Rifiuti: una storia esemplare

ottobre 19, 2011 § Lascia un commento

foto tratta da Napolimonitor

Qualche giorno fa mi capita sotto mano, per motivi lavorativi diversi da quelli “giornalistici”, una visura del Pra, pubblico registro automobilistico, su di un autocompattatore della Enerambiente. Si tratta di una azienda che ha lavorato a lungo con l’Asia, ottenendo numerosi subappalti, per la raccolta dei rifiuti. Anche se la stessa municipalizzata ha comunicato che dalla fine del 2010 non esiste più alcun rapporto con la Enerambiente, la stessa ha continuato ad operare in altre zone della Campania, fino a poco tempo fa.

Dicevamo della visura: ebbene sul mezzo, perfettamente operante nel novembre dell’anno scorso, vi era una iscrizione di fermo amministrativo da parte di Equitalia Venezia, per un debito verso l’erario di circa 7 milioni di euro. Eppure l’azienda aveva continuato ad impiegarlo nonostante non potesse farlo.

Un piccolo episodio che mi ha fatto venire in mente la tragicomica, la tragedia ovviamente riguarda noi cittadini partenopei e campani, storia di una azienda “camaleontica”, pronta a cambiare nome e forma societaria ogni qualvolta se ne presentasse la necessità.

In principio c’era la Slia, il cui amministratore, Stefano Gavioli, è un imprenditore veneziano con il pallino dei rifiuti. Al Gavioli però, il 5 agosto, le fiamme gialle hanno sequestrato azioni societarie, terreni e persino una villa a Cortina. Ad emettere il provvedimento, la Procura di Catanzaro. Il motivo? “C’era il rischio che portasse soldi e beni all’estero”, e probabilmente anche se stesso, Lavitola docet, da qui la misura cautelare.

Il Gavioli, infatti, anche se uomo del Nord, ha sempre amato le terre meridionali, o meglio ci ha fatto ottimi affari: appalti in Calabria, gestione della discarica di Alli a Catanzaro e altro ancora. Trovatosi in difficoltà economiche, i milioni di euro, pare 90, di debiti con l’erario di cui sopra, il nostro nel 2007 crea la Enerambiente, appunto, a cui trasferisce la parte “in attivo” della Slia.

Ma il nostro non è uomo che si scoraggi facilmente e continua a “lavorare” al Sud. In Campania stavolta, e i risultati arrivano subito: indagato per “usura“, si avete letto bene, per aver approfittato delle difficoltà di Asia nel 2008 e nel 2009, negli anni delle emergenze insomma.  Nel frattempo la Enerambiente metteva sotto “scacco” la Asia proprio alla fine del 2010 rifiutandosi di effettuare la raccolta dei rifiuti a Napoli e facendo ripiombare la città nel caos.

Dopo le devastazioni ai compattatori della Enerambiente, la Procura di Napoli ha aperto una inchiesta che ha portato all’arresto dei vertici della società, in particolare i collaboratori di Gavioli in Campania, per “tangenti e corruzione” nella gestione degli appalti di Asia e l’assunzione di personale inutile.

Alla fine anche Gavioli ha ceduto e a chiesto l’ammissione al concordato preventivo per Enerambiente, che nel frattempo aveva ceduto ad Enertech una srl con centomila euro di capitale sociale e con un unico socio: ovviamente Gavioli stesso, lamentandosi del fatto che si è vero deve milioni di euro all’erario ma ne avanza 15 dal Comune di Napoli, gestione Rosa Russo Jervolino, e quindi mica è colpa sua.

Ecco, questo “signore”, insieme a molti altri, ha gestito la raccolta dei rifiuti negli anni “bui”. Un imprenditore che prima ancora di mettere piede a Napoli come presidente e amministratore di Enerambiente, aveva “abbandonato” la fabbrica della Sirma a Porto Marghera, anche lì parliamo di rifiuti, ed era stato indagato per evasione fiscale. Un imprenditore considerato vicino e in affari anche con la “Servizi costieri” di Porto Marghera e la Nuova Esa di Marcon, aziende che, come comprovato da numerose inchieste e processi, avevano scaricato per anni rifiuti tossici proprio in Campania.

Non c’è che dire, Comuni e amministrazioni campane lo avranno scelto di sicuro per l’ottimo curriculum.

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