Politica: La sindrome di Stoccolma

novembre 4, 2010 § Lascia un commento

Alla fine stai a vedere che la spiegazione era molto più semplice di quanto pensavamo. Oltretutto calza a pennello: La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (talvolta giungendo all’innamoramento) nei confronti del proprio sequestratore. Viene spesso citata anche in riferimento a situazioni simili, quali le violenze sulle donne o gli abusi su minori e tra i sopravvissuti dei campi di concentramento. Si tratta di una sorta di “identificazione con l’aggressore”. Ed è quello che è accaduto all’Italia.

Ora non so se si sia mai registrato un caso tanto ampio di questa particolare patologia, in fondo si tratta di un Paese intero, però sono certo che in un futuro non lontano finiremo in qualche libro da premio Nobel: “L’incredibile caso Italia: il popolo che amava essere sequestrato”. Non in altro modo si spiegano gli ultimi 16 e passa anni di storia patria. E così si capiscono anche altre cose: l’abbrutimento culturale degli italiani, processo però cominciato anche prima, l’allergia totale alle regole, l’uomo si è “salvato” a modo suo, come sappiamo bene, da decine di processi, quel fallocentrismo che sembra predominare ovunque: dalle pubblicità ai dibattiti sull’autobus mentre si torna a casa dal lavoro. Tutte caratteristiche del rapitore che si sono trasferite sul rapito. Allora ci aveva visto giusto Erik Gandini con il suo Videocracy: sono Lele Mora e Fabrizio Corona i due esempi più elevati, i “più realisti del re”, il prodotto di una ingegneria politica e sociale a suo modo raffinatissima.

Eccola l’Italia berlusconiana, nel senso che si è identificata in Berlusconi, ed anzi lo ha superato, esaltato, idealizzato. Eccolo quel “Berlusconi in me” da temere secondo Giorgio Gaber, che la sapeva lunga, ed ecco perchè Giuliano Ferrara, un altro che in quanto a mutazioni politiche non è secondo a nessuno, dice con orgoglio che “in Italia bisogna essere ricattabili per fare politica”. Perchè quello che conta sono i punti deboli, le motivazioni egoistiche, il desiderio personale. E qui avviene quella identificazione, quel “rapimento” dal forte carattere erotico: il risultato lo abbiamo tutti sotto gli occhi.

Ma quello che magari ci si chiede: quando anche l’Italia sarà libera dal suo rapitore, quale sarà il frutto di questa “unione perversa”, cosa nascerà da questa “unione”? Ho una certa paura della risposta.

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