Politica: La vittoria di Pirro

dicembre 14, 2010 § Lascia un commento

Oh no, non sono immigrati: quelli siamo noi tra qualche anno

Post assolutamente “emotivo” e scritto sull’onda di quanto sta accadendo a Roma dopo che il “maestro” della politica italiana, e non è una battuta, è riuscito a spuntarla ancora, staccando un bel pò di assegni.

Oltretutto mi viene in mente che quando affermava che essendo ricco di suo non aveva bisogno di fare politica o di essere corrotto, aveva perfettamente ragione: ora è chiaro a tutti a cosa gli servano i suoi soldi.

Certo non credo che Scilipoti, Calearo o Cesario finiranno nella bocca di Lucifero come Giuda, Bruto e Cassio (troppo onore), ma certo è che forse abbiamo toccato uno dei punti più bassi della storia repubblicana di questo Paese. Di certo il più basso da che ho memoria io, ma forse chi c’era quando uccisero Moro potrebbe riprendermi, e quello che è peggio è che adesso non si sa bene cosa accadrà.

Ci si trascinerà per altri inutili mesi? Ci sarà l’ennesimo “rimpastone” per tirare a campare fino alla fine della legislatura? Si andrà al voto con la peggiore legge elettorale di sempre? Non si sa, quello che però forse si sa, o almeno si intuisce, è che ci troviamo di fronte ad uno Stato ormai in via di disfacimento.

Prima rispondevo ad una amica che per me è anche un esempio per l’impegno e il coraggio che ci mette nel difendere la sua terra. Mi raccontava dei presidi smontati dalle forze dell’ordine a Terzigno. Le ho risposto che i militari italiani o i carabinieri campani e i poliziotti napoletani non sono più servi dello Stato ma “contractors” al servizio di questa o quella fazione politico-feudale (in questo caso si parla del Vicerè Cosentino). Perchè di Stato proprio non si può parlare.

Ed eccolo il risultato di questa Vittoria di Pirro: Silvio ha fatto di tutto per salvarsi, ma giù dalla torre ci è finito non Fini, ma il Paese. Mentre vedevo le immagini alternate degli scontri e dei parlamentari del Pdl che si congratulavano con il capo, mi venivano in mente momenti storici non collegati tra loro, ma che per me rappresentano perfettamente quello che penso in merito a quanto accaduto oggi. Pensavo all’accordo di Monaco tra Chamberlain e Hitler, festeggiato come una vittoria della diplomazia, oppure alla “conquista” dell’Etiopia, vissuto come il trionfo del fascismo, e poi abbiamo visto tutti come è andata a finire.

Ecco a questo pensavo, mentre ero intriso di una grande tristezza, non per Berlusconi che è ancora al suo posto, ma per il Paese che si dissolve tra i numeri di serie di un libretto degli assegni.

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