altri partiti, “che con l’ultradestra mai“. Certo tutto questo dimostra come gli “anticorpi” della società svedese siano ben presenti, ma resta il dato di fatto: mentre il partito dei pirati, che punta sulla rete e sulla libertà di movimento e di scambio “online”, fa un tonfo terribile, avanzano coloro che sbandierano paure e parlano alla “pancia” degli elettori benestanti.

E l’Europa? Quel “grande progetto di integrazione” economica, politica e sociale dov’è finita? Possibile che 60 anni dopo il “magnifico” progetto, si sia trasformato in un ente che dispensa soldi alle banche quando sono in difficoltà e decida delle etichette dei prodotti da supermercato e basta? Borghezio e i suoi emuli ci dicono che forse qualcosa, anzi molto, va ripensato, prima che sia tardi.

Politica: Un tea con la Lega

settembre 19, 2010 § Lascia un commento

In America si interrogano, noi nel Belpaese, anche. Solo che loro lo fanno da poco e su un fenomeno nuovo, qui da noi invece gli abili analisti del centro sinistra, in compagnia di giornalisti, saggisti, editori e compagnia bella, lo fanno da venti anni. Ma i risultati sembrano gli stessi. Parlo del Tea Party e della Lega Nord.

Alcune assonanze tra i due “movimenti/partito” sono evidenti, come lo sono le differenze. Solo che i “ribelli” delle tasse, gli affiliati si rifanno alla storica rivolta degli americani contro i loro governanti inglesi che diede via alla lotta per l’indipendenza e che al centro vedeva i coloni “schiacciati” dal peso delle imposte, sono un fenomeno relativamente recentissimo. Venuto alla ribalta solo qualche mese fa hanno avuto come “guida” morale, noi lo avremmo chiamato “ideologo”, un giornalista tv, Glenn Beck, e ora hanno anche una “leader”, l’ex candidata alla vice presidenza degli Stati Uniti, la repubblicana Sarah Palin.

Insomma sarebbero una sorta di “repubblicani nostalgici”. Non proprio perchè con il partito dell’elefante i ribelli del tè non hanno un buon rapporto, si sentono lontani dalla “vecchia” politica, si richiamano alla cultura dell’america ottocentesca, riscrivono storie e mitologie a stelle e striscie. Sono estremisti ed integralisti di destra, ma sopratutto odiano lo Stato, e quindi Obama, la sua presenza, molte delle sue leggi, le sue tasse, vorrebbero vivere in un Paese quasi “su misura” lontano, “isolato” quasi.

Odiano le banche e la sanità pubblica con la stessa intensità. Il New York Times ha dedicato un lunghissimo approfondimento al tema, con sondaggi, opinioni ed analisi. Le quali sono anche molto discordanti tra loro, c’è chi parla di “minoranza gretta“, chi invece invita a considerare l’aspetto “genuino” del movimento.

Di una cosa si può essere sicuri: i sostenitori del Tea Party sono numericamente ancora pochi, ma molto determinati. Sono per l’80% bianchi e per il 60% maschi. Non hanno subito la crisi in maniera particolare, ma hanno paura di pagarne i costi, soffrono di una certa paranoia sulla sicurezza e sono sostenuti da alcuni media, come la Fox, con una copertura “quasi” eccessiva. Ad alcuni fanno paura perchè ricordano all’America che non basta un Presidente nero per sentirsi “progressisti”, per far finta che tutti i voti che aveva preso Bush erano un “errore” o una “macchinazione”.

Detto questo mi colpisce la “vicinanza” anti statalista del Tea Party con la Lega, il suo costruire, si pensi alla “Padania” e alla narrazione “celtica”, mitologie e basi culturali, in questo caso inesistenti, alla sua “violenza” verbale e comunicativa, ma anche all’attenzione che i media, in questo caso berlusconiani, sempre dedicano alle iniziative del “sole delle alpi”.

Infine mi ha colpito aver letto che il popolo del Tea Party è molto “televisivo” e diverse sono le accuse di chi sostiene che certe posizioni dei suoi militanti sono non solo “amplificate” dai media ma spesso “originate” dagli stessi network, non a caso Beck è un uomo perfettamente inserito nel discorso comunicativo/televisivo, e la stessa cosa si può dire anche dei leghisti.

Ovviamente ci sono anche tantissime differenze, non ultima la diversa collocazione: il Tea Party contro la politica “ufficiale” mentre la Lega siede nel “palazzo”, ma queste somiglianze mi generano un certa inquietudine.

Dove sono?

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