Economia: le mille bolle blu

settembre 6, 2010 § 1 Commento

Che magari fossero quelle della canzone di Mina, ma invece sono quelle che continuano a generarsi nell’economia globalizzata. Poco importa che ci sia chi, come Nouriel Roubini, ammonisce fin dal 2006 (qui un articolo dell’inizio del 2008) che siamo nella peggiore crisi economica degli ultimi 25 anni: le bolle speculative non si fermano.

Il punto è che come sottolineato da autorevoli economisti, e non, e come riportato in un post precedente, non è che manchi la liquidità, venuta drammaticamente a mancare quando il castello di carte della “finanza creativa” è crollato perchè troppo fragili le fondamenta dei mutui subprime, e che questa liquidità non viene investita o meglio si preferisce o tenerla ferma su fondi a bassissimo rendimento oppure tentare nuove vie speculative, che quindi poco hanno a che fare con l’economia reale: in questo senso vanno letti i due dati riportati nell’articolo del Sole24Ore sull’aumento esponenziale del valore di un bene rifugio come l’oro o sulla questione delle case in Cina.

Ecco ora arrivano i primi segnali che la bolla immobiliare cinese, 65 milioni di case vuote, potrebbe scoppiare come quella americana, anche i mutui subprime si basavano sul mercato immobiliare, e questa non è una buona notizia. Ma aldilà della crisi, sempre Roubini ha dichiarato che una crescita sull’1% equivale in pratica ad una recessione, resta una sensazione di “stand by” nella quale si sta impantanando l’economia globale. La crescita non c’è, i debiti pubblici aumentano spaventosamente (quello americano è salito come mai era successo), a causa delle continue “iniezioni” di liquidità che sono servite per salvare il sistema bancario e finanziario internazionale e da qualche tempo siamo colpiti da una crisi occupazionale senza precedenti.

Mentre il nostro Ministro dell’Economia ci illude che il peggio è alle spalle e che il sistema Italia è solido, nell’articolo del Telegraph riportato sopra c’è un passaggio particolarmente inquietante quello in cui si afferma che le aziende per far segnare comunque profitti in bilancio stanno applicando una politica di “taglia e brucia” riducendo in maniera costante i posti di lavoro, meno 8 milioni negli States, e concentrando capitale. Cosa che, come dimostra il caso Fiat, non è solo nella mentalità delle aziende Usa. Il punto è che poi se anche le aziende conservano capitale devono reinvestirlo ed ecco il rischio di migliaia di altre “micro” o “macro” bolle che in un circolo senza fine, come d’altronde è evidente fin dalla crisi delle “Saving and Loans” degli anni 80 negli States.

Dunque abbiamo di fronte un concreto rischio di “double dip”, una lunga “stagnazione” economica e una contrazione del mercato del lavoro. E non è chiaro se il “gioco” delle bolle speculative, ma sembra per l’appunto di si, continuerà in futuro. Dopo la crisi del 2008 si era detto da molte parti: bisogna riscrivere le regole della finanza internazionale. Stiamo ancora aspettando.

P.s. Nel 2008 Roubini calcolò in 300 miliardi di dollari il danno economico della crisi. Invece questo si è attestato sui 2300-2500 miliardi di dollari. Ora dice che se non si agisce presto si rischia una “stagnazione” che durerà molto, forse anni, fate un pò voi…

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