Rifiuti: l’Abruzzo tra terremoti e munnezza

gennaio 28, 2011 § Lascia un commento

La volta scorsa abbiamo parlato della Basilicata, “una Regione dove non succede mai nulla”, ecco questa definizione potrebbe andare bene anche per l’Abruzzo. Luogo tormentato dal terremoto di quasi due anni fa, ma anche territorio vittima della “fame” dei vicini clan campani.

Infatti diverse inchieste, una su tutte “Ebano”, condotte dalle forze dell’ordine avevano già evidenziato come alla fine degli anni 90 la camorra utilizzasse il vasto e poco abitato territorio abruzzese per andare a sversare quei rifiuti pericolosi o tossici che in Campania non trovavano più spazio. Inoltre Roberto Saviano, che per questo è stato fatto cittadino onorario dell’Aquila, ha ricordato “il metodo” utilizzato dai clan: prelevare materiale dalle cave in Campania, mescolarlo alla sabbia e portarlo in Abruzzo, dove tra un appalto e un altro, veniva anche interrata la “munnezza”.

Come ci ricorda un’altra grande giornalista “anti camorra”, Rosaria Capacchione: “La grande discarica virtuale, sconfinato cimitero di veleni, ha la forma di un quadrilatero regolare stretto e lungo, compreso tra la statale Bifernina e la Trignina e le province di Isernia e Campobasso. Ha la sua appendice a sud-ovest, tra Vairano Patenora e l’area industriale di Venafro, lì dove insistono gli stabilimenti dismessi della Fonderghisa. Confina con lo sversatoio di Montagano e il depuratore di Termoli, con le periferie di Frosolone e Trivento, con i boschi attraversati da contrade disabitate. È in quel rettangolo che finiscono i rifiuti tossici, soprattutto scorie industriali e percolato, dirottati in Molise dalle fabbriche della Lombardia e dai siti di stoccaggio del Consorzio unico Napoli-Caserta lungo un tracciato scarsamente battuto dalle forze dell’ordine.”

Il risultato di 20 anni di malaffare silenzioso e puzzolente? L’Abruzzo è al collasso: l’anno scorso, ne avevamo parlato anche nella prima puntata di questa rubrica, è scoppiata “rifiutopoli”, che ha evidenziato inefficienze, clientelismi e gravi irregolarità. A gennaio, invece, è stata chiusa una delle più importati discariche regionali. I cittadini abruzzesi rischiano di dover pagare oltre che le conseguenze del terremoto anche quelle della munnezza, e la camorra ringrazia.

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