Politica: la Lega guarda al suo “orticello”

aprile 29, 2011 § Lascia un commento

Arrivano le elezioni amministrative e tutti gli occhi sono puntati su Milano. Nella “capitale” meneghina il Premier si gioca la sua leadership e il Sindaco Moratti, la possibilità di gestire il ricco piatto dell’Expo del 2015.

E la Lega? Il Partito di Bossi si trova in una posizione comoda, infatti se la “sciura” Letizia dovesse farcela, i posti in Consiglio sarebbero assicurati, in caso contrario comunque il Carroccio dovrebbe raddoppiare i suoi voti e potrebbe scaricare sull’ingombrante alleato la colpa di una sconfitta.

Quello che colpisce, comunque, è l’evoluzione “antropologica” del partito del nord, che in vent’anni si è trasformato da fenomeno locale in realtà nazionale ma ha finito sempre più per assomigliare allo scomodo, leggasi Berlusconi, alleato.

Infatti oggi la Lega non si può più certo definire un partito di lotta: se si eccettuano le “sparate” sugli immigrati, non seguite dai fatti visto che la maggior parte di lavoratori stranieri si trova nel Settentrione, ben poco è rimasto dello “spirito” antagonista.

Per capirlo basta guardare proprio il caso di Milano: la città è ormai divenuta il capoluogo della criminalità organizzata, ogni mese si leggono di arresti legati alla ndrangheta, dell’inquinamento, di una classe politica e imprenditoriale sempre più protesa a spartirsi incarichi e appalti, insomma non un bello spettacolo.

E mentre accadeva tutto questo la Lega dov’era? Impegnata a piazzare il “trota” al Consiglio regionale lombardo o a lanciare “l’assalto” alle banche, indispensabili “salvadanai” della dispendiosa politica del carroccio, dunque la Lega si è “istituzionalizzata” come la peggior Dc degli anni 80?

Difficile poter dire anche questo, che la Lega sia un “partito di Governo” e una conferma la si sta avendo proprio in queste ore: mentre Berlusconi è impegnato nel vertice con i francesi, cercando di ottenere una contropartita, Mario Draghi alla Banca Centrale Europea come Governatore, all’inevitabile intervento italiano in Libia, tutto quello che il partito di Maroni e Calderoli ha saputo fare è urlare un no, non supportato da alternative.

Dimostrando così la carenza di preparazione “internazionale” e l’incapacità di andare oltre le tornate elettorali imminenti e oltre il proprio “orticello”. Proprio nel giorno in cui i francesi della Lactalis lanciano un’Opa sulla Parmalat con buona pace di Tremonti e dei suoi amici padani.

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