Lavoro: Banda larga

dicembre 1, 2011 § Lascia un commento

Si sente tanto parlare del “digital divide”. Dei mancati investimenti fatti dall’Italia nello sviluppo della “banda larga”. E devo dire che i due siti dove più spesso mi capita di leggere questo argomento sono l’inkiesta.it e il blog de “il nichilista“.

Sui grandi media ogni tanto appare qualche articolo ma poca roba. Eppure l’argomento è di estremo interesse, non è certo una “disputa” da nerd occhialuti. Anzi proprio le nuove generazioni, coloro che stanno entrando nel mondo del lavoro, che frequentano le università, dovrebbero chiedere a gran voce che venga ridotta al più presto la differenza “tecnologica” tra noi e gli altri grandi Paesi europei.

Il motivo è presto detto: la banda larga facilita gli scambi commerciali, migliora le comunicazioni (e fino a qui ci potevamo arrivare tutti), crea nuovi posti di lavoro e può costituire una fonte di ricchezza (fino al 2% del Pil, che di questi tempi non sono esattamente spiccioli).

A dirlo è una ricerca compiuta dalla McKinsey, società nota nell’ambiente delle aziende come uno dei migliori consulenti di strategie economiche, che sottolinea quanto indietro sia il nostro Paese, d’altra parte abbiamo avuto fino a un mese fa un Premier che a stento sapeva cos’era una connessione, e quanto stupidamente stiamo sprecando l’opportunità di creare 700mila posti di lavoro nei prossimi 15 anni. Non solo ma secondo la McKinsey, se l’Italia si sbriga ad aggiornare la sua rete, potrebbe ricavarne benefici ancora maggiori da qui al 2015, con una crescita dei “punti di Pil” costante (solo i famosi 2 punti valgono da soli 36 miliardi di euro).

E invece fino ad oggi niente. Il Governo Berlusconi ha ripetutamente rimandato la questione facendo di volta in volta sparire i soldi, che pure sono stati raccolti: basti pensare ai 3,5 miliardi di euro dell’asta delle nuove frequenze Umts e Gmts, per non parlare dei “potenziali” denari che potrebbero affluire dalle aste sulle nuove frequenze televisive. E basterebbe un investimento iniziale intorno al miliardo di euro. Rispetto a fantomatici ponti sugli stretti o Tav che distruggeranno intere valli, si tratta di una investimento che porterebbe reali benefici al Paese  sopratutto in termini di occupazione.

La speranza è che questo Governo si renda conto delle potenzialità dello strumento, ma sopratutto se ne rendano conto coloro che con la banda larga ci lavoreranno, in tutti i sensi: i giovani. Anche perchè c’è davvero di che essere “indignados” a sapere che in Italia il “minimo obbligatorio” (secondo la definizione di servizio universale) per la connessione da assicurare a tutti i cittadini,  si ferma appena a 56 k.

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