Economia: Nelle mani di Angela

novembre 26, 2010 § Lascia un commento

Un domino. Questa sembra la situazione economica e politica europea a guardarla dall’alto. Una complessa costruzione, e spesso anche “complicata”, che sta venendo giù. Come alcune previsioni avevano stabilito, la Grecia è stata solo la punta dell’iceberg. Ora tocca al Portogallo ma i mercati guardano già alla Spagna. E poi? Cosa succederà?

Qui i volti si fanno scuri, se un Paese grande come la Spagna dovesse venire “contagiato” dalla crisi finanziaria che sta facendo a pezzi le banche irlandesi, le conseguenze potrebbero essere anche drammatiche. Prima di tutto non si potrebbe escludere che a cadere “vittima” della speculazione e della sfiducia dei mercati possano essere anche altri Paesi, in primis l’Italia con il suo altissimo debito pubblico.

Già il debito, il primo problema. Cosa bisogna fare? Imporre ai Paesi della Ue di adottare politiche “durissime” di austerity e in questo modo “salvare” gli Stati e “condannare” le economie, oppure chiudere tutti e due gli occhi e permettere a banche e aziende di sfruttare la liquidità iniettata anche dalla Bce?

Un nobel come Paul Krugman è convinto che questo sia un “falso” problema: il debito infatti, sarebbe sempre uguale, solo detenuto da soggetti diversi (l’economista parla di figure con tendenza a risparmiare e altre con attitudine al rischio e all’indebitamento), per cui se gli Stati si indebitano non è un problema. Perchè farebbero in modo da rilanciare il settore privato che in seguito, attraverso le tasse, colmerebbero il debito pubblico.

Krugman ci dice anche che finora tutti si sono preoccupati dei debiti, però nessuno ha mai sviluppato un reale modello di “reazione” che possa essere adattato alle situazioni che man mano si presentano. Forse ha ragione, ma forse non è solo questo.

Il “convitato di pietra” è sempre l’euro. La moneta unica che Stiglitz vede molto male, “potrebbe essere anche la fine della divisa europea”, se non si interviene. Dove? Nelle istituzioni politiche, ci dice l’economista (anche lui premio nobel), non si poteva pensare seriamente di fare l’Europa solo con una moneta unica, se poi non si completa il passaggio con una “unificazione” politica e di intenti.

Vecchio argomento che ha le sue validissime ragioni. Ma intanto? La Banca Centrale continua a promettere che aiuterà tutti. Ma i Paesi interessati o presunti tali, come il Portogallo, questi aiuti proprio non li vogliono perchè costano caro e amaro.

Dunque, e come dice Stiglitz, come sempre la soluzione non può essere solo economica ma anche politica: bisogna decidere che cosa farne di questa Europa, se ci si crede, se si vuole realmente sviluppare l’unione. Ma c’è un problema: chi dovrebbe guidare questa discussione?

I “grandi” del Continente sono stati “decimati”: La Spagna rischia di essere il prossimo “cliente” della crisi, la Gran Bretagna si tiene distante, la Francia ha un Sarkozy indebolito dalle polemiche e dagli scandali, sull’Italia credo non debba nemmeno esprimermi, quindi non ci resta che lei, l’amata/odiata Germania.

La Merkel infatti ostenta ogni giorno atteggiamenti differenti: passa dal pessimismo più cupo, che però fa contenti gli elettori tedeschi, alle dichiarazioni d’amore per la Ue. Insomma è abbastanza chiaro che siamo nelle mani di Angela, il che è pur sempre meglio che stare nei pensieri di Silvio.

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