Politica: La guerra dei mondi

giugno 15, 2011 § Lascia un commento

Il Ministro Brunetta spara a zero sui precari, “siete la parte peggiore del Paese“, e scoppia la polemica. Alle “parole in libertà” del Ministro siamo abituati, non si contano le sue uscite su magistrati, lavoratori del pubblico impiego e avversari politici. Ma le affermazioni di Brunetta si inseriscono ormai in un contesto molto più ampio. Quello di due generazioni ormai ai ferri corti: quella uscita dal 68, che si è ben radicata nelle stanze del potere e intende rimanervi, e quella nata fra la fine degli anni 70 e la fine degli 80: precari appunto, ma anche ricercatori, studenti, attivisti.

Lo scontro sembra sempre più inevitabile: in Italia un giovane su 3 è disoccupato, gli stipendi di ingresso, come da relazioni della Banca d’Italia, sono ai livelli degli anni 80, ovvero considerando l’inflazione, bassissimi. E ancora: il Paese soffre di bassa mobilità sociale, i figli degli avvocati fanno gli avvocati e i figli dei medici altrettanto per intenderci, e questo perchè non viene valutato il merito, non si tiene conto dei curriculum, ma solo di chi “conosci”. L’Italia è uno dei Paesi dove si investe meno in ricerca, come ormai tutti sanno, ma ad investire poco sono anche le aziende private che invece avrebbero un forte interesse ad innovare e a spingere verso quel “ricambio” che garantisce il futuro di qualunque tessuto sociale e lavorativo.

Ma è proprio questo il punto: il futuro. La generazione dei 60enni non ha più niente da chiedere al futuro, vive in un eterno presente condito dalla nostalgia degli anni che furono e per garantirsi questo presente non hanno esitato, e non esitano a tagliare tutte le strade, i ponti verso il futuro. Lo fanno anche attraverso il continuo “sbeffeggiamento”. L’irrisione sistematica delle nuove generazioni, e la tendenza si afferma da sinistra a destra nell’arco parlamentare. L’allora ministro Padoa Schioppa, governo Prodi, coniò l’infelice termine di “bamboccioni“, il suo successore Tremonti dice che gli stranieri si danno da fare più dei giovani. All’inizio dell’anno in una affollata conferenza per il rilancio delll’occupazione, la “trimurti” Sacconi, Meloni e Gelmini, definì i giovani come poco “umili”, rincarati dal solito Brunetta “fannulloni”.

Ma anche i Sindacati hanno impiegato anni ad accorgersi del precariato, per non parlare della politica di sinistra, impelagata nell’antiberlusconismo di principio. E dunque appare evidente che solo chi fa parte di questa generazione può legittimamente aspirare a riprendersi ciò che gli spetta: il futuro appunto. Lo avevano capito a loro tempo, pur con tutti i loro limiti, i protagonisti del movimento di Seattle nel 1999. Movimento non a caso stroncato nel sangue di Genova. Lo hanno capito gli spagnoli che sono scesi in piazza. lo hanno capito i tanti ragazzi italiani che si sono battuti per questi referendum. La direzione da prendere non è ancora chiara, ma una cosa è certa: la guerra dei mondi è cominciata.

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