Libia: La tragedia e il coraggio

marzo 21, 2011 § Lascia un commento

Molto si è già detto e molto ancora si dirà, di quello che sta accadendo dall’altra parte del Mediterraneo. Già si levano alte le parole contro l’intervento militare che l’occidente sta conducendo, anche se mi pare un termine esagerato, in Libia.

Si sostiene che si poteva fare in modo diverso, si poteva intervenire prima e meglio, si poteva arrivare ad una conclusione maggiormente condivisa. Purtroppo però, così non è stato. L’Onu ha rivelato ancora una volta la sua storica “debolezza”, intrappolato com’è tra indecisioni, rivalità e lungaggini burocratiche. Dunque si tratta di guardare ora la situazione con realismo.

Gheddafi è un dittatore. L’Europa prima, in testa l’Italia, e gli Stati Uniti hanno fatto un grave errore ad accreditarlo presso di loro. Ma gli faceva comodo: il petrolio libico vale tanto in periodi di speculazione sulle materie prime. E poi il rais teneva “lontani” gli immigrati dalle nostre coste. Con quali metodi è facilmente immaginabile: torture, violazioni dei diritti umani, incarcerazioni.

Dunque questa non è la battaglia dei “bravi democratici” contro il cattivo dittatore di turno. Non siamo innocenti. E’ bene ricordarcelo. Ma è bene ricordare che per quanto confusa la situazione libica vede contrapposte le truppe, in parte “mercenarie”, del colonnello alle forze della resistenza. Di cui ancora non si capisce la composizione, ma ne fanno parte interi “pezzi” della società civile del Paese nordafricano.

Ognuno di noi può facilmente capire cosa potrebbe accadere se il colonnello vincesse. Anzi gli basterebbe fare un piccolo esercizio di memoria: Srebrenica, 1995. A causa del mancato intervento delle forze occidentali, morirono più di 8mila bosniaci musulmani. Trucidati dai paramilitari serbi. Oppure il Rwanda: che ancora oggi viene pronunciato con vergogna nelle cancellerie diplomatiche occidentali. Un milione di morti e lo sapevamo. Ma non abbiamo fatto niente.

Certo, l’intervento militare è sempre un rischio, è sempre pieno di incognite e può finire davvero male, come accadde in Somalia. Quando nel 1993 “Restore Hope“, doveva portare alla pacificazione del Paese e invece ne certificò la totale disgregazione. Ma lì si commisero errori imperdonabili: poca coordinazione, nessun reale obiettivo finale, poca convinzione e tanta confusione sul campo.

Ecco se vogliamo evitare una nuova Somalia, dobbiamo tenere a mente questo: se vogliamo evitare una nuova tragedia umanitaria, dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre azioni. I Governi occidentali abbiano il coraggio di intervenire davvero e fino in fondo per ridare la Libia al suo popolo.

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