Rifiuti: Le pattumiere d’Italia/2

dicembre 27, 2010 § Lascia un commento

I rifiuti tossici sono una gran seccatura. Ma anche una fonte inesauribile di guadagno. Lo sanno bene i clan che ci hanno lucrato per anni e che si sono “specializzati” non certo nello smaltirli, ma nel “nasconderli”.

E quale posto migliore per nascondere una cosa che non vuoi che venga trovata delle profondità del mare? Ed ecco che a diventare una “pattumiera” questa volta è il nostro mar mediterraneo. Le coste di fronte alla Calabria per essere più precisi.

Certo la criminalità organizzata forse avrebbe fatto a meno di affondare imbarcazioni piene di rifiuti tossici nelle acque territoriali e si sarebbero “limitati” a scaricarle in Somalia o nel Corno d’Africa come avevano fatto per anni. Peccato che una giornalista “ficcanaso” come Ilaria Alpi avesse scoperto il “business” e quindi si è dovuto cambiare metodo.

E allora dove metterli questi fusti pieni di veleno? Sul fondo del nostro mare ovvio. E così per almeno 15 anni sono state affondate decine di imbarcazioni al largo della costa calabrese, come raccontano pentiti e giornalisti, un fatto di una gravità inaudita che però dopo aver destato un certo interesse tra i media nazionali e acceso la discussione politica è tornato nel silenzio.

Ma questo non deve sorprendere, basti pensare che la vicenda dell’affondamento di rifiuti tossici nel nostro mare era nota da tempo. E questo non solo per via delle denunce di diverse associazioni ambientaliste, ma anche per l’attività di diverse procure, basti pensare che nel 1993 durante l’operazione “Adelphi” una delle prime che portò alla luce il “business” dei rifiuti, si faceva già riferimento agli affondamenti.

Riferimenti finiti anche in una relazione parlamentare del 1996, commissione di inchiesta sui rifiuti che è reperibile sul web ma è stranamente piena di “omissis”, il che dimostra che da almeno 14 anni lo Stato sa ma fa finta di niente. D’altra parte come cantava anche Lucio Dalla “com’è profondo il mare”.

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