Rifiuti: Segreti tossici

febbraio 7, 2011 § Lascia un commento

Abbiamo già parlato delle “navi dei veleni”. Ci sembra però utile tornarvi alla luce dei recenti sviluppi, che non sono sfuggiti alla stampa straniera mentre sembra che in Italia l’argomento non interessi poi tanto.

Infatti in un articolo apparso su “Counterpunch“, si torna a raccontare, o si tenta di farlo, quello che è uno dei “misteri d’Italia”. Parliamo dell’intenso traffico di rifiuti tossici che negli anni 80, ma gli stessi atti della commissione d’inchiesta parlamentare fanno risalire alla metà del decennio precedente, “animò” le rotte del Mediterraneo, da La Spezia fino a Mogadiscio in Somalia.

Venti anni, fino al 1995, che hanno visto intrecciarsi come tanti fili i suoi protagonisti:malaffare, inquinamento, cosche della ndrangheta e imprenditori senza scrupoli. Ma anche uomini della marina, industrie importanti, servizi segreti americani ed italiani e la massoneria. In mezzo coloro che tentarono di portare alla luce la verità e che sono morti per questo: Ilaria Alpi e Miran Hrovatin innanzitutto, i due coraggiosi giornalisti della Rai, uccisi in Somalia. Gli appunti della Alpi sparirono misteriosamente, e oggi l’inchiesta è stata riaperta. Poi il capitano di marina Natale de Grazia, morto per un infarto (ma i suoi familiari continuano a ripetere che era in ottima salute) pochi giorni prima di consegnare il suo rapporto sulla vicenda del traffico di rifiuti tossici.

Tutto comincia in Liguria, nella discarica di Pitelli, che faceva parte delle proprietà dell’esercito italiano, nel 1975. Orazio Duvia, gestore e proprietario degli impianti che vi verranno costruiti, comincia a “riempire” le vasche di contenimento di rifiuti tossici e nucleari. Durante tutti gli anni 80 si continua ad “ammassare” scarti provenienti anche dalla Union Carbide, azienda che nel 1984 sarà citata sui giornali di tutto il mondo per la tragedia di Bhopal in India: 2.500 morti per le sostanze tossiche esalate dallo scoppio di una loro fabbrica.

Ma i rifiuti sono tanti, troppi per Pitelli e così cominciano “i viaggi” verso l’Africa. Gli atti dell’inchiesta parlamentare evidenziano come Duvia riuscì ad eludere e aggirare qualunque tipo di controllo e anche le amministrazioni locali di quegli anni sono molto “ben disposte” nei confronti dell’imprenditore.

Poi la storia si complica: le navi vanno a scaricare in Africa e i due giornalisti della Rai si mettono sulle tracce del traffico. Incominciano a venire fuori, come confermerà anche un pentito Francesco Fonti, intrecci troppo pericolosi con i servizi segreti, con la Cia che indica proprio il sito di Pitelli, gestito in maniera criminale da Duvia, come un “esempio positivo”. Con i massoni liguri che mettono a disposizione le navi. Con documenti, come la relazione d’indagine sulla morte di un operaio a Pitelli, che spariscono dagli atti delle commissioni parlamentari, con troppi segreti di Stato apposti su di una vicenda ancora troppo oscura, e sulla quale ora si tenta di fare luce.

Certo è che le coste italiane del Mediterraneo, quelle calabresi sopratutto, nascondono carcasse di navi cariche di veleni, i danni sono stati enormi per l’ambiente e ancora non si riescono a quantificare. Tante sono le risposte che ancora devono essere date dallo Stato italiano, e da chi in questa brutta storia è coinvolto. Troppi sono i dubbi sugli effetti devastanti che questi rifiuti tossici potrebbero avere sull’ambiente e sulla salute dei cittadini calabresi e italiani. Tre morti aspettano di avere giustizia. E’ davvero ora che la verità venga a galla.
LdB

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