Economia: le “banche” del Sud

maggio 10, 2011 § Lascia un commento

Qualche giorno fa, la Banca d’Italia ha autorizzato l’operazione “Banca del Sud” a cui tanto tiene, o almeno così dichiara, il nostro Ministro dell’Economia. Storia tormentata quella dell’istituto che nei piani del Tesoro dovrebbe avere circa 7mila sportelli e rappresentare una risorsa per finanziare i progetti di sviluppo, attraverso il credito alle Pmi in particolare, del Mezzogiorno. Storia tormentata che parte subito dopo la vittoria elettorale del 2008.
Il Ministro è deciso, “la banca si farà e non sarà un carrozzone”. Ma passano due anni durante i quali oltre alle dichiarazioni di rito del Premier, che mette sempre al primo posto lo sviluppo del Sud cercando così di rassicurare i suoi parlamentari meridionali preoccupati dallo strapotere leghista, succede poco altro, se si eccettua la nomina del comitato promotore.
Dopo il decreto, il primo di una lunga serie, sullo sviluppo di novembre, arriva il via libera di Bankitalia. Si spera che per mettere in piedi “fisicamente” la banca, i tempi non siano gli stessi: altrimenti altro che fine legislatura, probabilmente ne dovremo attendere almeno un’altra.
Anche perchè fino ad oggi la vera “Banca del Sud” è stato il capitale umano che il Mezzogiorno ha fornito al Nord Italia. Da circa dieci anni è ricominciato, con sempre maggiore intensità, un flusso migratorio verso le Regioni settentrionali. Un “fiume” non così poderoso come quello degli anni 50, ma formato, al contrario di quello, da persone mediamente con una elevata istruzione e in grado di fornire un elevato “valore” aggiunto alle strutture produttive del Settentrione. Parliamo di circa 15 miliardi di euro all’anno in termine di aumento della produttività, come evidenziato dalla Fondazione Curella, che in tempi di crisi non sono certo spiccioli. Questo perchè l’incremento della popolazione al Nord, circa il 6% all’anno, ha un effetto non solo sulla qualità del lavoro ma anche sulla quantità, come è matematicamente intuibile: più siamo, più consumiamo. E più consumiamo, più l’offerta di merci e prodotti salirà con effetti benefici sulla crescita di quell’area.
Insomma verrebbe da dire che il Sud, nonostante i suoi storici ritardi strutturali, la sua parte, a modo suo, l’ha fatta. Ora resta da chiedersi quando questo Governo, sempre molto attento alle ragioni dei “lumbard”, comincerà a guardare seriamente al Meridione. E non solo come bacino di voti.
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