Economia: l’America con il fiato sospeso

luglio 29, 2011 § Lascia un commento

Default o non default? Questo si chiede il mondo preoccupato, dopo che giovedì notte è saltato l’accordo all’interno dell’ala “conservatrice” del congresso americano. Ma gli Stati Uniti rischiano davvero di non riuscire ad essere più “solventi”, ovvero a pagare le spese correnti, dopo il 2 agosto? Molto probabilmente la risposta è no: o almeno è quello che si augura il resto del mondo, alle prese con le conseguenze della terribile crisi economica del 2008 e che di certo non vuole affrontare un “nuovo ciclone” per colpa del Tea Party e dei Repubblicani.

Ma andiamo con ordine: da mesi va avanti un braccio di ferro tra il Presidente Obama e i Repubblicani, che hanno la maggioranza al congresso dopo le elezioni di mid term dell’anno scorso. Il punto è che gli States hanno bisogno di “rifornire” le proprie casse per far fronte alle ingenti spese che devono sostenere. E non parliamo solo delle spese militari o di quelle sostenute per salvare le banche Usa. Ma anche delle spese ordinarie, quelle per il personale dell’amministrazione federale, per fare un esempio. Il punto è che la legge americana prevede un “tetto” di limite all’indebitamento che per essere sforato richiede l’approvazione del Congresso e del Presidente, a fronte di un “piano” economico che preveda anche un “rientro” dal debito stesso.

E qui, come si usa dire, tutti i nodi vengono al pettine: il Presidente Obama pensa ad un taglio dei costi dell’amministrazione, ma anche ad alzare le tasse ai ceti più ricchi per poter consentire il rilancio dell’economia attraverso gli investimenti pubblici. I Repubblicani si sono fermamente opposti, d’altra parte l’ex Presidente Bush tagliò le aliquote più alte alle classi agiate durante la guerra in Irak. Visioni diverse, si dirà, ma il punto è che, come ha scritto Paul Krugman sul New York Times, il tutto è diventato uno “sporco ricatto”.

I Repubblicani, infatti, cercano di usare l’arma del voto al Congresso per far passare la loro politica, anzi, sostiene Krugman, “proposte che non si sarebbero mai sognati di fare altrimenti”. Ma l’idea è diventata un vero e proprio “boomerang”. Infatti lo “speaker” del Congresso John Boehner aveva proposto, giovedì notte, di votare su un piano preparato dai Repubblicani, di cui Boehner è uno dei leader, così da rendere completo lo “smacco” al Presidente Obama. Ma ha dovuto sospendere la votazione perchè non si sarebbe raggiunta la maggioranza. Colpa di quei deputati vicini al “Tea Party“, il movimento ultra conservatore che ha guadagnato forti consensi in poco tempo, che hanno deciso a loro volta di utilizzare l’arma del ricatto.

Vogliono il “loro piano economico” e vogliono visibilità. Forse l’accordo si troverà. Di certo una questione fondamentale per tutta l’economia globale sta diventando il teatro dei peggiori “istinti” politici dei deputati conservatori. Non è un bello spettacolo. Speriamo se ne rendano conto prima del 2 agosto.

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