Economia: Italia, terra di conquista

marzo 25, 2011 § Lascia un commento

Confronto eterno, quello tra gli italiani e i francesi. Confronto su tutto: la politica internazionale, il ruolo europeo, le sfide aziendali, fino ai confronti calcistici. Bisogna dirlo: i cugini d’Oltralpe sono nettamente in vantaggio. A tal punto che sarebbe forse il caso di chiedersi se oltre alla Libia, i “cugini” d’Oltralpe non abbiano deciso di piantare le tende anche qui.

Sono ormai molte le realtà industriali del Belpaese che in un modo o nell’altro sono passate sotto il controllo francese. La grande distribuzione innanzitutto: Carrefour, Auchan e GS, ormai la fanno da padroni, anche se di recente stanno tentando un “disimpegno” dal settore degli ipermercati, affollatissimo, lanciandosi proprio sugli alimentari. Ed ecco che Lactalis acquisisce il 29% di Parmalat. Che gli basterà per controllare l’azienda parmigiana, la cui “conquista” è avvenuta grazie al “collaborazionismo” proprio delle banche italiane, come svela Il giornale in un retroscena gustoso.

Se i francesi si divertono a fare “shopping” aziendale in Italia, non si direbbe che gradiscano il contrario. Brucia ancora la vicenda dell’Enel che tentò di entrare nella “Suez“, ma fu bloccata dalle misure protezionistiche francesi. Le stesse che oggi il Ministro Tremonti invoca per difendere l’italianità della Parmalat.

Ma la rivalità tra i due Paesi non si ferma certo qui: basti vedere le tensioni scaturite in questi giorni sulla “gestione” del caso libico. L’Italia ha giustamente accusato Sarkò di voler incarnare un novello “Napoleone” pronto sulla tolda del comando ad imporre la legge del più forte nel Paese nordafricano.

Magari con un occhio al prezioso petrolio libico, che in questo momento è nelle mani dell’Eni, ma domani, con il rais fuori gioco, chissà, quegli accordi firmati da Berlusconi potrebbero non avere più alcun valore e allora i francesi sarebbero pronti a contenderci gli approvvigionamenti energetici, così indispensabili per l’Italia senza energie alternative. Nemmeno quelle delle centrali nucleari, la cui tecnologia è proprio francese, la cui costruzione è rimandata a data da destinarsi. I cugini potrebbero non averla presa bene, parliamo di miliardi di euro, e in un certo senso ce la fanno “pagare” salata. Molto salata.

Ma non esageriamo: ci lamentiamo continuamente degli scarsi, se non inesistenti, investimenti stranieri in Italia. Una volta tanto che accade non possiamo poi prendercela perchè i francesi ci stanno antipatici. Oltretutto l’operazione Parmalat è stata piuttosto trasparente e se nessun “capitano” coraggioso di italica estrazione, ha voluto farsi avanti, verrebbe da dire “è il mercato, bellezza”.

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