Politica: il vero punto debole

settembre 1, 2010 § Lascia un commento

Questo post lo scrivo dopo aver sentito due opinioni simili, in realtà una l’ho letta, in due giorni. Opinioni che condivido e che riguardano 10 anni di politica Berlusconiana. La prima è di Stefano Folli che sull’ultimo numero di IL, il mensile del Sole24ore, riflette sul fatto che se Berlusconi cadrà e questo segnerà la fine di un ciclo politico, non resterà nemmeno una legge che verrà ricordata, come invece è stato in altri periodi storici e politici, come fondamentale e che verrà associata in futuro a questi anni di Governi “del fare”.

Poi mi capita di ascoltare Omnibus questa mattina e mentre si parla di disoccupazione giovanile fra gli ospiti, eccetto ovviamente Belpietro, riemerge questa opinione: abbiamo buttato dieci anni, nessuna riforma politica o legislativa seria è stata fatta.

In effetti tutti si ricordano, o ce lo ricordano, che quella sul processo breve sarebbe la 39° legge ad personam, credo che nel conto rientri anche quella ad “aziendam” sulla vicenda Mondadori/Fisco, dell’impero Nano, come da blobbiana definizione, ma per quanto riguarda il resto?

Ebbene credo che Folli sia stato un pò ingeneroso, ci sono cose memorabili da ricordare durante i tre governi, non mi riferisco a quello del 94 ma ai berlusconi I, bis e quello attuale, contrassegnati da amplissime maggioranze parlamentari, quindi se ne dovrebbe dedurre con libertà di manovra politica ineguagliabile, e guidate dal “Ghe pensi mi”, dall’uomo del fare.

Direi che forse, ma sono pronto ad essere smentito, si potrebbe affermare che la Legge 30, o Biagi, sia il lascito più importante del berlusconismo. Un provvedimento di cui giustamente è stato affermato che non rispecchia affatto l’impianto originario del giuslavorista ucciso dalle nuove Br. Nella legge 30 mancano infatti tutti quei meccanismi di ammortizzatori sociali e di trasformazione del lavoro da precario a stabile. E infatti la Legge 30 ha creato un “popolo precario” ha influito su una generazione e gli effetti si vedono ancora oggi, anzi più di prima, evidenti: salari bassissimi, disoccupazione giovanile ai massimi livelli, persone che a 40 anni sono ancora precarie e non sanno che ne sarà di loro. Insomma un disastro sociale oltre che produttivo.

Non dimentichiamoci poi la magnifica performance di “sciaboletta” Scajola quando Marco Biagi venne assassinato: “quel rompicoglioni”, a cui poi giustamente intitolarono il provvedimento, come ricorda Travaglio: “S’è parlato un paio di volte della legge 30 che abusivamente il governo Berlusconi intestò al professore assassinato, che non poteva più ribellarsi, mentre un ministro di quel governo lo chiamava “rompicoglioni”. E ne ha parlato Grillo per chiedere di riformarla, insieme alla legge Treu, aggiungendo che però “il vero problema non sono neppure le leggi: è che in Italia non c’è lavoro”.

Di quegli anni si ricordano però anche i condoni, edilizi, fiscali, tombali, che fecero la gioia di tanti. Voluti fortemente dal Governo e approvati da un Ministro, il genio Giulio, che invece vi si era sempre opposto. Almeno a parole.

Ancora, se si scorrono i diversi provvedimenti, i decreti, le leggi, i decreti legislativi, non ci si trova nulla di eclatante, anche se qualcuno potrebbe ribattere che fu approvato il codice della Privacy. Vero ma il provvedimento del 2003 non era che un ampliamento e l’attuazione della legge del 1996 che a sua volta si adattava a quanto prescritto dalle normative europee, quindi non si può certo considerare un provvedimento “originale”.

Certo c’è la legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo, quella alla quale pensano oggi molti italiani mentre vedono lo schermo del loro televisore pieno di pixel incomprensibili e bestemmiano contro il decoder, ma anche questa è in fondo una legge “ad personam”, ed anche ad “aziendam”, perchè ridefiniva il tetto delle concentrazioni “dominanti” nell’editoria, ovviamente a favore di una certa azienda di Cologno Monzese, perchè rinviava “sine die” la messa sul satellite di Rete 4, che doveva avvenire da tempo, perchè non garantiva il pluralismo. E a dire tutte queste cose non sono certo io, ma l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un lungo e dettagliato messaggio alle camere.

Ci sarebbero, e le affronterò, ancora da affrontare tutte le leggi “sicurezza”, dai “pacchetti” più recenti alla Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi sulle droghe, però è anche vero che quelle leggi sono state più espressione della maggioranza parlamentare, non a caso due su tre sono firmate dall’attuale Presidente della Camera, piuttosto che del “berlusconismo” vero  e proprio. Così come la riforma Gelmini sulla scuola e l’università, che per quanto bocciata davvero da tutti, è stata il frutto di un percorso maggiormente condiviso e teso a “sfasciare” l’istruzione pubblica così come l’abbiamo conosciuta. E’ anche vero che Silvio ha sempre tenuto tanto all’argomento, infatti prima di Maria Stella c’era la Moratti (brrr!), quindi varrà la pena ritornarci.

Voglio chiudere, anche perchè mi sono parecchio dilungato, su un caso da manuale: dove è evidente tutto il “liberismo” di questo Governo e sopratutto del suo proprietario: parlo del salvataggio di Alitalia.

Operazione nella quale Silvio si è posto come “condottiero” dell’italianità e che ha finito per pesare sui contribuenti, la “good” and “bad” company, a favore di alcuni “capitani coraggiosi”, cosa ci sia di tanto ardito nel salvare una società a cui sono stati tolti tutti i debiti non si capisce, che hanno avuto in pratica il “monopolio” della tratta Roma-Milano. Una roba da far inorridire qualunque Antitrust tranne il nostro e uno spreco di soldi come raramente se n’era visto.

Quasi dimenticavo: una delle riforme più importanti del Governo, o Governi, Berlusconi riguarda la Protezione Civile. Ma questa è tutta un’altra storia…

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