Quo vadis, Italia? Ritratto di un Paese allo sbando

luglio 17, 2011 § Lascia un commento

“Secondo diversi studi scientifici condotti da personalità accademiche partenopee e italiane, nel 2064 la Campania sarà una terra completamente sterile e devastata dall’inquinamento”. Comincia così la presentazione dell’ottimo volume curato da Antonio Polichetti (“Quo Vadis Italia?” Scuola di Pitagora, pp. 920), che raccoglie l’immenso lavoro svolto dai ricercatori dell’Istituto degli studi filosifici di Napoli e da tutti coloro che hanno fatto parte delle Assise della città di Napoli.
Un lavoro collettivo di denuncia della degradazione sociale, morale e politica di un territorio, quello meridionale e quello campano in particolare, che rimette “in prospettiva” anche un fenomeno apparentemente incomprensibile come quello di 18 anni di “emergenza rifiuti”. Ad arricchire il dibattito e a portarlo sui “mali antichi” del Paese, fino a quelli attualissimi della speculazione finanziaria e di un Paese e di un Continente sempre più spaccati, gli interventi di Luigi Musella, docente di Storia Contemporanea alla Federico II, di Ernesto Paolozzi, docente di filosofia al Suor Orsola Benincasa, e di Manuele Bonaccorsi, giornalista.
Il confronto si è concentrato sulla capacità di “leggere” nella giusta prospettiva ciò che è accaduto in Campania e nel Meridione. Ed emerge chiaramente che la speculazione edilizia degli anni 50, il grande “furto” del terremoto dell’Irpinia e l’ascesa della “borghesia criminale” hanno inevitabilmente prodotto delle “scorie” che oggi vediamo accumulate in migliaia di tonnellate ovunque nel territorio. La “munnezza” come parte di quel processo “biologico” e sociale che ha trasformato, pervertito, la società rendendola dedita solo all’accumulazione di mezzi materiali, di denaro e anche di rifiuti, denaro a loro volta, la cui distruzione è ben remunerata dai contributi che ognuno paga sulle bollette energetiche.
E il dito viene qui puntato su due “bersagli” solitamente sfuggenti. Non solo la “grande politica”, non solo la “grande criminalità”, ma sotto accusa viene messa la “razza padrona”, come la chiamava Turani, la classe imprenditoriale e la “burocrazia”, le alte cariche non elettive dello Stato.
Perchè il politico può cadere, il camorrista essere ammazzato, ma l’imprenditore è sempre lì al suo posto con i suoi obiettivi, mentre gli “alti papaveri” statali, sono tipologia “oscura”, che si muove e trama, appare e scompare. Esempio eccellente di questa “classe trasversale” Guido Bertolaso. Ascesa rapidissima, declino altrettanto veloce, in mezzo la gestione di un potere enorme, autoritario, illimitato. Ma in nome di cosa? Non certo dei cittadini, ma degli interessi di quei “poteri forti” sempre pronti ad “attovagliarsi” ovunque ci sia da speculare, ricordate le risate dell’imprenditore dopo il terremoto dell’Aquila? Insomma Napoli, con l’emergenza rifiuti, l’Aquila, con il terremoto, laboratori di un nuovo “sistema” di Governo e di potere, realmente criminale, ma forse non tutto è perduto. Il dibattito si chiude con una nota di speranza: qualcosa si muove nella società civile, il “gigante addormentato” sta dando segni di risveglio. E’ arrivato il momento di scuoterlo.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Quo vadis, Italia? Ritratto di un Paese allo sbando su Devilpress's Blog.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: