Politica: Un tea con la Lega

settembre 19, 2010 § Lascia un commento

In America si interrogano, noi nel Belpaese, anche. Solo che loro lo fanno da poco e su un fenomeno nuovo, qui da noi invece gli abili analisti del centro sinistra, in compagnia di giornalisti, saggisti, editori e compagnia bella, lo fanno da venti anni. Ma i risultati sembrano gli stessi. Parlo del Tea Party e della Lega Nord.

Alcune assonanze tra i due “movimenti/partito” sono evidenti, come lo sono le differenze. Solo che i “ribelli” delle tasse, gli affiliati si rifanno alla storica rivolta degli americani contro i loro governanti inglesi che diede via alla lotta per l’indipendenza e che al centro vedeva i coloni “schiacciati” dal peso delle imposte, sono un fenomeno relativamente recentissimo. Venuto alla ribalta solo qualche mese fa hanno avuto come “guida” morale, noi lo avremmo chiamato “ideologo”, un giornalista tv, Glenn Beck, e ora hanno anche una “leader”, l’ex candidata alla vice presidenza degli Stati Uniti, la repubblicana Sarah Palin.

Insomma sarebbero una sorta di “repubblicani nostalgici”. Non proprio perchè con il partito dell’elefante i ribelli del tè non hanno un buon rapporto, si sentono lontani dalla “vecchia” politica, si richiamano alla cultura dell’america ottocentesca, riscrivono storie e mitologie a stelle e striscie. Sono estremisti ed integralisti di destra, ma sopratutto odiano lo Stato, e quindi Obama, la sua presenza, molte delle sue leggi, le sue tasse, vorrebbero vivere in un Paese quasi “su misura” lontano, “isolato” quasi.

Odiano le banche e la sanità pubblica con la stessa intensità. Il New York Times ha dedicato un lunghissimo approfondimento al tema, con sondaggi, opinioni ed analisi. Le quali sono anche molto discordanti tra loro, c’è chi parla di “minoranza gretta“, chi invece invita a considerare l’aspetto “genuino” del movimento.

Di una cosa si può essere sicuri: i sostenitori del Tea Party sono numericamente ancora pochi, ma molto determinati. Sono per l’80% bianchi e per il 60% maschi. Non hanno subito la crisi in maniera particolare, ma hanno paura di pagarne i costi, soffrono di una certa paranoia sulla sicurezza e sono sostenuti da alcuni media, come la Fox, con una copertura “quasi” eccessiva. Ad alcuni fanno paura perchè ricordano all’America che non basta un Presidente nero per sentirsi “progressisti”, per far finta che tutti i voti che aveva preso Bush erano un “errore” o una “macchinazione”.

Detto questo mi colpisce la “vicinanza” anti statalista del Tea Party con la Lega, il suo costruire, si pensi alla “Padania” e alla narrazione “celtica”, mitologie e basi culturali, in questo caso inesistenti, alla sua “violenza” verbale e comunicativa, ma anche all’attenzione che i media, in questo caso berlusconiani, sempre dedicano alle iniziative del “sole delle alpi”.

Infine mi ha colpito aver letto che il popolo del Tea Party è molto “televisivo” e diverse sono le accuse di chi sostiene che certe posizioni dei suoi militanti sono non solo “amplificate” dai media ma spesso “originate” dagli stessi network, non a caso Beck è un uomo perfettamente inserito nel discorso comunicativo/televisivo, e la stessa cosa si può dire anche dei leghisti.

Ovviamente ci sono anche tantissime differenze, non ultima la diversa collocazione: il Tea Party contro la politica “ufficiale” mentre la Lega siede nel “palazzo”, ma queste somiglianze mi generano un certa inquietudine.

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