Rifiuti: Le cassandre di Chiaiano

aprile 15, 2011 § Lascia un commento

Fra circa un mese i napoletani, e molti altri cittadini campani, saranno chiamati alle urne. La campagna elettorale procede in maniera più o meno vivace, ma a tutti sembra che manchi qualcosa. Il dibattito sul problema più pressante ed evidente del momento, che dura da 17 anni, ovvero i rifiuti.

Fino ad adesso se ne è parlato poco e chi lo ha fatto, come il candidato dell’Udc ed ex rettore dell’università di Salerno, Pasquino, è stato poi “bersagliato” da una pronta fuga di documenti: durante la gestione commissariale di Bassolino, il nostro avrebbe incassato 240mila euro di consulenze, proprio sui rifiuti.

Insomma la politica è una cosa alta e di “munnezza” non pare il caso di parlare, anche perchè ormai il tema annoia, insomma sono tre lustri che se ne discute. Ma la questione centrale è che il problema è ben lontano dall’essere risolto e per comprendere questa lampante verità basti pensare alle vicende degli ultimi mesi.

Napoli sommersa dai rifiuti, interviene in più riprese il Presidente del Consiglio che alla fine dello scorso anno promette di mettere tutto a posto in poco tempo, tre giorni, tre settimane, non si capisce bene, ma poco dopo fa approvare un decreto che investe il nostro Presidente Regionale, Caldoro, di ampi poteri e scarica la gestione dei rifiuti, in via ordinaria, sulle Provincie, secondo il criterio “a ciascuno il suo”.

Qualche tempo dopo la “munnezza” sparisce dalle strade, ma non è un miracolo: sono ricominciati gli sversamenti a Chiaiano e in altre discariche irpine o vecchi impianti ormai chiusi, infine parte dei rifiuti vengono portati negli impianti di “tritovagliatura”, inteso che si limitano a tritare la “munnezza”, che vanno in sovraccarico. Il tutto mentre si cerca disperatamente qualcuno disposto a costruire l’inceneritore di Napoli Est, senza esito.

Intanto l’impianto di Acerra continua a funzionare a rilento, fortunatamente visto che le ecoballe sono tutto tranne che eco, e le discariche a riempirsi oltre ogni limite consentito. Il tutto mentre il Presidente della Provincia di Napoli Cesaro, ben consapevole dell’impossibilità di trovare un “buco” da qualche parte dove gettare rifiuti, sbraita perchè si riparta da zero.

Poi l’imprevisto: la discarica di Chiaiano viene sequestrata dalla magistratura. Vera e propria “bomba ecologica”, dove avrebbero, ma il condizionale non è d’obbligo, scaricato davvero di tutto. Insomma, non si potrebbe e non si dovrebbe utilizzare più. Risultato? La città di Napoli è di nuovo sommersa dai rifiuti e il malcontento cresce.

Il Governatore però non sembra scomporsi: viene approvato un nuovo piano rifiuti che “sprovincializza” i conferimenti, contraddicendo quanto previsto dal decreto di tre mesi fa, e punta su: inceneritori, discariche e differenziata. Insomma la solita ricetta che non ha portato alcun frutto.

Non solo ma con calma Caldoro spiega che “si uscirà dall’emergenza tra tre anni” e dunque cosa dovranno fare i napoletani? Convivere con montagne di “munnezza” per almeno altri tre anni? Continuare a sopportare l’apertura di nuove discariche nelle quali non si sa cosa ci va a finire? Commentare sarcasticamente bandi di gara per la costruzione di inceneritori che vanno deserti?

Ecco perchè dell’emergenza rifiuti è meglio non parlare in campagna elettorale: tutti, o quasi, i candidati dovrebbero ammettere che la soluzione è lontana, o peggio, che l’unica strada realmente percorribile, quella della raccolta differenziata, è quella che non interessa alla politica e sopratutto a chi la politica la finanzia. Con buona pace della salute dei cittadini partenopei e campani, che come fa notare l’Istituto Superiore di Sanità peggiora di continuo, proprio a causa dell’inquinamento.

E magari, chissà, vedremo anche una centrale nucleare sul nostro territorio, la Regione infatti si è detta favorevole, forse qualcuno ha pensato di prendere due piccioni con una fava: le ecoballe le getteremo direttamente nei forni dell’impianto.

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