Lavoro: Voglio una vita spericolata

aprile 30, 2011 § Lascia un commento

Sono tante, tantissime, milioni. Parliamo delle Partite Iva. Sono imprese, ma sopratutto singoli lavoratori, che decidono di “mettersi in proprio” e di sfidare il mercato. A loro sono state dedicate analisi, libri e studi. Eppure sembrano invisibili questi lavoratori autonomi, non hanno una rappresentanza ufficiale, non vengono considerati quando si parla di contratti collettivi, non si sa quali siano le loro attività prevalenti. Un mistero insomma.

Ma andiamo con ordine. Negli anni 80 comincia ad affermarsi il fenomeno. Sono sopratutto piccole aziende all’inizio, che così, attraverso la deducibilità fiscale e le poche “regole” che governano il settore, aprono nuove posizioni. Poi piano piano la cosa si estende anche ai singoli lavoratori. Professionisti, avvocati, rappresentanti. Ma presto arrivano anche gli altri: precari, laureati e persino muratori. Spesso si tratta di persone che formalmente lavorano solo per una azienda, fatturano solo nei confronti di un soggetto, e che hanno anche orari e compiti ben precisi. Ma non i diritti. Infatti chi lavora come Partita Iva, non ha diritto al versamento dei contributi previdenziali, non ha diritto a ferie o riposi, e neppure alla “malattia”. Una volta ricevuto “lo stipendio”, in pratica devono provvedere a tutto da soli.

E non si tratta di un fenomeno marginale: all’inizio dell’anno scorso erano nove milioni le Partite Iva aperte nel nostro Paese, di queste, circa 3,5 milioni riguarderebbero lavoratori singoli, secondo i dati delle camere di commercio e del ministero delle finanze. Un vero “esercito di precari”, sempre in bilico, con addosso la paura di non essere più “chiamati”, visto che formalmente ricevono un incarico e non sono assunti. Da qualche tempo è nata anche un’associazione, la Acta, che consigliamo di contattare per avere utili indicazioni, che chiede maggiori tutele per il popolo delle Partite Iva, sotto il profilo previdenziale e fiscale.

Anche i sindacati oggi si stanno accorgendo del fenomeno e si stanno lentamente “aprendo” ai lavoratori autonomi. “Le partite Iva – spiega Francesco Bogliari, nella prefazione al “Manuale di sopravvivenza del popolo delle partite Iva” – vivono una situazione inaccettabile: sono figlie di un welfare minore; tartassate da un fisco rapace; in balia di tariffe, tempi e condizioni di pagamento insostenibili; condannate alla precarietà come costante; senza riconoscimenti e identità”. Benvenuti nel mondo del lavoro del nuovo millennio.

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