Economia: Democrazie e agenzie di rating

luglio 6, 2011 § Lascia un commento

Adesso tocca al Portogallo. Il Paese è sotto pressione e probabilmente sotto l’attacco della speculazione finanziaria. Dopo che l’agenzia di rating Moody’s ha declassato il valore dei titoli del debito pubblico lusitano ad un livello bassissimo (in pratica “spazzatura” finanziaria che non vale nulla).

Il motivo? Secondo gli esperti analisti, il Portogallo non ce la farà a rientrare del suo spaventoso debito e rischia di dover accettare oltre ai prestiti già ricevuti, una amara “pillola” fatta da tagli duri e politiche draconiane che rischiano di stroncarne il futuro.

Ma aldilà degli aspetti tecnici e finanziari, due elementi emergono in maniera preponderante: la crisi della politica europea, e il significato che oggi ha la parola “democrazia”. Sul primo sono state spese molte parole e quasi tutte concordi nel ritenere che l’Unione Europea si è dimostrata tutt’altro che unita, ma dopo la crisi del 2008 non era difficile da immaginare, non una azione comune, non un’assunzione di responsabilità forte, capace di guardare oltre l’oggi, oltre i debiti e le banche in difficoltà e capace di “disegnare” il futuro politico del Continente.

E questo ci porta al secondo elemento, il significato della parola “democrazia”. In un suo intervento, l’economista premio nobel Amartya Sen, fa una semplice riflessione: ma quale Paese rinuncia alla sua sovranità per mettersi nelle mani di una agenzia di rating? Se l’Europa ha ancora un significato, se i passi che sono stati compiuti anche faticosamente, devono assumere un senso, non si può pensare o immaginare che oggi il destino economico e politico di un’area tanto vasta possa essere deciso solo dagli analisti finanziari. Sen ricorda di essere stato contro l’introduzione dell’euro, non riteneva che alcuni Paesi ne avessero i requisiti, ma adesso non può non constatare che una cosa è la finanza e altro è il destino e il futuro di intere popolazioni. Dopo la crisi del 2008, si era detto da più parti che era giunto il momento di riscrivere le regole della finanza internazionale. Ma forse non è più possibile rimandare. E’ in gioco il futuro dell’Europa e delle nuove generazioni.

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