Politica: La Caporetto napoletana del Pdl

giugno 1, 2011 § Lascia un commento

Una “mazzata” così non se la aspettava nemmeno il grande capo, che infatti non la prende benissimo e vaticina: “i napoletani si pentiranno amaramente della loro scelta”. Diciamoci la verità: il Premier, rassegnato allo “scippo” di Milano, aveva puntato tutte le sue residue forze sulla “capitale del Sud”, ma è andata male. Anzi malissimo. Il candidato Gianni Lettieri è stato l’unico dei ballottaggi ad arretrare al secondo turno, mentre il suo avversario quasi lo “doppiava”.

Ma come è potuto accadere? Fino a due mesi fa sembrava una vittoria scontata: il Pd che si “suicidava” con il pasticcio delle primarie, l’impopolarità della Jervolino simbolo di “bassolinismo” di cui i napoletani tutti si erano stancati, Caldoro alla Regione, Cesaro alla Provincia e il Pdl al 40% in Campania. Insomma doveva essere quasi una passeggiata, invece si è trasformato nell’ennesimo incubo del partito della libertà partenopeo.

Esatto: ennesimo. Non dimentichiamo che il centro sinistra governa la città dal 1993 ininterrottamente e anche se De Magistris non si può di certo dire “organico” al Pd, che anzi gli ha remato contro fino al primo turno con Morcone, di certo è molto più vicino alla sinistra partenopea che non alla destra. Dunque in quasi vent’anni il Pdl napoletano non ha saputo mai conquistare la terza città italiana. Certo gli errori di questa campagna sono peculiari: sbagliata la comunicazione, e Velardi lo spin doctor di Lettieri è già stato bollato come “uno ormai in mutande” da Dagospia, sbagliato appoggiarsi a decine di liste e listerelle e non puntare sulla forza del partito, sbagliato appoggiarsi su Berlusconi, ma questa non è certo una colpa di Lettieri, sbagliato sottovalutare l’avversario.

Ma forse bisogna aggiungere ancora qualcosa, una riflessione che non sembra essere scaturita all’interno del centro destra e riguarda proprio la classe politica che ha formato e forma il Pdl campano: se i dirigenti del principale partito di centro destra non riescono a portare uno straccio di risultato in quasi vent’anni dovrebbero a questo punto quanto meno dimettersi. Oppure gli stati maggiori del popolo delle libertà dovrebbero convocare i vari Martusciello, Laboccetta, Cosentino e compagnia “bella” per accompagnarli gentilmente, ma non troppo, alla porta. Hanno fatto il loro tempo, hanno fatto i loro errori, hanno collezionato solo fallimenti, dunque è il momento di cambiare. Dove sono le nuove leve? Chi prenderà in mano le redini di un partito allo sbando?

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