Lavoro: lacrime di coccodrillo

gennaio 24, 2012 § Lascia un commento

Il vice ministro Martone (la polemica sugli sfigati)

Una recente rilevazione dell’Eurostat ci dice che in Italia ci sono più di 15 milioni di persone che non lavorano: inattivi, le definisce il rapporto. Rappresentano il 37,99% del totale della popolazione potenzialmente in età da lavoro, circa 40 milioni, e tra questi si possono trovare ben 3.500.000 persone che una occupazione ormai non la cercano nemmeno più, anche se si dichiarano “disponibili a lavorare”.

Per capire la differenza basti pensare che la media europea degli inattivi è del 28%, ovvero 11 punti in meno, e che uno dei dati che maggiormente preoccupa riguarda i giovani, europei, tra i 15 e i 24 anni che rientrano nella categoria dei “neet” (coloro che non studiano e non lavorano): il 90% non ha mai avuto una esperienza lavorativa.

In Italia il fenomeno è particolarmente avvertito e una delle cause va ricercata senza dubbio nella difficoltà di cercare un impiego (avevamo già parlato su questo blog dei 33 mesi che un giovane può perdere nel tentativo di lavorare a fronte di contratti della durata media di 6 mesi). Ma non solo. Secondo uno studio di Claudio Lucifora e Laura Comi, entrambi economisti collaboratori de “La Voce”, nel Belpaese non si fa formazione. Coloro che riescono ad ottenere un impiego in pochissimi casi, circa l’8,8%, riescono anche a crescere dentro l’azienda e a migliorare così la propria preparazione professionale. Il motivo è da ricercare proprio nella breve durata dei contratti di inserimento, da tre mesi a un anno, predisposti dalle aziende che in tal modo sono disincentivate ad investire nella formazione a causa della continua “rotazione” del personale.

Il risultato pratico è quello di ottenere una schiera di lavoratori non solo atipici e precari, ma anche poco preparati e che quindi trovano poi difficoltà a “reinserirsi” nel mondo lavorativo. I due autori parlano anche dei frequenti “abusi” con i quali le aziende ricorrono ai contratti di apprendistato, che dovrebbero essere i più “formativi”, che finiscono per essere un’altra odiosa forma di precarietà lavorativa.

Alcune Regioni, come la Toscana e l’Umbria, stanno cercando di porvi rimedio introducendo, in via sperimentale, gli Ila (individual learning account), una sorta di “formazione continua individuale” anche per coloro che hanno contratti atipici. Ma, viene da pensare, forse sull’apprendistato e sulla formazione in azienda, si sarebbe potuto vigilare di più. Compito che sarebbe toccato al Ministero del lavoro, certo, ma anche ai sindacati che evidentemente erano invece presi da tutt’altro.

In un recente articolo pubblicato su “Linus”, Stefano Feltri, redattore economico del Fatto Quotidiano, se la prende con il partito  dei “vecchi”, accusando chi si straccia le vesti per la pensione dei 50enni e passa di oggi di non pensare affatto a quella che, forse, percepiranno i giovani di oggi. Vale lo stesso discorso anche sulla qualità del lavoro e sulle tutele tra chi entra nel mondo del lavoro e chi ci sta già da un bel pò. La Fornero piange in conferenza stampa, ma l’Italia è piena di professionisti in “lacrime di coccodrillo”.

Rifiuti: La macchina del tempo

gennaio 17, 2012 § Lascia un commento

La Regione approva il piano rifiuti. Il Ministro dell’ambiente Clini si spende a Bruxelles per evitarci la maxi multa: “stiamo facendo tutto il possibile”. Si ma i contenuti? E sopratutto i tempi? Già perchè a leggerlo il piano c’è poco da stare allegri. Anzi viene da dire: siamo alle solite. Punto centrale resta l’incenerimento, con due nuovi impianti: quello di Salerno e di Napoli Est, poi c’è la questione Giugliano ed ecoballe, che dovrebbero essere smaltite da un impianto ad hoc, e la differenziata? Ah si, la differenziata: obiettivo 50%, 15 punti sotto quelli che dovrebbero essere gli standard europei e nazionali.

Insomma ad esercitare la memoria sembra di essere ritornati nel 1998, quando l’allora ministro Giorgio Napolitano, emanò un decreto per risolvere l’emergenza rifiuti in Campania, che poneva un tetto della differenziata proprio al 50% e puntava sull’inceneritore di Acerra e sulle discariche per l’altra metà. Un progetto che all’epoca, 14 anni fa, veniva considerato realistico e che riproposto oggi sembrerebbe “arcaico”. Ma questo non ha certo spaventato la Regione che insiste e si rivedono anche spuntare i famigerati contributi “Cip6”, per intenderci quelli che paghiamo noi sulla bolletta energetica per permettere il finanziamento degli impianti di incenerimento.

Ma la cosa peggiore sono i tempi di realizzazione: se tutto dovesse andar bene, e il condizionale è più che d’obbligo, gli impianti sarebbero pronti solo nel 2015. Nel frattempo invece che si fa? Dobbiamo supporre che continueremo a sversare in discarica e a caricare la munnezza sulle costosissime navi dirette nei porti europei. E per la differenziata? La cosa non sembra interessare particolarmente i nostri amministratori pubblici: il 50% si raggiungerà sempre nei fatidici 36 mesi? (appunto per il Sindaco: ma noi non dovevamo arrivare al 70% in un anno?).

Infine a rendere ancora più fosco tutto il quadro c’è la questione delle ecoballe, a milioni sono accumulate presso Taverna del Re. Una “bomba” ecologica che sta avvelenando il territorio e che un impianto dedicato dovrebbe smaltire in tempi molto lunghi, ma di più non è dato sapere.

Forse i cittadini campani e quelli partenopei si meritavano qualcosa di più che non l’ennesimo piano “Copia/Incolla”, anche perchè dopo il decreto del 1998 ci ricordiamo tutti com’è andata a finire. Speriamo stavolta che il copione non si ripeta.

Anno 2012: calma piatta?

gennaio 14, 2012 § Lascia un commento

Sono sinceramente impressionato dagli articoli che mi capitano sotto mano negli ultimi tempi. Che si tratti di siti di informazione, vedi l’inkiesta, o di patinati magazine, wired, o di blog, il nichilista, o persino di autorevoli testate internazionali, il financial times, la musica sembra essere sempre la stessa: dove sono le idee?

E se tanti cominciano a notarlo, forse qualche motivo, inquietante ci sarà. Riflette Gideon Rachman: la lista dei pensatori più influenti pubblicata da diverse riviste internazionali, come Foreign Policy, è piuttosto modesta, se paragonata a quella che si poteva fare un secolo fa. Il che è innegabile, dove sono i Marx, gli Smith, i Thoreau? Non è semplice retorica il chiederselo. Non si tratta di passatismo o di nostalgia. Mancano obiettivamente i pensatori che ci traghettino verso il futuro.

Fabio Chiusi, parla di “default delle idee”, ma si tratta piuttosto di un pasticcio composto da ritagli delle passate ideologie cucinate in modo tale da far sembrare il tutto qualcos’altro. Su Wired, Daniel Pinchbeck ci fa l’elenco tra chi pensa che stiamo andando incontro ad una nuova epoca “buia”, chi invece pone l’accento sulla necessità di ritornare alle origini per ricominciare e chi infine predica una sorta di “salto qualitativo”, il post umanesimo che vede nella ibridazione tra uomo e macchina la vera evoluzione che cambierà tutto: sistemi produttivi, sistemi culturali e relazionali e la nostra visione delle cose.

Detto questo torniamo comunque al punto di partenza: siamo davvero di fronte ad un nuovo Medioevo culturale? Un’epoca nella quale ci limitiamo a conservare e tramandare le grandi ideologie del passato senza avere la forza intellettuale di creare qualcosa di nuovo, ma sopratutto qualcosa che prescinda dal passato per costituire la base teorica, inevitabile e necessaria, del nostro futuro?

Guardo con estremo favore quello che i ragazzi americani di Occupy Wall Street, stanno facendo: un messaggio forte di protesta e di presenza. Non ci stiamo più, siamo il 99%, e il modo in cui avete condotto il mondo non ci sta più bene è iniquo. Giusto, giustissimo, anzi sacrosanto, però. Ecco anche loro mi danno l’impressione di aspettare qualcosa, una ideologia, vogliamo chiamarla così?, che costituisca la base del loro futuro agire.

Ha detto bene Slavoj Zizek nel suo intervento proprio tra i ragazzi di New York: ha parlato di un diverso modo di scrivere, di comunicare, come se lo si imparasse di nuovo, di liberarsi quindi delle vecchie sovrastrutture e ripartire. Allora forse è questo il senso anche delle parole, o almeno mi piace pensarlo, di Alessandro Baricco, quando in polemica con Scalfari, parlava dei “nuovi barbari”.

Forse è davvero finita l’era capitalistica, e tutto ciò che l’ha preceduta o affiancata, o forse no. Il punto è probabilmente un altro: chi ci tirerà fuori dal pantano culturale nel quale siamo sprofondati? Forse mi sbaglio, e mi piacerebbe tanto che qualcuno me lo scrivesse, ma non mi sembra di scorgere all’orizzonte alcuna risposta. Chi lo sa. Magari bisognerà aspettare ancora.

Rifiuti: il dito e la luna

gennaio 10, 2012 § Lascia un commento

Prendo spunto da un articolo “sfogo” apparso su Napoli Monitor, dove un collega, ma sopratutto un amico, si fa una serie di domande sulla qualità del giornalismo in Campania e se la prende con i cronisti che continuano a seguire le beghe giornaliere dei litigi, dei colpi sotto la cintura, del “gossip politichese”. Mentre sono assenti le inchieste, come si chiamavano un tempo, e non vi è modo di rinvenire in qualche conferenza stampa quelle domande rivolte a chi poi dovrebbe dare risposte non solo a loro ma a tutti i cittadini.

Sottoscrivo l’articolo in ogni sua parola, anche perchè ne vedo una concreta applicazione al nostro argomento preferito: la munnezza.

E’ infatti evidente come in queste ultime settimane non si sia parlato altro che delle navi dirette in Olanda, quante sono, quanti viaggi, quanti rifiuti porteranno, chi ha appoggiato l’operazione, chi la ha osteggiata. Magari è per questo che Raphael Rossi è stato “dimissionato” da Asia, no, aggiunge qualcun altro, è per la storia delle 23 assunzioni. No dicono i “rumors” di altra sponda, è per insanabili contrasti con il Sindaco.

Intanto l’inceneritore di Napoli Est, si fa, non si fa, si potrebbe fare ma non a Napoli, l’assessore all’ambiente se la prende con il Sindaco, il Vice Sindaco se la prende con la Regione e via discorrendo.

Potrei andare ancora avanti, ma non vi sembra che manchi qualcosa? Eh si, in questi primi giorni dell’anno il cittadino partenopeo che si chieda come funzionerà la programmazione, si fa per dire, predisposta da Regione, Comune e Provincia sulla gestione dei rifiuti e che risultati produrrà, non troverà risposta al suo quesito. Oppure voglia conoscere in che stato versa il suo territorio, quante discariche abusive ci sono o anche solo capire che cosa c’è dietro il business degli inceneritori, rimarrà piuttosto deluso dai media “mainstream”, e le risposte dovrà cercarsele un pò, magari ci vorrà un pò di tempo, ma sarà ben speso.

Sempre meglio che baloccarsi con l’ennesima polemica tra Saviano e De Magistris. Fidatevi.

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