Lavoro: manca poco per il vuoto

aprile 19, 2011 § Lascia un commento

Il Governatore della Banca d’Italia ci batte su da qualche mese. Per il momento invano. I salari dei giovani, di chi entra nel mondo del lavoro, sono bassi, bassissimi, ridicoli. Addirittura “ai livelli degli anni 80”. E se teniamo conto dei tassi di inflazione degli ultimi 30 anni, possiamo capire quanto sia ridotto il “potere d’acquisto” dei nuovi lavoratori.

Altrettanto bassa è la mobilità sociale, accusa sempre Draghi. Ovvero si rimane legati al proprio ambiente familiare e lavorativo. Si “eredita” l’impiego e meno importanza assumono sia il titolo di studio che le proprie capacità personali. Un colpo fatale alla tanto declamata “meritocrazia”. Il risultato è fotografato dagli ultimi rapporti dell’Eurispes: 2 milioni di italiani tra i 25 e i 29 anni, non studiano e non lavorano. Sono la famosa generazione “Neet” (not education, employment or training. Tradotto: niente lavoro, formazione o istruzione). Una risorsa enorme, e molto spesso anche molto qualificata, completamente sprecata. Chiaro che poi l’Italia abbia tassi di crescita così bassi.

Negli ultimi tempi, perchè l’andamento descritto è il prodotto degli ultimi 15 anni, la situazione si è ulteriormente aggravata. Sopratutto al Sud. Dove i dati, in Campania si parla del 35%, sono sconfortanti. A tal punto che sul periodico online “La voce. info”, l’economista Francesco Daveri ha sostenuto che “la fiscalità di vantaggio non basta per il Sud”. Era tra le misure che questo Governo dovrebbe attuare, ma delle quali non vi è rimasta traccia.

Scomparsi, o meglio assegnati ad “ignoti”, i 180 milioni di euro dei programmi “Sviluppo e lavoro 4” e “Promuovi Italia”, che dovevano servire a “smuovere” un Sud immobile. Basti pensare che come scriveva Andrea Curiat sulla “Repubblica degli stagisti”, fra i criteri di selezione per i 6mila “interventi lavorativi” (una sorta di maxi stage), che sarebbero stati pagati alle aziende 60 milioni di euro, non c’era nemmeno l’età.

Quindi: stipendi d’ingresso più bassi di quelli di trenta anni fa, massima precarietà nei rapporti lavorativi e minima mobilità sociale. Tassi di disoccupazione altissimi nel mezzogiorno e nessuna seria politica di “stimolo” da parte dello Stato. Una descrizione impietosa, ma è da questa che bisogna partire se si vuole capire come oggi il mondo del lavoro, o meglio del non lavoro, ruota intorno alle giovani generazioni. Quelle che, secondo anche le parole del nostro Presidente della Repubblica, dovrebbero rappresentare il futuro dell’Italia.

(articolo apparso anche su Napoli Monitor)

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