Economia: I criceti di Schumpeter

ottobre 16, 2010 § 1 Commento

Due date lontane il 1873 e il 2010, eppure molto vicine. Allora non c’era la televisione, niente internet, voli di linea o esplorazioni dello spazio. C’era ancora l’impero ottomano, la Prussia e gli Stati Europei avevano imperi coloniali. Gli Stati Uniti erano all’inizio della loro “ascesa” mondiale.

Cosa mai può avere in comune con il 2010 quella data? Facile: la crisi economica. Se ci si va a rileggere i resoconti di quegli anni ci si renderà conto delle incredibili analogie che accomunano le due crisi, infatti: ” la crisi del 1873 originò dai problemi del settore immobiliare in Europa centrale e in Francia e si trasferì poi rapidamente al settore finanziario, propagandosi alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti con un crollo generalizzato delle borse. Osserva Nelson che intorno al 1870 negli stati dell’Europa continentale prese avvio un boom incontrollato del settore delle costruzioni municipali e residenziali, specialmente nelle capitali di Vienna, Parigi e Berlino, favorito anche da una eccessiva fioritura di istituzioni finanziarie specializzate nell’erogazione di mutui immobiliari concessi con sempre maggiore facilità e senza adeguate garanzie“.

Vi ricorda qualcosa? La dinamica della crisi che nel 2008 ha assunto le dimensioni di un’onda globale ha avuto uno sviluppo molto simile. Anche qui il credito facile, la leva finanziaria sui mutui concessi a chiunque, la creazione di “strumenti” finanziari sempre più complessi volti ad aumentare ulteriormente il “valore” dei titoli sottostanti, hanno creato un gigante dai piedi d’argilla che poi è inevitabilmente caduto, schiantandosi sui livelli occupazionali, sul Welfare, sui debiti pubblici degli Stati che hanno dovuto soccorrere quelle banche “too big to fail”, riducendo la possibilità di investimenti nella ricerca e nello sviluppo.

E dopo, cosa è accaduto dopo? Da più parti viene sottolineato che la lunghissima crisi del 1873 fece “spostare” il baricentro politico ed economico mondiale a favore degli Stati Uniti, vera e propria potenza emergente, e quindi è lecito oggi pensare che questo ruolo possa spettare alla Cina o forse ai Paesi del cosidetto “Bric”, ma dopo il 1873 è accaduta anche un’altra cosa. Anzi due.

La prima: il colonialismo comincia a trasformarsi in “imperialismo“, emergono nuovi modi di “concepire” la politica e la società. Non c’è più solo il socialismo e le idee di Marx, ma si affaccia sulla scena mondiale il “nazionalismo”.  E dopo circa 20 anni l’Europa e non solo, precipiteranno nel primo dei due devastanti conflitti che hanno insanguinato il 900.

La seconda: la crisi permise ad alcune banche e ad alcuni ricchissimi finanzieri, come Rockfeller, di dare il via a quelle operazioni di M&A, fusioni e acquisizioni, che caratterizzeranno il capitalismo anche nel secolo successivo. Società sempre più grandi, multinazionali, operazioni finanziarie da capogiro, una ricchezza immensa concentrata in poche mani. E non mi sembra che oggi sia molto diverso, anzi a fronte di quel 2% della popolazione mondiale possiede ben il 50% di tutte le ricchezze private disponibili, c’è il 50% (parliamo di più di tre miliardi di persone) ne ha solo l’1%.

Possibile che le crisi del passato non abbiano insegnato niente? Forse hanno insegnato anche troppo ad una certa classe imprenditoriale e finanziaria, “razza padrona” si sarebbe detto un tempo, e non c’è modo di uscire da questo “ciclo”?

Due economisti, Schumpeter e Kondratieff, sostengono di no: l’economia è ciclica ed è attraversata da “onde”, da cui il termine usato sopra, che si compongono di quattro periodi: crescita, recessione primaria, stabilità, depressione.

La prima è caratterizzata da una “spinta” economica forte, più lavoro, più denaro, più sviluppo. Poi c’è una fase in cui il benessere aumenta e l’eccessiva produzione di beni porta ad una “erosione” della ricchezza. Ma la situazione tende poi a stabilizzarsi, anche se Kondratieff sosteva che proprio qui si verifica la fase più pericolosa: una sorta di insana “euforia” che crea delle bolle destinate a scoppiare a cui segue un periodo depressivo, caratterizzato da chiusura sociale, regressione e che può sfociare in conflitti armati.

Ma non è un problema, tanto ci sarà sempre chi attende di raccogliere i “cocci” e portarseli a casa mentre noi si continua a girare come i criceti nella grande ruota dell’economia.

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§ Una risposta a Economia: I criceti di Schumpeter

  • Imma ha detto:

    che tristezza il sistema capitalista destinato a fallire ciclicamente come dicevano i Marxisti! Ma intanto non saprei proprio con quale altro sistema sostituirlo, stato di natura ? Sigh. 😦

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