Rifiuti: il monumento ai caduti

novembre 30, 2010 § 1 Commento

L’altro giorno stavo camminando per strada insieme ad imma agostini, quando abbiamo dovuto “schivare” una vera e propria montagna di rifiuti. Mentre attraversavamo la “zona rossa”, imma ha commentato: “ecco il monumento ai caduti”.

Quella frase mi ha colpito, perchè aveva ragione: tutti quei rifiuti abbandonati, tutte le discariche non a norma, tutte le cave riempite di munnezza, tutti gli inceneritori, quelli che ci sono e quelli che verranno, sono un unico, gigantesco, mostruoso monumento.

Ci ricordano che qui sono stati sacrificati i diritti dei cittadini, l’ambiente, la democrazia, i valori, sempre tanto sbandierati, del nostro Paese.

A loro e ai cittadini campani che ogni giorno si ammalano a causa di veleni che non sono solo fisici ma anche morali, è dedicato il monumento ai caduti che potete trovare ad ogni angolo di strada.

Economia: Nelle mani di Angela

novembre 26, 2010 § Lascia un commento

Un domino. Questa sembra la situazione economica e politica europea a guardarla dall’alto. Una complessa costruzione, e spesso anche “complicata”, che sta venendo giù. Come alcune previsioni avevano stabilito, la Grecia è stata solo la punta dell’iceberg. Ora tocca al Portogallo ma i mercati guardano già alla Spagna. E poi? Cosa succederà?

Qui i volti si fanno scuri, se un Paese grande come la Spagna dovesse venire “contagiato” dalla crisi finanziaria che sta facendo a pezzi le banche irlandesi, le conseguenze potrebbero essere anche drammatiche. Prima di tutto non si potrebbe escludere che a cadere “vittima” della speculazione e della sfiducia dei mercati possano essere anche altri Paesi, in primis l’Italia con il suo altissimo debito pubblico.

Già il debito, il primo problema. Cosa bisogna fare? Imporre ai Paesi della Ue di adottare politiche “durissime” di austerity e in questo modo “salvare” gli Stati e “condannare” le economie, oppure chiudere tutti e due gli occhi e permettere a banche e aziende di sfruttare la liquidità iniettata anche dalla Bce?

Un nobel come Paul Krugman è convinto che questo sia un “falso” problema: il debito infatti, sarebbe sempre uguale, solo detenuto da soggetti diversi (l’economista parla di figure con tendenza a risparmiare e altre con attitudine al rischio e all’indebitamento), per cui se gli Stati si indebitano non è un problema. Perchè farebbero in modo da rilanciare il settore privato che in seguito, attraverso le tasse, colmerebbero il debito pubblico.

Krugman ci dice anche che finora tutti si sono preoccupati dei debiti, però nessuno ha mai sviluppato un reale modello di “reazione” che possa essere adattato alle situazioni che man mano si presentano. Forse ha ragione, ma forse non è solo questo.

Il “convitato di pietra” è sempre l’euro. La moneta unica che Stiglitz vede molto male, “potrebbe essere anche la fine della divisa europea”, se non si interviene. Dove? Nelle istituzioni politiche, ci dice l’economista (anche lui premio nobel), non si poteva pensare seriamente di fare l’Europa solo con una moneta unica, se poi non si completa il passaggio con una “unificazione” politica e di intenti.

Vecchio argomento che ha le sue validissime ragioni. Ma intanto? La Banca Centrale continua a promettere che aiuterà tutti. Ma i Paesi interessati o presunti tali, come il Portogallo, questi aiuti proprio non li vogliono perchè costano caro e amaro.

Dunque, e come dice Stiglitz, come sempre la soluzione non può essere solo economica ma anche politica: bisogna decidere che cosa farne di questa Europa, se ci si crede, se si vuole realmente sviluppare l’unione. Ma c’è un problema: chi dovrebbe guidare questa discussione?

I “grandi” del Continente sono stati “decimati”: La Spagna rischia di essere il prossimo “cliente” della crisi, la Gran Bretagna si tiene distante, la Francia ha un Sarkozy indebolito dalle polemiche e dagli scandali, sull’Italia credo non debba nemmeno esprimermi, quindi non ci resta che lei, l’amata/odiata Germania.

La Merkel infatti ostenta ogni giorno atteggiamenti differenti: passa dal pessimismo più cupo, che però fa contenti gli elettori tedeschi, alle dichiarazioni d’amore per la Ue. Insomma è abbastanza chiaro che siamo nelle mani di Angela, il che è pur sempre meglio che stare nei pensieri di Silvio.

Rifiuti: Un messaggio dal futuro

novembre 22, 2010 § 1 Commento

Le strade della città partenopea, e non solo certo quelle, sono sommerse dai rifiuti. La protesta, sacrosanta, dei cittadini del vesuviano, intesa come zona vicino ad un Parco Nazionale, riesplode. Abbiamo potuto ascoltare analisi attente e approfondite sui motivi che ci hanno portato a tutto questo: niente differenziata, interessi forti che hanno spinto per gli inceneritori, Presidenti del Consiglio che vengono in Campania a trovare delle neo diciottenni piuttosto che a risolvere i problemi. E poi ancora: gli interessi della criminalità organizzata prima, e delle “bande” politiche poi.

Abbiamo letto tutto questo e molto altro grazie al quotidiano impegno dei movimenti e di persone che sacrificano il loro tempo, come Anna Fava che non ringrazierò mai abbastanza, e vediamo nonostante questo le cose aggravarsi, o quantomeno rimanere lì.

Ebbene oggi ho visto il TgR delle 14 e mi sembrava di assistere ad una sorta di “paradosso” spazio temporale: metà telegiornale dedicato ai 30 anni del terremoto dell’Irpinia. Attenzione con questo non voglio dire che non sia importante ricordare quel dramma, ma proprio mentre ne stiamo vivendo un altro, forse sarebbe, forse, il caso di dare tutto lo spazio possibile, o almeno i titoli di testa come si dice, al problema dei rifiuti.

Forse però si tratta di un sottile messaggio subliminale: fra trent’anni tutto sarà chiaro. Ci saranno libri, o meglio e-book, e podcast “celebrativi” dell’emergenza che fu. La giustizia avrà forse fatto il suo corso e in convegni di esperti verrà analizzato ogni aspetto di questa vicenda. Fra 30 anni certo, a meno di non finire come in quel video dei Jackal: una landa desolata senza più nessuno, o quasi, a ricordarsi che questa un tempo era la Campania Felix.

Però devo ammettere che nonostante tutto il TgR ha avuto un momento di “attualità”, quando Pia Bucella, capo dei “tecnici” inviati dalla Ue, ha detto: “Quando siamo venuti nel 2007 Napoli era così, quando siamo tornati nel 2008, lo stesso. Ora siamo tornati e la situazione è sempre la stessa”. Riprovi tra 30 anni, magari troverà finalmente quel cambiamento che tanto abbiamo aspettato. Forse.

Economia: Niente sarà come prima?

novembre 11, 2010 § Lascia un commento

Lo so che in Italia siamo assolutamente concentrati sulle vicende del vecchio allupato, ma pare che nel resto del mondo stiano accadendo cose interessanti, o preoccupanti, e queste abbiano generato reazioni a dir poco contrastanti.

Parliamo della decisione della Federal Reserve di “acquistare” 600 miliardi di Titoli di Stato propri, ovvero di immettere liquidità nel mercato per una somma che raramente si era vista prima.

La prima domanda che si sono fatti gli esperti è stata: perchè?  La risposta è stata semplice: la guerra di “valuta” tra Cina e States. Si sa che il Governo di Pechino tiene artificialmente basso il valore dello Yuan per mantenere alte le esportazioni. Si sa anche che il “Dragone” ha comprato ogni anno delle “fette” importanti del debito americano, investendo proprio sui titoli di Stato Usa, e tutti concordano che questo vertice del G20 a Seul potrebbe inaugurare un nuovo periodo di forte “contrasto” tra i due Paesi.

Giulietto Chiesa però, ci tiene a ricordare che quest’anno la Cina, probabilmente sempre nell’ambito di questa nuova guerra fredda delle valute, ha dismesso i suoi investimenti nel debito americano. E quindi, avrà pensato Ben Bernanke, che si fa?

Inondare il mondo di dollari è la sua risposta, ufficialmente per creare quella “spinta” economica che dovrebbe ridare uno slancio alla ripresa mondiale. Qualcuno, sempre Chiesa, dice: “per scaricare il proprio debito pubblico sugli altri Paesi”.

Qualcun’altro, Donato Masciandaro, sostiene che il tutto è studiato per “fare da trampolino” ad Obama, pompando una crescita artificiale.

Ma la domanda principale, e le risposte sono le più diverse, è: ma cosa succederà dopo? Salirà l’inflazione? Ci sarà la crescita? Oppure finiremo in una spirale stagflazionistica?

Chiesa è pessimista, “stiamo per entrare in un periodo di decrescita come non se ne vedono da tempo”, altri forse no, interessante l’articolo di Epstein che invita a superare politiche di “austerity” per superare definitivamente la crisi.

Certo se è vero da un lato che la tattica adottata dalla Fed è certamente un segnale di debolezza, vero è anche che in qualche maniera bisognerà stimolare la ripresa. La terribile crisi del 1929 è stata da tutti imputata, ovviamente “dopo”, a politiche fiscali e monetarie troppo “timide”. Quindi quella di Bernanke potrebbe essere la soluzione giusta?

Difficile saperlo, io però ho un’altra domanda: ma il nostro Governo nel frattempo che fa?

Politica: Voglio fare il Presidente in Russia!

novembre 9, 2010 § Lascia un commento

Questo articolo è dedicato alla memoria di una grande giornalista, grazie Anna

Che invidia! Questo deve pensare il nostro povero premier ogni volta che fa visita all’amico Putin. Come deve essere bello fare il Presidente, o il Primo ministro tanto Medvedev è una “estensione” di quella “scuola ex Kgb” che oggi governa uno dei Paesi più importanti del globo (basti pensare alle risorse naturali di cui dispone).

Infatti le tornate elettorali sono poco più che delle formalità: l’amico Putin indica chi votare e il popolo russo si “affretta” a sostenere il candidato. Tanto si sa che Dimitri ha sempre ragione, un pò come Silvio ecco.

Solo che nelle fredde lande euroasiatiche non ci sono giornalisti rompicoglioni che si affannano a scrivere articoli, a svelare il malaffare o a denunciare la corruzione come in Italia. O meglio ci sono però, fortunatamente per l’amico Putin, fanno tutti una brutta fine.

Si sa fare il giornalista è pericoloso, infatti è statisticamente provato che ti attiri sfiga e invidia. Altrimenti non si spiegherebbero gli oltre 300 reporter uccisi dall’inizio degli anni 90 ad oggi in Russia e nelle “terre confinanti” come la Cecenia. Proprio in questi giorni moltissime testate internazionali stanno raccontando della “strage”  che colpisce chiunque racconti della foresta di Khimki alle porte di Mosca. Luogo di straordinaria bellezza che sta per essere raso al suolo da chi ci vuole costruire una gigantesca autostrada che colleghi la città a San Pietroburgo.

Parliamo di appalti da centinaia di milioni di euro, roba forte! Ora vi pare possibile che il Governo fermi tutto per colpa di quattro alberi? Ovviamente ecco arrivare le proteste degli ecologisti subito riprese da quattro pennivendoli da strapazzo che qualche “sconosciuto” ha messo prontamente a tacere. Et voilà! Problema risolto per l’amico Putin.

Sarà per questo che il Berlusca va in Russia così spesso: va a chiedere consigli sulla “governance” da chi se ne intende.

Ma i muri di Pompei sono rifiuti speciali?

novembre 7, 2010 § Lascia un commento

Ecco non bastavano già tutti i problemi che abbiamo, ora ci si mettono anche i reperti archeologici che mi vengono giù come gli slogan del Governo sulla fine dell’emergenza rifiuti.

Ma insomma siete stati al vostro posto per duemila e più anni e proprio ora dovevate cedere? Allora siete dei “muri” comunisti! Ce l’avete con Berlusconi, la vostra autodistruzione vuole forse rappresentare la caduta del Premier?

Oppure, più semplicemente, sarà per colpa del fatto che da anni uno dei più incredibili siti archeologici della storia della civiltà occidentale è stato completamente abbandonato a se stesso?

Il “ministro” (le virgolette sono d’obbligo) dei Beni Culturali Sandro Bondi ha già fatto sapere che non si dimetterà perchè “non è colpa sua”, se non ci sono fondi e la finanziaria ha tagliato ulteriormente le pochissime risorse disponibili. Eppure solo un mese fa Sergio Rizzo sul Corriere ci ricordava che da Giugno il sito era senza sovraintendente e nessuno più “governava” Pompei. E di chi è il potere di nomina?

Ovviamente da tempo giornali e televisioni denunciano lo stato di abbandono e si interrogano su interventi di dubbio valore e sul ruolo che la protezione civile, si sempre loro, ha avuto in tutta questa storia, Rizzo si chiede: “ma che c’entra Bertolaso con l’archeologia?”, ebbene oggi sappiamo la risposta.

Cari ingenui giornalisti la presenza di Percolaso, garanzia di inquinamento e illegalità, è facilmente intuibile: dovrà sistemare centinaia, anzi migliaia di tonnellate di rifiuti speciali. Ovvero quei vecchi muri cadenti che una volta erano il sito di Pompei. Pensate poi a quanto spazio se ne ricaverebbe: ci si può fare una bella discarica oppure un inceneritore che con la storia di Pompei avrebbe più “affinità”.

In fondo tra duemila anni anche quelli potrebbero essere dei reperti archeologici, insieme ai limoni deformi fossilizzati e ai resti di capre morte per avvelenamento. Così che i maestri potranno raccontare ai loro allievi del “secondo” disastro che colpì quella che una volta era la “Campania Felix”.

Politica: La sindrome di Stoccolma

novembre 4, 2010 § Lascia un commento

Alla fine stai a vedere che la spiegazione era molto più semplice di quanto pensavamo. Oltretutto calza a pennello: La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (talvolta giungendo all’innamoramento) nei confronti del proprio sequestratore. Viene spesso citata anche in riferimento a situazioni simili, quali le violenze sulle donne o gli abusi su minori e tra i sopravvissuti dei campi di concentramento. Si tratta di una sorta di “identificazione con l’aggressore”. Ed è quello che è accaduto all’Italia.

Ora non so se si sia mai registrato un caso tanto ampio di questa particolare patologia, in fondo si tratta di un Paese intero, però sono certo che in un futuro non lontano finiremo in qualche libro da premio Nobel: “L’incredibile caso Italia: il popolo che amava essere sequestrato”. Non in altro modo si spiegano gli ultimi 16 e passa anni di storia patria. E così si capiscono anche altre cose: l’abbrutimento culturale degli italiani, processo però cominciato anche prima, l’allergia totale alle regole, l’uomo si è “salvato” a modo suo, come sappiamo bene, da decine di processi, quel fallocentrismo che sembra predominare ovunque: dalle pubblicità ai dibattiti sull’autobus mentre si torna a casa dal lavoro. Tutte caratteristiche del rapitore che si sono trasferite sul rapito. Allora ci aveva visto giusto Erik Gandini con il suo Videocracy: sono Lele Mora e Fabrizio Corona i due esempi più elevati, i “più realisti del re”, il prodotto di una ingegneria politica e sociale a suo modo raffinatissima.

Eccola l’Italia berlusconiana, nel senso che si è identificata in Berlusconi, ed anzi lo ha superato, esaltato, idealizzato. Eccolo quel “Berlusconi in me” da temere secondo Giorgio Gaber, che la sapeva lunga, ed ecco perchè Giuliano Ferrara, un altro che in quanto a mutazioni politiche non è secondo a nessuno, dice con orgoglio che “in Italia bisogna essere ricattabili per fare politica”. Perchè quello che conta sono i punti deboli, le motivazioni egoistiche, il desiderio personale. E qui avviene quella identificazione, quel “rapimento” dal forte carattere erotico: il risultato lo abbiamo tutti sotto gli occhi.

Ma quello che magari ci si chiede: quando anche l’Italia sarà libera dal suo rapitore, quale sarà il frutto di questa “unione perversa”, cosa nascerà da questa “unione”? Ho una certa paura della risposta.

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