Rifiuti: Shock Economy

ottobre 3, 2010 § 2 commenti

Rilancio la nota pubblicata da Anna Fava sull’inceneritore di Napoli Est come concreto caso di “Shock Economy”. Ovvero da quando è “riesplosa” l’emergenza rifiuti, si è “corsi ai ripari” affrettando le pratiche per la costruzione di un nuovo inceneritore, senza sapere si badi bene, nemmeno se questo metodo funzionerà. E questo perchè l’inceneritore di Acerra non funziona, come abbiamo visto in questi giorni.

Dunque se l’unione europea stessa ci ha raccomandato di non insistere sugli inceneritori e le discariche perchè questi non sono strumenti validi per uscire dalla crisi della gestione del ciclo dei rifiuti, senza che ci sia una robusta raccolta differenziata, perchè insistiamo? Perchè come spiega Anna, conviene: agli imprenditori e ai politici amici loro.

La domanda però è anche un’altra: se tutto questo è abbastanza evidente, ovvero che un altro inceneritore non servirà, come si fa a farlo “digerire” alla popolazione? Semplice: lo si impone come unica scelta possibile.

Ecco tornare la teoria della Shock Economy, Naomi Klein che ne ha coniato il termine, ha analizzato gli ultimi 50 anni della storia contemporanea per giungere ad una conclusione: i Governi hanno sempre approfittato delle “sciagure” per imporre misure che penalizzavano la popolazione, se non addirittura sono arrivati a “crearle” queste emergenze per imporre scelte autoritarie.

Dunque l’economia basata su uno “shock” sociale è un’altra versione di quel “governare con la paura” che abbiamo potuto “apprezzare” dopo l’11 settembre. Ricordate il documentario di Moore dove si faceva notare che Bush non faceva altro che ricorrere alle parole “terror” e “terrorism” con frequenza impressionante in tutti i suoi discorsi. Convincere la popolazione che esiste un pericolo, che c’è una emergenza, che solo un “temporaneo” accentramento dei poteri in capo ad una o a poche persone può risolvere tutto è un “metodo” che affonda le sue radici addirittura nell’antica Roma, aveva trovato nel “patriot act” americano la sua espressione più alta.

Quindi anche in Italia si è fatta strada il modello shock economy, basti pensare all’Aquila e alll’iperdecisionismo berlusconiano senza ammissione di replica. Ma è stata proprio la “crisi” dei rifiuti a far nascere il “prototipo” italico di governo dell’emergenza e da lì è partita la scalata di Bertolaso.

Ora si ricomincia: l’emergenza è di nuovo qui, servono gli inceneritori, servono le discariche. E chi si oppone è un “sovversivo”, se non “un terrorista”, ed ecco come alla democrazia viene messo l’ennesimo bavaglio.

Annunci

§ 2 risposte a Rifiuti: Shock Economy

  • […] In un vigneto a Terzigno la Digos ha trovato dodici bottiglie molotov. Ed ecco che pronta scatta la deduzione: “dietro i disordini c’è una regia”. Ovvero: non sono semplici cittadini a protestare ma qualcuno che vuole alimentare lo scontro. Una sorta di “strategia della tensione”, se la possiamo chiamare così. E di chi sarebbe la regia? Della camorra certo che ha tutto l’interesse che si aprano nuove discariche. Anche se ad esempio non mi risulta che la camorra gestisca gli impianti di incenerimento che tanto alacremente stanno tentando di mettere in funzione (Acerra) o di approvarne i progetti (Napoli Est). […]

  • […] altro grazie al quotidiano impegno dei movimenti e di persone che sacrificano il loro tempo, come Anna Fava che non ringrazierò mai abbastanza, e vediamo nonostante questo le cose aggravarsi, o quantomeno […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Rifiuti: Shock Economy su Devilpress's Blog.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: