Rifiuti: finché la barca va…

novembre 28, 2011 § Lascia un commento

Quasi in risposta ai timori, espressi, e non certo solo dal sottoscritto, nel mio precedente post, la giunta del Sindaco de Magistris ha espresso venerdì scorso la ferma intenzione di “spedire” il primo carico dei rifiuti via mare in Olanda entro la fine dell’anno.

Come  inaspettati e anche un pò maleodoranti regali natalizi, i sacchetti della munnezza partenopea verranno consegnati ai cittadini olandesi praticamente sotto l’albero di Natale, per rimanere alle parole del vice Sindaco Sodano. Ma non è ancora detta l’ultima parola. Pesano, infatti, i timori di un intervento della giustizia amministrativa che potrebbe avere da ridire sull’affidamento del “servizio di smaltimento internazionale” agli olandesi avvenuto senza gara di appalto ma con “licitazione privata”, pratica poco trasparente e  non certo ripetibile nell’Italia “montiana”.

D’altra parte però, proprio la giustizia amministrativa potrebbe dare una “boccata” d’ossigeno al Sindaco arancione che in questi mesi è rimasto al “palo” con la raccolta differenziata: il sei dicembre il Consiglio di Stato, deve esaminare l’appello contro la sentenza del Tar che aveva ritenuto illegittima la legge che impediva trasferimenti di rifiuti tra Regioni italiane. Se anche i giudici di Palazzo Spada concorderanno con i loro colleghi, allora si aprirà di nuovo la strada, o le strade, di trasferimenti “nazionali” a costi sicuramente inferiori. Inutile dire che da Palazzo San Giacomo ci sperano con tutte le loro forze.

Certo, da cittadino prima ancora che da giornalista, non si può che rimanere delusi, dopo quasi sei mesi, di una gestione che ricorda più quella della Jervolino che non quella promessa e ripromessa in campagna elettorale.  Se dobbiamo sperare che salpino le navi cariche di munnezza destinazione Olanda, per non passare un natale “avvelenato” non c’è di certo da stare allegri.

Siamo tutti perfettamente consapevoli che amministrare una città come Napoli non è semplice, ci mancherebbe altro, ma da De Magistris, credo proprio che i suoi elettori si aspettino molto di più.

Rifiuti: la nave fantasma

novembre 22, 2011 § Lascia un commento

La situazione si complica terribilmente. Al 30 settembre la differenziata in città segnava un misero 19%, più o meno lo stesso livello della giunta Jervolino, la discarica di Chiaiano è chiusa ed inagibile e quella di Terzigno è prossima alla saturazione. Insomma per il Sindaco le cose non si mettono bene sul fronte rifiuti e da più parti si teme un natale all’insegna dei sacchetti di munnezza. Sarebbe davvero un brutto colpo per una classe politica ed un Sindaco che davanti alle immagini del Natale scorso dissero tutti insieme: “mai più”.

A ciò si aggiunga che l’Unione Europea sta attendendo la scadenza del 27 novembre, quando il neo Governo Monti e gli organi regionali, dovranno dare una risposta seria e definitiva sul piano rifiuti. Altrimenti, come prevedono praticamente tutti a Bruxelles, ci verrà inflitta una multa salatissima, altro che i 500 milioni di euro di fondi che dovrebbero servire proprio a risolvere il problema dei rifiuti.

Eppure c’è ancora una “scialuppa di salvataggio” alla quale il Sindaco e la sua giunta potrebbe aggrapparsi per evitare di perdere la faccia e la fiducia dei napoletani: la flotta di navi che dovrebbe portare entro la fine di dicembre 150mila tonnellate di rifiuti in Olanda dove dovrebbero essere inceneriti.

Il condizionale è a questo punto più che d’obbligo, le navi dovrebbero già essere pronte e invece non se ne vede l’ombra. Il motivo è lo scetticismo degli olandesi stessi che vogliono “rassicurazioni” sulla nostra munnezza. Il Sindaco di Rotterdam pare abbia chiesto alla giunta De Magistris, l’invio di una documentazione completa sulla composizione della spazzatura che arriverà via mare, e la risposta potrebbe essere molto deludente per gli arancioni nordeuropei.

Oltretutto grazie a questa storia dei Paesi Bassi, grazie si fa per dire, anche la Toscana ha deciso di chiudere i suoi cancelli alla munnezza partenopea. E i rifiuti cominciano lentamente ad accumularsi, seguendo un copione tristemente noto alla maggior parte dei cittadini che ben ricordano il susseguirsi delle crisi negli ultimi dieci anni.

Per questo motivo la flotta marittima che dovrebbe salvarci dall’ennesima crisi appare sempre più lontana all’orizzonte, come quelle navi fantasma di cui è piena la letteratura dell’800. A Palazzo San Giacomo fanno il tifo nella speranza che non si tratti di un miraggio, a noi non resta probabilmente che associarci questa volta ai desideri del Sindaco, che però ha molto, ma molto da spiegare ai suoi concittadini.

 

Rifiuti: il Governo che verrà

novembre 18, 2011 § Lascia un commento

Credo sia utile in questo momento fare una “lista della spesa”, come stanno facendo molti altri, con dentro quelli che si ritengono i provvedimenti e le politiche necessarie da adottare per ogni campo. Una crisi, come quella che sta investendo economicamente e politicamente il nostro Paese, è anche foriera di nuove possibilità.

Ebbene sappiamo che il nostro nuovo Ministro è Corrado Clini, il quale ha subito fatto una serie di dichiarazioni che lasciano quanto meno a desiderare su Ogm e nucleare, comunque è importante ricordare al Ministro che  si troverà di fronte a spinose questioni ambientali, come quella dei rifiuti (tanto per dirne una!) per cui mi sembra giusto suggerire:

a) Attivazione del Sistri in maniera permanente ed effettiva. Il sistema di monitoraggio satellitare dei rifiuti va implementato e reso definitivo, abbiamo speso tempo e denaro per costruirlo dobbiamo farlo funzionare adesso. Contemporaneamente il nuovo ministro dovrebbe spendersi nel senso di inasprire duramente le pene previste per i reati di disastro ambientale e inquinamento ambientale. Incredibile che molte delle sanzioni si riducano a pene pecuniarie. Ma non ci vuole solo il bastone: il governo dovrebbe impegnarsi nel senso di una riduzione della pressione fiscale per quelle aziende che optano per la “green economy” e agiscono virtuosamente nell’adottare politiche di riutilizzo dei materiali, da un lato, e di riduzione degli imballaggi, dall’altro.

b) I fondi europei. La Ue tiene da parte i 500 milioni di euro destinati alla Campania, e non solo, per il ciclo di gestione dei rifiuti. Cerchiamo finalmente di sbloccarli con un piano serio e concertato con la società civile, che si è dimostrata molto attenta e vigile in questi anni (potrei fare molti esempi: l’assise di palazzo marigliano, il Co.re.ri., la terra dei fuochi). Quei soldi, diciamoci la verità, ci servono. Ma vanno utilizzati bene e con la massima trasparenza: non è più possibile commettere errori. Il ministro coinvolga anche i sindaci campani e il governatore, non è questo il momento delle divisioni politiche e personali.

c) Stop agli inceneritori. Siamo ancora bloccati a politiche ormai superate. Invece di puntare sulla differenziata e sul recupero dei materiali, bruciare tutto resta la soluzione preferita, ancorchè antieconomica. Ovviamente al primo punto resta l’obiettivo di ridurre drasticamente le discariche, vera e propria piaga della nostra Regione e “terreno fertile” per l’alleanza politica/malavita. Vi è assoluto bisogno di cambiare completamente l’approccio con cui si è affrontata la questione dei rifiuti, non solo in Campania, ma nell’intera penisola.

d) Le bonifiche. Margherite mutanti, corsi d’acqua avvelenati, terreni pieni di rifiuti tossici. E’ arrivato il momento di farle queste benedette bonifiche ambientali. La nostra Regione, che ha nell’agricoltura una sua importantissima risorsa, ha sofferto terribilmente le devastazioni di questi ultimi trenta anni. E’ arrivato il momento di invertire la rotta, a cominciare dall’area del Vesuvio. Grottesco che vi siano ancora delle discariche in quello che viene considerato un parco naturale di straordinaria bellezza.

Ecco diciamo che per cominciare non c’è male. Diciamo anche che il lavoro che aspetta il prossimo ministro dell’ambiente non è affatto facile. Ma come ho detto all’inizio di questo articolo: la crisi può essere anche una grande possibilità. Sfruttiamola.

Lavoro: non ci resta che la flexsecurity?

novembre 15, 2011 § 1 Commento

Certo non è facile parlare di riforma del lavoro, mentre ancora non è chiaro se avremo o no un governo. Ma bisogna provarci. Sopratutto in un momento come questo, con la disoccupazione giovanile al 29,3% e con il Paese impantanato e schiacciato da un debito pubblico “mostruoso”.

Una delle ricette proposte è quella della “flexsecurity” elaborata in un disegno di legge a firma di Pietro Ichino, senatore del Pd. In pratica il giuslavorista propone di eliminare la giungla contrattuale che le riforme del 1997 e del 2003 hanno introdotto, e che ogni ragazzo con meno di trent’anni conosce purtroppo a memoria, e di creare un “contratto unico”, dove la flessibilità non si manifesti all’ingresso, come per il precariato, ma in uscita, con licenziamenti possibili anche solo per motivi economici.

Va dato sicuramente merito ad Ichino di provare a smuovere le paludose acque del dibattito politico italiano, ma la “flexsecurity” rischia di essere non la riforma ispirata al modello danese che vorrebbe il giuslavorista, ma l’ennesimo pasticcio all’italiana, come avvenuto per i contratti a progetto o interinali.

Infatti il progetto prevede che il lavoratore venga assunto sempre a tempo indeterminato e goda immediatamente di tutte le “conseguenze” collegate, come le ferie, ma che al tempo stesso possa poi essere più facilmente licenziato. In cambio si dovrebbe attivare un sistema di “rete sociale di protezione” che permetta un veloce ricollocamento lavorativo, il tutto mentre il soggetto continua a percepire circa l’80% dello stipendio, almeno il primo anno, poi si scende di un dieci per cento per poi concludersi comunque dopo 4 anni l’erogazione.

L’idea di Ichino è quella di eliminare le pesanti disparità che si verificano nel mercato del lavoro attuale dove abbiamo giovani al primo impiego con stipendi bassissimi, ai livelli degli anni 80 come sottolineato dagli studi della Banca d’Italia, nessuna garanzia, pensiamo alla malattia, e “orizzonti” di crescita pressocchè nulli. A fronte dei lavoratori “vecchio modello” che invece appaiono fin troppo garantiti, ma che in realtà non lo sono poichè le aziende chiudono ugualmente e delocalizzano e uno dei motivi è proprio l’elevato costo del lavoro, con questo non intendiamo gli stipendi ma i contributi previdenziali e le tasse, che le imprese devono sostenere.

Dunque la proposta di Ichino parte da una analisi corretta: in Italia il mercato del lavoro è troppo statico e sopratutto diviso in due parti, da un lato del “muro” i precari che rischiano di rimanere tali per sempre, dall’altro gli “inamovibili” che rischiano di essere travolti dalla crisi perchè poco o per niente “elastici”.

Ma la risposta non può essere spostare la precarietà dall’ingresso all’uscita. Quello che dovrebbe accompagnare la riforma del lavoro dovrebbe essere la garanzia di una serie di diritti “minimi” su cui costruire la base di accordi tra aziende e sindacati e la costruzione di una rete di ammortizzatori sociali che andrebbero adeguatamente finanziati. Altrimenti si rischia di assistere ad una triste replica di quanto sperimentato in questi 15 anni.

E qui viene anche in rilievo il ruolo dei sindacati: nella discussione sulla riforma del lavoro sono ancora una volta i grandi assenti. Le organizzazioni dei lavoratori appaiono sempre più lontane dai problemi dei nuovi lavoratori e arroccate su posizioni difensive di chi ha già un posto da almeno una ventina d’anni.

E allora l’augurio di chi scrive e che si possa tornare presto a parlare di una seria riforma del mercato del lavoro che porti all’abolizione del precariato e delle disparità sociali tra nuove e vecchie generazioni. E visto che va tanto di moda proporre la “rottamazione” dei politici, qui si lancia provocatoriamente l’idea di rottamare i sindacati: è arrivata l’ora di cambiare anche per loro.

Italia: crisi economica e rifiuti

novembre 5, 2011 § 1 Commento

Stiamo attraversando un momento storico che molti commentatori non hanno esitato a definire “drammatico”. Da più parti si chiedono immediate riforme e idee per far uscire l’Italia dal pantano politico ed economico nel quale il Paese sembra essersi infilato.

Fioccano decine di proposte, come quelle del Sole 24 ore, più o meno percorribili. Anche sull’argomento rifiuti è possibile avviare una riflessione “virtuosa” che permetta di adottare un ciclo di gestione che porti vantaggi non solo di tipo ambientale ma anche di tipo economico.

Secondo uno studio condotto da Althesys per il Conai, dal 1999 al 2010, la scelta di puntare sul riciclo ha comportato benefici monetari quantificabili in 9,3 miliardi di euro. Non male se si considera che, sopratutto nel meridione, gran parte della gestione dei rifiuti è ancora improntata ad un modello sorpassato come quello della discarica o al più di quello dell’incenerimento.

L’Unep, l’agenzia delle nazioni unite per l’ambiente, nei suoi “paper” sui cambiamenti climatici e la gestione dei rifiuti, ha messo in evidenza che anche il recupero dei rifiuti in chiave energetica può portare enormi benefici se fatto correttamente. E uno degli strumenti attraverso il quale giungere, nell’immediato, ad un efficace gestione è il “mulino” Thor, che è stato testato dal Cnr anche in Italia, un “trituratore” che permette di recuperare molto del materiale immesso e consente di “sminuzzare” in parti microscopiche tutto il rifiuto non immediatamente riciclabile, depurandolo e trasformandolo in un ottimo combustibile. Il mulino costa circa due milioni di euro, ma evidentemente in Italia interessa di più costruire mega impianti come quello di Acerra, sulla cui funzionalità vi sono quanto meno molti dubbi, e che ci è costato all’incirca 350 milioni di euro.

In aggiunta a ciò si può prendere come modello, come fa sempre l’Unep, il distretto danese di Kalundborg, dove si è creata una filiera, territorialmente “stretta”, di recupero e riutilizzo dei materiali, che vengono differenziati da alcune aziende e utilizzati come materia prima da altre, che ha comportato enormi benefici economici e un incremento dei posti di lavoro.

Risparmio, energia e lavoro, anche i rifiuti possono diventare una risorsa per uscire dalla crisi economica.

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