Economia: Nazionalizzami!

marzo 30, 2011 § Lascia un commento

Giungono preoccupanti notizie dal Giappone: il livello di radiazioni sale, è stata rilevata la presenza di plutonio e il Governo ha congelato il settore nucleare. Ma c’è di più: la Tepco, azienda privata che ha gestito finora la maggior parte del business del nucleare, verrà probabilmente nazionalizzata. Troppi errori, troppa avidità e quindi basta con la gestione privata di uno dei settori più delicati dell’approvvigionamento energetico.
Ma non siamo certo di fronte ad una novità: durante la crisi dei mercati finanziari del 2008, la Federal Reserve prima aiutò le grandi banche finanziarie “iniettando” liquidità, leggi: miliardi di dollari dei contribuenti, poi, come scrisse anche Federico Rampini, per stabilizzare il settore “semi nazionalizzò” nove dei più importanti istituti di credito americani. Bisognava salvare l’economia, mica si poteva andare per il sottile. Il tutto con il plauso dei “liberisti” che fino a quel momento avevano visto come “fumo negli occhi” qualunque intervento statale.
Ma anche noi abbiamo la nostra bella storia da raccontare: l’Alitalia. Prima totalmente pubblica, poi gradatamente privatizzata, infine “salvata” dal Governo. Anche qui: una bad company piena di debiti, a gestione pubblica, e una good company nuova di zecca, e senza deficit, affidata alla “cordata” dei coraggiosi.
Insomma pare che tutto il mondo sia paese, quando si tratta di “socializzare le perdite e privatizzare i profitti”. Lo Stato si invoca solo quando si è nei pasticci, il che avviene abbastanza spesso, perchè, come suggeriva l’inascoltato signore nella foto, l’economista John Maynard Keynes, il capitalismo è per sua natura instabile.
Ma fin quando le cose vanno bene, il pensiero dell’accademico britannico, viene ritenuto pessimista, salvo poi ritirare fuori dagli scaffali le sue opere, quando si manifesta una terribile crisi, finanziaria, energetica che sia. Quando le cose si mettono male, insomma, si deve ricorrere allo Stato, ma se vanno bene invece, il pubblico è solo un peso.
Il 12 giugno si vota per il referendum sull’acqua: siamo sicuri di volerla privatizzare?

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