Economia: Chi ha paura del Default?

maggio 25, 2011 § Lascia un commento

Mentre in Italia ci si “azzuffa” sulle elezioni amministrative con toni da ultras, in Europa crescono le preoccupazioni sugli effetti della crisi, anche nel nostro Paese. Sotto osservazione la Grecia che rischia il “default”. Ovvero di risultare insolvente nei confronti dei suoi creditori, in una parola: fallimento. Ma come è possibile che uno Stato fallisca? E sopratutto come ha fatto la Grecia ad arrivare fino a questo punto? Domanda interessante visto che gli occhi della Bce, labanca centrale europea, e delle temute agenzie di rating, sono coloro che danno le “valutazioni” sulla qualità di azioni ed obbligazioni e titoli di Stato, sono puntate su altri Paesi europei: l’Irlanda e il Portogallo certo, ma anche la Spagna e l’Italia. E non a torto.

Quando uno Stato decide di aumentare la sua spesa pubblica, per fare investimenti che crede aumenteranno l’occupazione o anche per garantire migliori servizi sociali, ha diverse strade per farlo: aumentare le tasse ad esempio, oppure incrementare l’offerta di moneta, infine può accrescere il suo “deficit” emettendo titoli di Stato. Banche, singoli cittadini, aziende comprano questi titoli di credito in cambio di moneta sonante, il problema è che poi alla scadenza lo Stato in questione dovrebbe restituire la somma più ovviamente gli interessi. Ma la Grecia non può. E non può nemmeno ricorrere ad altri metodi: infatti il controllo sulla moneta, come per gli altri Paesi europei, non è più di sua competenza ma della Ue, e di certo non può aumentare le tasse ad una popolazione sfinita dalla crisi.

Ecco perchè il rischio di “default” diventa sempre più concreto e le soluzioni sempre meno percorribili. C’è chi parla di un “prestito” da parte del Fondo monetario internazionale, che quindi si sostituirebbe ai creditori “comprando” il debito greco, e chi parla di una “ristrutturazione” del debito. Espressione che sta a significare una modica dei titoli di Stato in senso “dilatorio” (vi pagherò di più ma tra qualche anno). Strada difficile per due motivi: il primo è che ci vuole l’accordo dei creditori, il secondo è che in questo modo si compromette la “sicurezza” che gli investitori hanno nei titoli di credito e tutti i mercati potrebbero pesantemente risentirne.

Dunque il problema del Paese ellenico è un debito troppo alto che non può più pagare, e gli altri? Irlanda e Portogallo si trovano in una situazione simile, anche se meno grave, e Lisbona ha dovuto accettare “l’aiuto” della Ue, che non è gratis: i soldi dovranno infatti essere restituiti e nel frattempo il Governo portoghese sarà costretto ad adottare le misure, tagli sopratutto, che Bruxelles gli imporrà facendo buon viso a cattivo gioco.

E l’Italia? Il nostro Paese è una realtà produttiva molto più solida, ma in tempi incerti come questi preoccupa, e non poco, l’elevatissimo debito pubblico del nostro Paese, parliamo di circa 1.700 miliardi di euro, tanto che solo di “interessi” su questo debito ogni anno l’Italia “paga” una settantina di miliardi di euro. Ma il problema, nonostante i numeri impressionanti, non è questo. Anche la Germania ha infatti un alto debito pubblico, sui duemila miliardi, ma non ha certo le nostre preoccupazioni. Questo perchè l’Italia ha due “punti deboli” che gli economisti ben conoscono: il primo è il rapporto deficit/pil, famigerato protagonista dei tg, infatti in questo momento il primo è il 120% del secondo. Ovvero: il Paese fa più debiti di quanti riesca a pagarne ogni anno, ovvero il tasso di “crescita” dell’economia è più basso di quello dei tassi di interesse sui nostri debiti. Finchè la situazione rimarrà questa hai voglia di fare tagli, come suggerito oggi dalla Corte dei Conti, il debito non si ridurrà. Il secondo è la mancanza di “prospettive” politiche, che è il motivo per cui le agenzie di rating stanno “tagliando” le valutazioni sul nostro debito, in 17 anni i Governi italiani non sono stati in grado di fare una sola reale riforma che abbia ristrutturato l’assetto economico lavorativo in maniera stabile. E con l’arrivo al Governo dei “responsabili” di certo le cose non sembrano poter migliorare. Ed ecco che forse conviene chiedersi: chi ha paura del default?

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