Rifiuti: Pie illusioni

dicembre 29, 2011 § Lascia un commento

E anche questo Natale è andato, e come tutti, almeno a leggere gli editoriali di questi giorni, devo constatare che delle famose “navi della munnezza” non c’è traccia. “Se bruciano gli stessi rifiuti che vanno ad Acerra, la cosa non ha senso”. Si è detto da più parti, i Verdi (ma esistono ancora?) per dirne una, e questa volta mica gli si può dare torto: a che serve mandare rifiuti ad Acerra e in Olanda se il problema non è certo il secco, che fa “gola” a tanti, ma l’umido?

E la differenziata? Sempre bassa, anzi bassissima, siamo sul 20%. Intanto si aprono discariche e siti di stoccaggio che da qualche parte la munnezza la dobbiamo pur mettere. Amare si fanno le considerazioni dei tanti, tantissimi, napoletani che hanno votato per De Magistris: non sembra cambiare nulla. Ma forse è troppo presto per dirlo, in fondo non è passato neanche un anno e i bilanci preventivi possono essere facilmente smentiti.

Ma si fa largo anche un’altra paura, che forse si preferisce per ora ignorare: e se tutto questo, finisse per ricreare per l’ennesima volta, quel sistema perverso di discariche “in sicurezza” appartenenti a “onorabili” famiglie campane, gare d’appalto per inceneritori su inceneritori e sacchetti che si accumulano?

Non dico ora, come già ventilato da più parti, che la situazione non è affatto paragonabile a quella degli anni scorsi, anche se dal lato dell’inquinamento del territorio è probabilmente peggio, ma di un futuro nel quale la città rischia di sprofondare, un futuro molto troppo simile al passato. In fondo non si dice anche che la strada per l’inferno è lastricata di buoni propositi? Chissà se De Magistris e Sodano conoscono questo vecchio detto.

Lavoro: un minimo di reddito

dicembre 22, 2011 § Lascia un commento

Visioni opposte. Uno scontro che si fa sempre più vivace, quello che vede contrapposti i sindacati al neo ministro Fornero. L’argomento del contendere: l’art. 18, ancora, sempre lui. Ma c’è anche qualcos’altro, il titolare del dicastero del lavoro tira dentro il “reddito minimo garantito”.

In Europa c’è, dice, ed è vero, come dimostra una interessante scheda de l’inkiesta, noi con Grecia e Bulgaria siamo gli unici a non averlo istituito, eppure il Parlamento europeo ce lo ha chiesto. Certo, secondo l’economista Tito Boeri, ci costerebbe una decina di miliardi di euro, ma avrebbe il pregio di combattere una povertà, stime Istat: 8 milioni, sempre più diffusa e potrebbe essere una misura di “sollievo” sociale non da poco.

Ma dove cercarli i soldi? Ed ecco ritornare l’art. 18, la Fornero dice: facciamo uno scambio, meno rigidità nel licenziare, più ammortizzatori sociali, altra espressione usata ed abusata, e così siamo tutti contenti. I sindacati si oppongono strenuamente. Ma c’è anche chi, come Cofferati o qualcuno nel Pd, afferma che le due cose c’entrano poco l’una con l’altra, insomma che la relazione non è così evidente. E probabilmente hanno ragione, perchè l’articolo 18 e il progetto di introdurre il famoso “contratto unico” di cui abbiamo parlato anche in questa rubrica, appartengono a due concezioni opposte della politica e del modo di concepire il mondo del lavoro, ma forse c’entra anche qualcosa il reddito minimo garantito.

Infatti da più parti, molti pezzi del Pd ma anche dentro i sindacati, fanno notare che l’istituto della cassa integrazione è ormai un residuato del passato che ha prodotto ne corso degli anni anche delle gravi distorsioni a vantaggio di alcune aziende, pensiamo in particolare alla Fiat, e non certo dei lavoratori. Dunque eliminata la Cig, si troverebbero automaticamente le risorse per introdurre il reddito minimo garantito di cui sopra, giusto ma i lavoratori che vengono licenziati?

E qui rientra il progetto della riforma del lavoro che prevederebbe un bilanciamento: ti ammorbidisco l’articolo 18, ma l’azienda che ti licenzia dovrà pagarti per il primo anno l’80% della retribuzione, per il secondo il 70% e per il terzo il 60%, poi niente più, anche perchè si spera che nel frattempo tu l’abbia trovato un nuovo impiego. Certo siamo al limite: secondo uno studio dell’università di Milano, in Italia un giovane per trovare il primo impiego ci mette circa 33 mesi, una eternità se paragonato ad altri Paesi europri, in Gran Bretagna 5 mesi, ma la riforma del contratto unico e degli ammortizzatori sociali dovrebbe servire proprio a ridurre questi tempi.

Insomma come sempre il tema è complesso e bisogna rifletterci bene, però una posizione di chiusura non fa bene di certo al Paese e di certo alle sue giovani generazioni. Bisogna sperare che i sindacati ci ripensino e si siedano al tavolo con il Ministro Fornero, per far pesare la loro visione e le loro idee, e non sacrificare una riforma necessaria in nome dell’art. 18, perchè anche l’occupazione, il reddito e i diritti di chi entra oggi nel mondo del lavoro rappresentano questioni di civiltà.

Rifiuti: Non solo cattive notizie

dicembre 20, 2011 § 1 Commento

Sarà che banalmente il Natale ci rende tutti più buoni, sarà che questo tira e molla intorno alla “nave della munnezza” (ancora ferma) sta diventando logorante, sarà anche la delusione di chi credeva quest’estate nella svolta e invece si ritrova sempre a dover parlare di inceneritori, discariche e “viaggi della speranza” (in Olanda), ma in questo post pre natalizio, voglio essere ottimista e parlare di qualcosa di positivo.

Come mi ha fatto notare un mio lettore, ebbene si ne ho qualcuno anche io, non si può sempre parlare di cose negative, perchè a “Napoli ci sono anche iniziative positive intorno ai rifiuti, come Cleanap”. Giusto, i ragazzi che hanno messo in piedi un vero e proprio “movimento pulito”, che hanno cominciato questa estate a ripulire con tanta pazienza e buona volontà le strade e i luoghi pubblici di questa meravigliosa ma trascurata città. Ecco loro sono una delle cose buone uscite da questa ennesima, o è sempre la stessa?, crisi della munnezza. Sono diventati un esempio, ma ce ne sono anche altri, di come a volte basti rimboccarsi le maniche per ottenere qualche risultato. Se volete partecipare alle loro inziative non vi resta che andare sul loro sito qui: http://cleanap.wordpress.com/

Oppure ci sono i “Friarielli ribelli”, che hanno anche organizzato di recente un “flash mob” a via Toledo per ricordare l’importanza di insistere per ampliare la raccolta differenziata, un altro gruppo nato di recente. Come i ragazzi di Cleanap, non sono politicizzati e la loro specialità è il “guerrilla gardening”, armati di pale, zappe e tutto ciò che serve per la cura dei giardini pubblici e della aiuole. Sul loro sito parlano di una “esperienza elettrizzante” sopratutto perchè capace di coinvolgere i cittadini nel recupero di qualcosa che in fondo gli appartiene, come appartiene a tutti noi, come cittadini: il verde pubblico. Anche loro stanno mettendo in piedi diverse iniziative e se volete aderirvi potete farlo qui: http://friarielliribelli.blogspot.com/

Per ragioni di spazio mi sono limitato a citare solo queste due iniziative ma mi piacerebbe tornare sull’argomento e mi piacerebbe sopratutto che voi mi postaste notizie di altre associazioni e di altre iniziative volte a recuperare il territorio e l’ambiente partenopeo. Intanto Buon Natale a tutti, ci risentiamo presto.

Lavoro: Niente di nuovo nella manovra

dicembre 13, 2011 § Lascia un commento

immagine tratta dal sito solleviamoci.wordpress

Per il momento ancora niente. O meglio molto poco. Si è discusso a lungo di quello che ci sarebbe dovuto essere nella manovra economica varata dal nuovo Governo Monti. Il quale ha fatto per il momento solo scelte “conservative”. Al primo posto salvare i conti pubblici, poi si vedrà. Eppure da più parti, e anche molto autorevoli, si era sollevata la questione della crescita.  Senza sviluppo, i tagli e le tasse sono destinate a rappresentare la classica toppa che a poco serve e a nulla servirà.

Che cosa prevede la manovra per l’occupazione? Che cosa c’è di scritto a cui possa appigliarsi un giovane lavoratore (o meglio: un giovane precario?), magari meridionale? Poco, molto poco finora, un solo articolo (il 2) di appena due commi, nei quali si dice che le aziende che assumono donne e giovani con meno di 35 anni, avranno una essenzione dall’irpef da calcolarsi fino ad un massimo di 10mila euro. Detta così non sembra male, incentivare all’assunzione pagando meno tasse, ma la mossa non è nuova, era prevista anche in una manovra del secondo governo Prodi, e finora non ha prodotto grandi risultati, anzi.

Si poteva fare molto di più, ma da questo Governo continuano a ripetere che la riforma strutturale del mercato del lavoro arriverà, ma va studiata con “attenzione” per evitare gli errori del passato. E se da un lato la preoccupazione può essere condivisibile, degli effetti della tristemente famosa legge Biagi siamo tutti al corrente, dall’altro bisognava anche dare un segnale che fino a questo momento non è arrivato.

Ma si parlava anche di Mezzogiorno, argomento che nelle prime battute della manovra e nei commenti a caldo della politica è sembrato un pò scomparire. In effetti anche qui non c’è per il momento granchè, anzi, e anche qui sono arrivate rassicurazioni di futuri interventi, a sentire il Ministro Passera ci si muoverà inizialmente sul tema delle infrastrutture e dei trasporti, sono pronti 800 milioni di euro da investire per potenziare le linee ferroviarie di Sardegna e Sicilia, inoltre si lavorerà per migliorare i collegamenti tra Puglia e Campania, in particolare sulla linea Bari-Napoli. Ora di sicuro il tema è importante: i collegamenti tra le Regioni meridionali sono decisamente scarsi e le condizioni delle linee ferroviarie indecenti, ma è altrettanto importante per migliorare la produttività, implementare le linee interregionali.

In questo senso sarebbe davvero un segnale importante se dal Governo arrivassero le risorse per contrastare i tagli che i servizi regionali hanno subito, basti pensare alla Circumvesuviana di cui molto si è scritto anche su questo sito, invece di affrettarsi a confermare opere inutili come la Tav Torino-Lione è la politica dei piccoli, ma importanti, passi quella che questo Governo deve sforzarsi di attuare.

Restiamo in attesa dei nuovi provvedimenti, nella speranza che non si perda ulteriore tempo, perchè non c’è solo l’euro da salvare ma anche il futuro di una intera generazione.

Rifiuti: Risparmiare no?

dicembre 11, 2011 § Lascia un commento

Disegno di Sbadituf

Manovra Monti, tasse, sacrifici, lacrime e sangue. Siamo tutti d’accordo. Ma nel testo ci sono anche alcune norme interessanti. Una su tutte? Il complesso articolo 14 sulla tassa comunale dei rifiuti. Si quella gabella che noi cittadini partenopei e campani conosciamo benissimo dato che la nostra è la più alta d’Italia. Ebbene tra i commi 28 e 32 si fa riferimento più volte alla possibilità di abbassare detta tassa comprovando una quantità sempre maggiore di riciclo.

Non solo ma i Comuni potranno ulteriormente abbassarla se il riutilizzo dei materiali sarà incrementato con apposite politiche proprio dagli enti locali stessi. Insomma sembrano misure scontate ma vederle inserite in un documento nazionale assume una certa importanza. E a proposito di riciclo e di riutilizzo che cosa si dice da queste parti? Niente, siamo sempre fermi al 20%, mentre il Sindaco litiga sul Forum delle culture, si ingarbuglia nel pasticcio di Bagnoli e delle gare della America’s Cup e si erge a difensore del territorio cittadino contro l’inceneritore che si vuole o si voleva a questo punto, fare a Napoli Est.

L’inceneritore probabilmente, e il condizionale come sempre è d’obbligo, si farà a Giugliano. Tutto a posto? Neanche a parlarne, perchè come ha fatto giustamente notare Raffaele Cantone in questi giorni, se un inceneritore fa male a Napoli, per quale motivo dovrebbe fare bene a Giugliano? Che oltretutto è qui ad una ventina di chilometri, mica che so, in Olanda tanto per fare un esempio non casuale.

Ma non è solo questo, ho voluto citare le norme sulla tassazione dei rifiuti del Governo Monti perchè stridono apertamente con quanto previsto per gli inceneritori. Questi infatti fanno gola, nel senso di costruirli, a tanti perchè nella fase di avvio e per molto tempo, si beccano i contributi detti Cip6, lo Stato in pratica gli dà un “aiutino” ad avviare l’impresa. E da dove sono presi questi contributi? Ma dalla nostra bolletta elettica ovvio, da quella di tutti i cittadini.

Un aggravio e un costo ulteriore che dovrebbe, e riutilizziamo il condizionale, essere recuperato solo quando l’inceneritore andrà a regime e consentirà di produrre energia elettrica. Quindi da un lato abbiamo la possibilità di incrementare la raccolta differenziata, implementare l’industria del recupero e del riutilizzo e risparmiare sulla odiata Tarsu, dall’altro abbiamo una opera dagli incerti tempi di realizzazione, costosa che graverà sulle nostre tasse e anche sulla nostra salute (incenerire non è che sia questa gran soluzione) per avere un beneficio, forse, poi. Allora Sindaco lei da che parte sta?

Rifiuti: ma non dovevamo vederci più?

dicembre 2, 2011 § Lascia un commento

E così il Ministro Clini ha detto di essere pronto a mandare l’esercito. Ma come l’esercito? Ma non era finita l’emergenza? Il Sindaco dice che non c’è bisogno, Raphael Rossi, Ad di Asia, anche, il procuratore Lepore lo ritiene superfluo, a meno che non serva ad aiutare le forze dell’ordine per impedire sversamenti abusivi. Ma allora a cosa servono i militari?

Mica Clini può essersi spaventato per i disservizi del 29 novembre? Oppure c’entrano i 60 giorni di proroga che abbiamo per non incappare nelle sanzioni dell’Unione europea? Forse sapete qualcosa che non sappiamo? Magari le navi per l’Olanda non partono più e ci ritroviamo a fare Natale tra i sacchetti della munnezza. Tante, tante domande mi vengono in mente dopo l’uscita del Ministro, tante domande e un sospetto. In questi giorni anche il nostro Governatore Caldoro sta esternando praticamente ovunque la sua volontà di fare l’inceneritore a Caserta ma anche a Napoli est. Impianti sempre più grandi e sempre più lontani dall’obiettivo di raggiungere alti livelli di differenziata. Ora tutti si ricordano quello che è successo durante la costruzione dell’impianto di Acerra, costato una fortuna, della cui funzionalità tutt’ora si dubita, ma sopratutto destinato a bruciare ecoballe non a norma. Tutti ricordano le lunghe proteste della cittadinanza acerrana giustamente spaventata da un progetto che ha lasciato in eredità a quelle terre milioni di ecoballe, che rilasciano percolato su ettari ed ettari di territorio.

I cittadini campani hanno giustamente paura che dalle parole si passi ai fatti e ci si ritrovi da un giorno all’altro il cantiere di un mega inceneritore sul proprio territorio senza nemmeno essere stati consultati. Non sarebbe la prima volta. E dunque sarebbe necessario l’intervento delle forze dell’ordine per contrastare l’emergenza rifiuti e le proteste popolari. Solo che qui non si vedono nè le prima nè le seconde. Che il ministro Clini abbia una palla di vetro? Ah, saperlo…

Lavoro: Banda larga

dicembre 1, 2011 § Lascia un commento

Si sente tanto parlare del “digital divide”. Dei mancati investimenti fatti dall’Italia nello sviluppo della “banda larga”. E devo dire che i due siti dove più spesso mi capita di leggere questo argomento sono l’inkiesta.it e il blog de “il nichilista“.

Sui grandi media ogni tanto appare qualche articolo ma poca roba. Eppure l’argomento è di estremo interesse, non è certo una “disputa” da nerd occhialuti. Anzi proprio le nuove generazioni, coloro che stanno entrando nel mondo del lavoro, che frequentano le università, dovrebbero chiedere a gran voce che venga ridotta al più presto la differenza “tecnologica” tra noi e gli altri grandi Paesi europei.

Il motivo è presto detto: la banda larga facilita gli scambi commerciali, migliora le comunicazioni (e fino a qui ci potevamo arrivare tutti), crea nuovi posti di lavoro e può costituire una fonte di ricchezza (fino al 2% del Pil, che di questi tempi non sono esattamente spiccioli).

A dirlo è una ricerca compiuta dalla McKinsey, società nota nell’ambiente delle aziende come uno dei migliori consulenti di strategie economiche, che sottolinea quanto indietro sia il nostro Paese, d’altra parte abbiamo avuto fino a un mese fa un Premier che a stento sapeva cos’era una connessione, e quanto stupidamente stiamo sprecando l’opportunità di creare 700mila posti di lavoro nei prossimi 15 anni. Non solo ma secondo la McKinsey, se l’Italia si sbriga ad aggiornare la sua rete, potrebbe ricavarne benefici ancora maggiori da qui al 2015, con una crescita dei “punti di Pil” costante (solo i famosi 2 punti valgono da soli 36 miliardi di euro).

E invece fino ad oggi niente. Il Governo Berlusconi ha ripetutamente rimandato la questione facendo di volta in volta sparire i soldi, che pure sono stati raccolti: basti pensare ai 3,5 miliardi di euro dell’asta delle nuove frequenze Umts e Gmts, per non parlare dei “potenziali” denari che potrebbero affluire dalle aste sulle nuove frequenze televisive. E basterebbe un investimento iniziale intorno al miliardo di euro. Rispetto a fantomatici ponti sugli stretti o Tav che distruggeranno intere valli, si tratta di una investimento che porterebbe reali benefici al Paese  sopratutto in termini di occupazione.

La speranza è che questo Governo si renda conto delle potenzialità dello strumento, ma sopratutto se ne rendano conto coloro che con la banda larga ci lavoreranno, in tutti i sensi: i giovani. Anche perchè c’è davvero di che essere “indignados” a sapere che in Italia il “minimo obbligatorio” (secondo la definizione di servizio universale) per la connessione da assicurare a tutti i cittadini,  si ferma appena a 56 k.

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per dicembre, 2011 su Devilpress's Blog.