Lavoro: Articolo 8

ottobre 21, 2011 § Lascia un commento

Al centro di furibonde polemiche, l’articolo 8 della manovra finanziaria, potrebbe rivelarsi una misura del tutto inutile.

Questa norma è stata introdotta per modificare il raggio d’azione dei sindacati in merito agli accordi aziendali collettivi che potrebbero, al comma e, derogare a leggi nazionali, quali quella sul lavoro, nello specifico al famoso articolo 18 sui licenziamenti.

Si è detto da una parte: libertà di licenziare. Dall’altra: maggiore competitività e avvicinamento tra lavoratori a tempo indeterminato e tutti gli altri. È il caso, al di là delle polemiche, di fare due osservazioni sulla tipologia di intervento scelto e sulle sue possibili conseguenze.

Come ribadito da Tito Boeri, questa norma da sola non basta. Tenta di “sintonizzarsi” con gli accordi tra governo e sindacati dello scorso giugno, ma non contiene nulla di particolarmente innovativo, e anzi l’idea che abolire l’articolo 18, o limitarne la portata, possa portare slancio all’economia è piuttosto miope. Il motivo è che se da un lato si può condividere la preoccupazione che aziende piccole, in Italia il novanta per cento dichiara di avere meno di dieci dipendenti, non possano crescere per quel famoso “limite” dei quindici dipendenti, dall’altro non introduce nessuno stimolo alla crescita. Le aziende infatti sono “ancorate” alla loro attuale dimensione a causa di una legislazione che limita la loro libertà nell’assumere o licenziare superati i quindici dipendenti, ma non è togliendo questa garanzia che si otterranno i risultati sperati. Piuttosto sarebbe stato necessario introdurre incentivi sulla riduzione del costo del lavoro e introdurre maggiori tutele a favore dei contratti a tempo determinato, in questo modo le aziende sarebbero più propense ad assumere e i lavoratori, soprattutto i più giovani, avrebbero avuto più tutele.

Ormai il precariato non è più una questione generazionale, ma riguarda anche lavoratori tra i quaranta e i cinquanta anni di età. Si tratta di un muro contro muro tra chi è “dentro” le aziende e chi ne è “fuori”, tra chi è tutelato e chi no. Per cui una riforma del lavoro seria dovrebbe muoversi nel senso di aumentare la flessibilità di tutti i lavoratori in cambio di maggiori tutele sociali e soprattutto stipendi più alti (secondo i dati della Banca d’Italia, lo stipendio di ingresso nel mondo del lavoro per un giovane, è oggi uguale a quello del 1982). Il governo invece ha scelto la strada più semplice, e pilatesca: affidare ai sindacati la scelta se derogare o no le leggi nazionali.

E qui va fatta la seconda osservazione: così come è stato concepito l’articolo 8 potrebbe essere totalmente inutile. Prima di tutto perchè è possibile, e anche giusto, che accordi aziendali possano derogare, se migliorativi, accordi collettivi nazionali, ma in nessun caso un accordo tra privati può derogare una norma di legge che ha un valore “gerarchicamente” superiore. Inoltre l’articolo 8 non contiene alcuna previsione per eventuali accordi individuali, perché parla di trattative da intavolare fra i datori di lavoro e i sindacati maggiormente rappresentativi in azienda. Ora se a una Rsu potrebbe essere consentito di derogare a una legge nazionale non si comprende perchè non potrebbe farlo anche il singolo lavoratore, magari in settori particolari dove è richiesta una specifica professionalità. Questo discrimine non appare giustificato da alcuna previsione e potrebbe dare luogo a una disparità di trattamento che si potrebbe anche definire incostituzionale o quantomeno illegittima.

Dunque è facile prevedere che l’entrata in vigore dell’articolo 8 avrebbe come effetto quello di incrementare il lavoro. Quello dei giudici e degli avvocati giuslavoristi però, che si troverebbero ad affrontare una crescita del contenzioso legale in materia. Ed è ovvio che i giudici comincerebbero, in mancanza di previsioni legislative chiare, a dividersi sulle soluzioni da adottare, aumentando di fatto la confusione sulla interpretazione e l’accordo tra l’articolo 8 e il 18 dello statuto dei lavoratori.

(articolo apparso su Napolimonitor)

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