“Citizen Journalism”: come cambia il mondo dell’informazione

ottobre 2, 2010 § Lascia un commento

Di ritorno da Ferrara, dove ho partecipato alla tavola rotonda organizzata dall’Università della città  e coordinata da Michele Fabbri, condirettore del Master in Giornalismo dell’ateneo,  e che ha visto la partecipazione di Sergio Maistrello, autore del libro “Giornalismo e nuovi media”, insieme a Nico Pitrelli, condirettore del Master in comunicazione scientifica dell’Università di Trieste, con Eleonora Pantò di Youcapital e il sottoscritto.

Diciamo subito che si è trattato di un incontro estremamente interessante che ha cercato di unire tematiche apparantemente diverse, come il giornalismo partecipativo e quello scientifico, nel tentativo di dare una risposta agli scenari che si presenteranno per il mondo della comunicazione.

Quello che è apparso certo è che ormai indietro non si torna: l’avvento delle nuove tecnologie ha già trasformato le abitudini dell’utente/lettore che ormai è sempre più parte di una “rete” tecnologica, informativa e sociale. Maistrello l’ha efficacemente definito “un vero e proprio ecosistema”.

Si tratta di capire adesso in che modo questo “ecosistema” si stabilizzerà e quali modelli di business si adatteranno meglio ai cambiamenti avvenuti, e in parte ancora in corso. Da qui l’interesse mostrato da tutti nei confronti dell’esperimento Spot Us: Fabbri ha ripetuto che bisognerà tenere “sotto osservazione”, sulla falsariga di un linguaggio scientifico, il fenomeno perchè potrebbero arrivare risposte importanti, ed è quello che ovviamente ci auguriamo anche noi.

Così si è passati alle criticità che abbiamo potuto rilevare, e che da noi erano state già messe in evidenza, della difficoltà di raccogliere fondi e di coinvolgere in maniera attiva i cittadini. Non perchè manchi la “domanda” ma per una “immaturità” del mercato che qui è ancora agli esordi, mentre negli Stati Uniti ha già trovato una sua, importante, collocazione.

Bisogna aggiungere che non si è mancato di rilevare che Spot Us Usa ha alle spalle una fondazione privata. Mentre qui, ha sottolineato Pitrelli, ad eccezione dei finanziamenti pubblici ai quotidiani di partito, non si sono visti sostegni pubblici, dagli atenei, o privati ad iniziative editoriali innovative. Questo “limite” culturale deve essere certamente superato ed è proprio per questo che incontri come quello di Ferrara possono rappresentare un ottimo inizio. Diffondere la consapevolezza che il mondo dell’informazione sta cambiando è un passo importante perchè il cittadino/lettore si renda conto che egli è ormai parte “attiva” di quel ciclo di notizie che lo vede “connesso” con una comunità e dove il giornalista professionista non è più colui che sceglie cosa pubblicare, ma la sua professionalità si adopera per verificare che ciò che “circola” sia veritiero e basato su fonti attendibili.

Il giornalista insomma non è più, per usare una espressione di Maistrello, “il guardiano del cancello che decide cosa sia notiziabile e cosa no” ma è “l’analista del flusso ininterrotto di notizie che va a mettere in primo piano le più interessanti, verificandole e ampliandole, approfondendole”. Dunque anche il ruolo di chi lavora nel mondo dell’informazione sta cambiando e se da un lato ci sono nuove generazioni di giornalisti pronti a raccogliere la sfida, dall’altro la “vecchia guardia”, rappresentata da Stefano Ciervo de La Nuova Ferrara e Corrado Pifanelli de Il Resto del Carlino che sono intervenuti brevemente alla discussione, sembra essere ancora “arroccata” su posizioni superate e in contrapposizione con quella che è la realtà della rete. Spiace, perchè da tutti i partecipanti è arrivato il messaggio che editoria “tradizionale” e nuovo giornalismo, sopratutto quello partecipativo, non devono essere “avversari” ma possono benissimo integrarsi a vicenda per rilanciare il ruolo fondamentale che nella società ha l’informazione.

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