Lavoro: Se anche la pensione è precaria

luglio 3, 2011 § 1 Commento

Per sempre giovani. Ecco come ci vuole il nostro Stato. Sembra un messaggio beneaugurante, ma non lo è di certo: chi ha sotto i 40 anni oggi è sfruttato sul lavoro, non ha la prospettiva di vedere il proprio contratto trasformarsi da uno “staff leasing” in un rapporto a tempo indeterminato. Se poi hai meno di 30 anni, in un caso su tre, non lavori affatto, non studi: sei fuori da tutto insomma. Ma anche il futuro che ti aspetta non si presenta roseo dopo i rapporti stilati dall’Istat sulla “redistribuzione” dei contributi pensionistici e dopo la denuncia dei Radicali sui “contributi silenti”.

Ma andiamo con ordine: l’Istat ha reso noto in un rapporto come si “distribuiranno” i contributi pensionistici versati in base a quello che si è potuto già registrare nel 2010. Un dirigente pubblico se ne va in pensione con in tasca 3.800 euro lordi al mese. E un co.co.co.? Lui se ne porta circa 1.500, l’anno. Ovvero 120 euro al mese. Una cifra semplicemente ridicola e che non necessita di particolari commenti. Eppure come si spiega questo “abbisso” previdenziale? Anche perchè i precari i contributi li pagano. Ogni contratto di collaborazione, interinale o occasionale, prevede che nella cifra stabilita venga conteggiato anche il versamento alla “gestione separata” dell’ente previdenziale italiano.

E qui entrano in gioco i “contributi silenti”. In pratica ogni volta che una persona viene “assunta” con un contratto temporaneo versa la sua quota alla gestione separata dell’Inps, parliamo di una cifra consistente: 8 miliardi di euro fino ad oggi. Però per conseguire il trattamento pensionistico bisogna raggiungere un “minimo” di anzianità lavorativa. Difficile quando si lavora ad “intermittenza” perchè le interruzioni dovute alla fine di un contratto e alla ricerca di un successivo lavoro, pesano sul calcolo. E quindi si rischia di non raggiungere annualmente questi “tetti”, cosa che comporta la perdita di parte dei contributi. Risultato? I precari “pagano” per la loro pensione esattamente come tutti gli altri, ma non la “riscuotono”, parliamo di 300 milioni di euro di pensioni erogate a fronte degli 8 miliardi di cui sopra, e quindi tutti questi soldi che fine fanno? Provate a chiedere al dirigente pubblico con 3.800 euro di assegno mensile in tasca, lui la risposta dovrebbe conoscerla.

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